Goal? No, VAR…

Goal? No, VAR…

28 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Giorgio Simonelli –

Una premessa, per onestà. Sono tifoso, molto tifoso, milanista dalla più tenera infanzia. E il tifo è una cosa molto strana, che non puoi mai mettere da parte e condiziona i tuoi ragionamenti al di là della volontà. Chi dice che riesce a fare un discorso obiettivo, prescindendone, o racconta balle o  non conosce sé stesso. Per cui il caso che ha suscitato scandalo e polemiche domenica scorsa, penalizzando l’Inter lo posso  giudicare con un certo distacco; se avesse riguardato il Milan, il mio stato mentale sarebbe meno sereno (per usare un eufemismo) e di conseguenza forse le mie considerazioni cambierebbero, almeno nei toni.

Fatta questa premessa cerco di affronatre il tema con equilibrio e con la competenza che mi deriva da un bel po’ di studi sul rapporto tra immagine televisiva e avvenimento sportivo. Quando all’inizio del campionato scorso il VAR fu introdotto in Italia avevo già scritto su PAGINA 99 che ci sarebbe stato un problema di completezza, molto delicato dal punto di vista temporale. Già alla prima partita, Genoa-Juventus, si era manifestato. Al Genoa il VAR aveva assegnato un rigore, sfuggito all’arbitro, ma non si era accorto, il VAR, che l’azione che aveva portato al fallo da rigore era iniziata in fuori gioco. Quindi si doveva tornare indietro e cancellare tutto. Ma il problema è questo: di quanto si può tornare indietro? È ciò che ha creato un po’ di scalpore la penultima domenica di campionato, quando alla SPAL è stato annullato un gol perché l’azione da cui era nato era viziata da un fallo commesso nella sua area ai danni della Fiorentina. Per cui niente gol e rigore per gli avversari, con scoramento di calciatori e tifosi e qualche ironia nei commenti. Quanto dobbiamo aspettare perché si possa festeggiare un gol? E per mettere a posto le cose, non finiremo per togliere l’emozione, raffreddare ogni entusiasmo, trasformare la partita in qualcosa che ha i tempi di una pratica burocratica?

A questo problema di natura temporale se ne aggiunge uno di natura spaziale. L’immagine televisiva è piatta, non riproduce la terza dimensione, la profondità. Il VAR quindi può stabilire con certezza alcuni dati spaziali come il fuorigioco grazie alle linee tracciate virtualmente o il superamento delle linee laterali o di fondo. Ma non può dire con certezza se un piede ha toccato veramente la gamba di un calciatore  e con quale intensità, se un braccio ha respinto la palla o se si tratta di un’illusione creata dalla dimensione prospettica dell’immagine televisiva, come è accaduto domenica scorsa a Firenze. Insomma anche il VAR in molti casi è sottoposto all’interpretazione. Chi debba interpretarlo, se l’arbitro o un ulteriore giudice, è questione che si può discutere ma pensare di fare a meno di un interprete è un po’ ingenuo.