Un amore che nemmeno l’Alzheimer sa far dimenticare

Un amore che nemmeno l’Alzheimer sa far dimenticare

28 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Sabrina Falanga –

Tutti i giorni della mia vita.

Nessuno potrebbe raccontarli, tutti i giorni della propria vita. La memoria è uno strumento limitato, capace di proteggerci dalla follia che ci attanaglierebbe se avessimo la capacità di ricordare ogni singola cosa della nostra esistenza. Non solo: la memoria è uno strumento intelligente, perché sa eliminare le informazioni non necessarie o dolorose. È vero, spesso le inserisce semplicemente nei cassetti dell’inconscio e non proprio in quelli dell’oblio, ma li rende inaccessibili al raziocinio affinché non inquinino la nostra quotidianità.

Nessuno, dicevamo, potrebbe raccontarli, tutti i giorni della propria vita. Ognuno, però, può raccontare cosa è capitato qualche giorno fa, il mese scorso o semplicemente questa mattina. Ognuno tranne chi è colpito da quella patologia che risucchia l’identità, annulla ciò che è stato, riduce ciò che sarà, martella l’esistenza fino a creare buchi neri senza fondo. L’Alzheimer. E dell’Alzheimer si può parlare non solo nei termini della patologia stessa ma anche del suo essere malattia collaterale, capace di andare a colpire chi vive accanto a un malato. E anche loro, i familiari, gli amici, i parenti, in cerca di una ‘cura’ per il male che, comunque, si è infilato anche nella loro vita.

Tutti i giorni della mia vita. Si chiama così la mostra fotografica che Fernando Santopietro ha istituito in nome della madre, Maria, malata di Alzheimer. Ed è una storia d’amore come tante, una di quelle in cui l’affetto non si ammala mai, in cui un rapporto continua a esistere nonostante tutto. Ma proprio tutto.

È la storia d’amore di Maria con suo marito, raccontata appunto dal figlio Fernando attraverso la raccolta fotografica; raccontata, sì, perché il marito di Maria non c’è più da anni, ma la sua malattia non le permette di accettarlo, di esserne consapevole. Lei, nelle sue giornate, continua a vivere la sua storia d’amore come se nulla fosse cambiato. Come se nemmeno quel “finché morte non ci separi” possa avere potere sull’amore.

E se non fosse poi così sbagliato il ruolo che la mente decide di giocare nei nostri confronti?

La mente di Maria ha deciso – per una volta – di essere d’accordo con il cuore: nell’eterna lotta tra sentimento e razionalità, la mostra di Fernando mostra il binomio più chiacchierato del mondo, quello che meno si crede possibile. Per una volta, mente e cuore non solo non sono in lotta ma camminano per mano verso la salvezza di un sentimento da proteggere, da preservare ancor più di una salvezza da una malattia. Una malattia capace, dicevamo, di rubare identità, ricordi, consapevolezze. Ma contro cuore nemmeno una patologia ci sa andare, se al suo interno sa abitarci un affetto così grande da riuscire a schermarlo, a salvarlo.