Cellulari spenti per tre giorni: la sfida nelle scuole del Modenese

Una sfida. Perché ai ragazzi piacciono. Tre giorni senza telefonini per 450 studenti del Modenese. Che al giorno d’oggi, per un adolescente, è come non esistere più perché non può postare su Instagram, su Facebook, su Twitter. Perché non può chattare. Ma è, appunto, una sfida. E come tale va affrontata. Una sorta di sport estremo per chi è abituato a digitare.

La proposta è stata fatta ai ragazzi delle scuole superiori di Vignola e Pavullo, insieme alla scuola media di Castelnuovo. Il totale degli studenti coinvolti sarebbe più alto se non fosse che alcuni genitori hanno negato ai figli l’autorizzazione a non usare i telefonini perché non avrebbero potuto rintracciarli (sono i ragazzi o gli adulti i veri smartphone-dipendenti?).

In ogni caso, la sfida ha ottenuto il primo risultato: avere risonanza sui media. L’iniziativa si chiama ‘Challenge4me’. I telefoni di chi ha aderito sono stati messi in appositi sacchetti di carta la cui eventuale apertura, con rottura del sigillo, significa fine della corsa. Significa che sei out, fuori gara. Che non puoi più vincere. Prima di vedere chi o quanti saranno capaci di arrivare al traguardo di 72 ore senza web, i ragazzi hanno risposto a un questionario che indagava i motivi che li aveva spinti a partecipare al progetto. Un secondo test servirà per capire come stanno vivendo l’astinenza forzata. Un terzo questionario sarà fatto alla fine per sapere com’è andata.

Per chi non è un maniaco delle stories e delle chat può sembrare un gioco da ragazzi arrivare a tre giorni senza avere la tentazione di dare una sbirciatina allo smartphone. Ma per chi invece è nato e cresciuto digitando, è una vera e propria prova di forza di volontà. Oltre che una sfida, quello delle sei scuole coinvolte vuole essere anche un progetto sociale. Far capire ai nativi digitali che si può riscoprire il contatto face to face invece che via facebook.

L’esperimento è stato ideato dall’Ufficio scolastico regionale in collaborazione con Lions Club e Bper Banca. Simona Cannazza, docente del ‘Primo Levi’ di Vignola, ammette: “Quasi tutti i papà e le mamme hanno visto di buon occhio l’iniziativa. Dico quasi perché alcuni ragazzi si sono dovuti ritirare perché i genitori erano preoccupati di non poter controllare i propri figli”. Alessandra Gianelli, docente del ‘Cavassi – Sorbelli’ di Pavullo e coordinatrice del distretto 108, aggiunge: “Il nostro scopo non è demonizzare la tecnologia, che ormai è un supporto in ogni ambito della nostra vita, ma far riflettere sull’uso e il consumo consapevole dello strumento. Vogliamo che il cellulare resti un oggetto in grado di migliorare la vita, non una dipendenza”. Una lezione di vita, e questa volta non tramite Google.

di Alessandro Pignatelli

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