Angelo Crescenzo e l’arte del karate: “Uno stile di vita utile soprattutto per i più giovani”

Angelo Crescenzo e l’arte del karate: “Uno stile di vita utile soprattutto per i più giovani”

7 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Angelo Crescenzo è l’attuale Campione del Mondo di karate trai i 60 kg, titolo conquistato a Madrid lo scorso novembre. Il primo italiano capace di vincere il titolo in questa categoria. Atleta venticinquenne del Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito di Roma è tutto dedito al karate, che pratica fin da bambino. Sacrifici e allenamenti intensivi non pesano su Angelo che punta alle Olimpiadi di Tokyo, per dimostrare quanto sia bello il suo sport.

Quando hai iniziato e perché proprio il karate?

La prima volta che sono entrato in una palestra, avevo solo 3 anni e mi divertivo ad assistere alle lezioni di karate di mio fratello. All’età di cinque anni ho iniziato la pratica della kick boxing, e dopo aver vinto il primo titolo italiano a soli 7 anni, sentivo che la mia passione non era del tutto soddisfatta. Cosi compiuti i 10 anni ho deciso di cambiare palestra, recandomi alla Shirai Club San Valentino Torio dove ho conosciuto il Maestro di karate Antonio Califano, che ancora oggi mi segue ogni giorno.

Campione del mondo: l’emozione di quel momento. Te lo aspettavi?

Ricordare le emozioni di quel momento non è facile. Quando realizzi un sogno che hai atteso da tempo è difficile metabolizzarlo, io penso che ancora oggi a distanza di mesi non sono del tutto consapevole di quello che ho fatto. Sembra ancora tutto surreale. Di sicuro non mi aspettavo che all’esordio potessi raggiungere l’oro. Ero consapevole di aver preparato il tutto curando i minimi dettagli. Il percorso non e stato facile ma qualche gara a pochi mesi del Mondiale mi avevano dato ottime sensazioni regalandomi due ori su due competizioni. I pensieri erano tanti, anche se in assoluto c è sempre stato il desiderio di raggiungere la vetta.

Tokyo 2020: il tuo prossimo obiettivo. Cosa ti aspetti?

Tokyo è sicuramente il prossimo obiettivo. Il nostro percorso di qualificazione non è per nulla facile, al contrario sono previste numerose gare che ci vedranno in giro per il mondo cercando di rincorrere questo sogno Olimpico. Per ora non voglio pormi aspettative, il mio pensiero è solo rivolto a dare il meglio di me tappa dopo tappa. Mi attendono tanti mesi di lavoro e numerose gare da affrontare, ma alla fine sono sicuro che insieme al mio staff ci prepareremo al meglio.

Vita breve forse del karate come sport olimpico: cosa pensi di questa decisione?

Sicuramente una decisione che regala una delusione a tutti noi. Nonostante i numeri che ci vedevano favoriti rispetto ad altri sport, il Comitato Olimpico Francese ha deciso di lasciare fuori il karate da Parigi 2024. I motivi sono ancora da chiarire, ma sono sicuro che ciò che lega un karateka a questo sport è un qualcosa che va oltre alla partecipazione olimpica. Intanto ora c è prima da pensare a Tokyo 2020 dove il karate avrà modo di mostrare la sua bellezza.

Cosa ami del tuo sport?

Penso che ormai questo sport sia semplicemente parte di me. Anche se può sembrare strano, ma un qualcosa che mi attrae tanto è la sua complessità. Ogni incontro ha una durate di soli 3 minuti, che può decidersi con una sola azione che dura anche pochissimi decimi di secondi. Ogni gara è una competizione prima contro se stessi e poi contro il tuo avversario.

Passi molto tempo ad allenarti. Sacrificio, passione o non puoi proprio farne a meno?

Naturalmente gli allenamenti sono tanti, e occupano gran parte delle mie giornate. Inoltre quando si esce dalla palestra tra la stanchezza dei carichi di lavoro e magari il pensiero rivolto a quello che c è da migliorare nell’allenamento successivo non è facile staccare la spina. I sacrifici e soprattutto le rinunce sono tante, ma quando si ama ciò che si fa questi passano in secondo piano.

Quanto ti alleni?

La mia settimana prevede tra i 10 e gli 11 allenamenti. Suddivisi in programmi ben specifici sono previsti 2 allenamenti al giorno che vanno dal’ ora e mezza alle 2 ore ciascuno. Quando possibile rimango lontano dalla palestra il fine settimana, ma quando c è bisogno si lavora anche il sabato mattina.


Cosa vedi nel futuro del tuo sport sia come movimento Italia sia come movimento internazionale?

Io credo che il karate abbia ancora tanto da mostrare. Purtroppo in un mondo incentrato sul calcio non è facile per gli altri sport farsi notare. Nonostante tutto c’è un grandissimo movimento che sta avvicinando sempre più ragazzi alla pratica, e sono sicuro che tra qualche anno sentiremo molto più parlare di questo meraviglioso sport.

Karate: sport, disciplina o arte?

Credo che nella parola karate si possano racchiudere tutti e tre questi aggettivi. Indubbiamente è uno sport, ma allo stesso tempo uno stile di vita che soprattutto nell’età adolescenziale si distingue dagli altri. Inoltre ogni atleta ha un proprio stile. Ognuno di noi in ogni combattimento esprime la propria arte, le proprio caratteristiche tecniche, la propria tattica. Tutto unito nel proprio modo di combattere.