“Buongiorno, sono il vostro edicolante ho l’autismo”

“Buongiorno, sono il vostro edicolante ho l’autismo”

7 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

di Sabrina Falanga –

Sulla porta d’ingresso c’è una richiesta scritta, stampata su un foglio A4. È una richiesta rivolta a chi sta per entrare, perché evidentemente è stato necessario sottolineare determinate cose.

Siamo a Napoli, più precisamente nella zona Soccavo; c’è un’edicola, tra le strade che ospitano 45mila abitanti nonostante sia solo un quartiere, che proprio grazie alla delicatezza di chi la gestisce ha saputo illuminarsi e illuminare il circondario. Si tratta di Roberto, 20 anni, ed è lui che, nel foglio attaccato alla porta, parla ai suoi clienti: “Buongiorno, sono il vostro giornalaio. Ho l’autismo e vi chiedo di essere pazienti e di darmi un po’ di tempo. Impareremo a conoscerci e questo mi aiuterà a servirvi meglio”.

Vi chiedo di essere pazienti e di darmi un po’ di tempo.

Una richiesta che dà i brividi, nella sua necessità di essere riportata. Perché sottolinea il grado di ansia con il quale viviamo, incapaci di essere rilassati e di fermarci un minuto in più almeno in un’edicola, dove una volta c’era il piacere di sfogliare i quotidiani, i magazine, di sentire il profumo della carta, di portare i nipoti a scegliere i giornalini.

Oggi Roberto si ritrova a chiedere di avere pazienza, con lui.

Un secondo foglio è affisso all’ingresso. Riporta l’esempio di un dialogo che Roberto consiglia di tenere con lui: chiede di rispondere ai “come stai?” di Roberto e di essere specifici nella richiesta. Nulla di diverso. O forse sì: perché dove lo si trova un edicolante che abbia voglia e interesse di chiedere ai suoi clienti “come stai”?

Un valore aggiunto, che forse basterebbe per definire Roberto un giornalaio “diverso”, ma non nel senso patologico del termine.

L’autismo è una patologia che va a minare, per la maggior parte delle volte, l’autonomia delle persone che ne sono affette: è proprio su questo fronte che hanno voluto lavorare i genitori di Roberto, Giancarlo e Titti, nell’affidargli la cura e la gestione dell’edicola. Sono stati loro a decidere di apporre i fogli all’ingresso dell’edicola, d’accordo anche con il team di specialisti che segue il ragazzo. I genitori si sono sempre concentrati sull’aumento dell’autonomia del ragazzo, man mano che cresceva, e la decisione di farlo lavorare a contatto con il pubblico, in un’attività a tratti complessa, non fa che alimentare costruttivamente il percorso dell’intera famiglia.

La scelta di anticipare ai clienti che ad accoglierli ci sarà Roberto, con il quale “avere un po’ di pazienza” si è rivelata positiva, poiché le persone si approcciano in maniera molto gentile a lui, segno che, forse, molta dell’insensibilità che si percepisce nel mondo è dovuta a una mancanza di comunicazione delle difficoltà. Questi sono gesti che fanno ben sperare che una buona corrispondenza con il prossimo rispetto alle proprie necessità siano un passo semplice da fare e di cui abbiamo dimenticato il valore a causa di paure infondate, che non ci fanno aprire e non ci permettono di darci il diritto di ammettere le nostre esigenze.

Non solo. Oltre alla conferma di una sensibilità inaspettata, questa è anche la riprova che l’inclusività è possibile, anche in una società che spesso sembra discriminare chi ha difficoltà e/o patologie; Roberto è stato un tramite, il resto lo fanno tutti i giorni i suoi clienti, che ci mostrano che un mondo migliore, seppur nel suo piccolo, è possibile se si cerca di non andare contro cuore.