Caro Lucio ti scrivo

Caro Lucio ti scrivo

7 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

di Elisa Torsiello –

In occasione del suo compleanno un ritratto del cantante bolognese, Lucio Dalla

Il primo marzo del 2012 sembrava un giorno come un altro. C’era il sole a Pisa, mentre in Emilia le nuvole facevano a gara con il bel tempo. A Roma chissà, forse anche lì i raggi giocavano a nascondino in un cielo non proprio terso. Tutto si mostrava in tutta la sua ordinarietà quando un brivido corre veloce lungo la schiena. C’era freddo quel primo marzo del 2012, ma era un freddo diverso. Le temperature in ribasso non c’entravano; quel gelo improvviso, che ti blocca davanti allo schermo, incredulo e a bocca aperta è scaturito tutto da una notizia: “Lucio Dalla è morto“.

Per chi è nato e cresciuto in Emilia-Romagna i cantautori del posto sono dei racconta-storie che i genitori fanno ascoltare ai propri figli prima di andare a letto, o lungo il percorso verso scuola. E così capita che, viaggiando lungo la valle dei ricordi, balena improvviso il momento in cui alla favola della buonanotte prende il posto il greatest hits di Samuele Bersani, dei Nomadi, di Francesco Guccini, Luca Carboni, Gli Stadio e poi di lui: Lucio Dalla.

A sei anni dalla sua scomparsa il vuoto che Lucio ha lasciato nel panorama cantautoriale italiano ancora non è stato colmato, e forse non si colmerà mai. A tenerlo vivo ci sono però le sue canzoni, veri e propri racconti in musica che lo hanno reso immortale. Il suo era un mondo di parole ammantate di dolci armonie, poesie cantate capaci di spaziare dal primo batticuore agli ultimi della società; barboni e innamorati, sacri e profano, carne e spirito santo. E a unire il tutto sempre lei, Bologna, la sua città natale in cui il ricordo è vivo e il suo respiro fatto di aria umida e nebbiosa si mescola a quello trasognante dei viandanti che passando per via D’Azeglio alzano lo sguardo e salutano la casa di Dalla come si saluta un amico. È talmente forte il legame che lo legava a Bologna che spesso basta guardare un film lì ambientato per riconoscere le note di Lucio Dalla (si pensi a Paz! o ai film di Pupi Avati, come Gli amici del bar Margherita, le cui colonne sonore sono state appositamente composte dal cantautore). Il 4 marzo avrebbe festeggiato 76 anni Lucio Dalla; un numero come un altro per un eterno bambino della musica sempre capace di sorprendersi e sorprenderci. Un viaggio delle meraviglie il suo che perfino la morte non è riuscita ad arrestarlo; se è vero che la sua musica non morirà fino a quando ci saranno orecchie disposte ad ascoltarla, è altrettanto vero che, grazie a registrazioni rimaste inedite, la sua voce continuerà a cantare parole nuove. Così è stato per “Almeno pensami”, canzone portata sul palco dell’Ariston da Ron e ora disponibile nella sua versione originale grazie a Walter Veltroni che l’ha voluta per il suo primo film da regista: C’è Tempo.

Per un mago dei versi e dei racconti in musica, non c’è modo migliore per ricordarlo se non attraverso alcuni dei suoi brani migliori. Ecco allora cinque delle più belle (e note) canzoni con cui il mito di Dalla non conoscerà mai fine.

1. Canzone

Scritta da Samuele Bersani, (di cui Dalla fu il mentore e scopritore) “Canzone” è il primo singolo estratto dall’album Canzoni, uscito il 5 settembre 1996. La morte di Dalla fu un duro colpo per Bersani, il quale decise di rispondere alla tristezza che lo avvolgeva nell’unico modo che conosceva: riproporre proprio questo brano, spesso introducendolo dal seguente aneddoto circa la sua composizione:

«Avevo scritto il testo di Canzone, in cui si percepiva facilmente il desiderio di ricucire quella storia. Mi rivolgevo a quella figura, a quella ragazza, sperando che ascoltasse la canzone, glielo dicevo anche dentro al testo. Questa cosa non è andata come sognavo e quindi ho poi scritto Giudizi universali, che è una canzone in cui, invece, ho già la sensazione di aver perso davvero tutto.»

2. Cara

Le canzoni di Lucio Dalla hanno una capacità unica di prestarsi al cinema. Nascono come racconti e come tali stuzzicano l’immaginazione dell’ascoltare fino a fargli scorrere nella mente la storia cantata come se fosse un mini film. Non è un caso, dunque, se molti brani di Dalla siano stati inseriti all’interno di numerose colonne sonore (La terrazza di Ettore Scola, Il nome del figlio di Francesca Archibugi, Bianca di Nanni Moretti). Ne è un esempio “Cara”, destinata a lasciare un’impronta indelebile nell’immaginario collettivo grazie soprattutto all’intermediazione di Carlo Verdone che la volle per il suo film cult Borotalco. Oltre a firmare un altro brano (il resto della colonna sonora è composta dagli Stadio) Lucio Dalla è parte integrante della pellicola, data l’ossessione del personaggio di Eleonora Giorgi verso il cantautore bolognese, come dimostra il passaggio qui citato:

– Cantante preferito?
– Lucio Dalla
– E il personaggio che considera più significativo nella storia della musica?
– Lucio Dalla
– Sì va bene, ma un personaggio come Beethoven lo vogliamo ignorare?
– No, no, mica lo ignoro. Ma Dalla è Dalla.
Da “Borotalco”

3. L’anno che verrà

Forte anche del suo utilizzo come sigla del programma di capodanno di Rai1, “L’anno che verrà” con quel suo “caro amico ti scrivo” è forse uno dei brani più noti di Dalla. L’anno che verrà” fu registrato nel 1978 agli Stone Castle Studios, nati per volontà di Antonio Casetta, discografico della Bluebell e della Produttori Associati, tra gli artefici del successo di Fabrizio De André. A dominare il testo (scritto in un 1978 costellato di tragedie nazionali – il delitto Moro, il terrorismo, la morte naturale di papa Paolo VI e quella misteriosa di Giovanni Paolo) sono gli anni di piombo a cui Dalla fa esplicitamente riferimento. I versi “Si esce poco la sera compreso quando è festa / e c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra” alludono infatti alla paura della violenza terrorista e malavitosa che ai tempi causò effettivamente la chiusura in casa delle famiglie, così come la trasformazione promessa dalla televisione si riferisce alla sicurezza esibita dal governo in un calo dell’inflazione per il 1979 (salirà invece quasi al 20%). “L’anno che verrà” interpreta benissimo un diffuso sentimento popolare, ovvero la stanchezza per il clima di violenza e difficoltà economiche in cui si dibatteva il Paese, in un periodo in cui si stava concretizzando quello che è stato definito riflusso, ovvero il desiderio di un ritorno alla sfera del personale, fatta di fuga dall’impegno politico e di un edonismo sfrenato che per il momento si concretizzavano nel successo della disco music e delle mitologie. Un po’ come sarà Ciao! mannifesto sulle difficoltà precarie di coloro che sbarcano alla ricerca di un futuro migliore tra l’indifferenza generale, già con L’anno che verrà Dalla si rivela essere un precursore dei tempi; un testimone visivo non solo dell’anno, ma della storia che verrà.

4. Piazza Grande

Scritta insieme a Ron, “Piazza Grande” fu presentata per la prima al Festival di Sanremo del 1972 dove si classificò quinta. Per anni erroneamente confusa con Piazza Maggiore (dato che nella città bolognese di Piazza Grande non ve ne sono) come dichiarato da Gianfranco Baldazzi nel corso della puntata de La storia siamo noi dedicata a Lucio Dalla, la canzone, dedicata a un senzatetto, non si riferisce né a Piazza Maggiore né alla Piazza Grande di Modena, bensì a Piazza Cavour di Bologna, dove il cantautore ha anche abitato da giovane. Il testo parla infatti di panchine e di erba, assenti sia in Piazza Maggiore che a Modena, e di gatti che non han padrone (in nessuna delle due piazze sembra esserci mai stata alcuna “colonia felina” degna di nota).

5. Anna e Marco

“Anna e Marco”, ovvero “quando una canzone diventa un romanzo di quattro minuti”. Tanto basta a Lucio Dalla per raccontare con semplicità e poesia la nascita dell’amore di due giovani pronti a scappare di casa pur di lasciarsi trasportare dalla forza del loro sentimento lasciandosi alle spalle i problemi domestici. Nel suo album Logico Cesare Cremonini inserisce la canzone “Anna e Io”, sequel immaginario della storia di Anna e Marco narrata da Lucio.

Non sarebbe giusto chiudere questo articolo senza citare gli altri capolavori firmati da Lucio, come “Caruso”, “Attenti al lupo”, “Tu non mi basti mai”, “La sera dei miracoli”, “4 marzo 1943”, o “Futura”. Eppure non vi è forse brano migliore per salutare Lucio Dalla se non “Ciao” a cui aggiungerei “a presto”.