Fazio, Macron e l’Italia della critica incondizionata

di Deborah Villarboito –

Sta facendo notizia e scalpore l’intervista di Fabio Fazio a Emmanuel Macron di domenica scorsa (3 marzo). C’è chi dice che le domande di Fazio fossero all’acqua di rose, un continuo assenso e mai una difficoltà nell’intervista (registrata qualche giorno prima). Poi le polemiche, le solite, sul pagamento del viaggio fatto dall’intervistatore: soldi pubblici sprecati nonostante il suo stipendio (da rivedere secondo Di Maio).

Questo era il riassunto di quasi una settimana di polemiche e critiche sui giornali e i TG. Polemiche però a volte paiono gratuite indicazioni di pagliuzze negli occhi altrui in questo caso soprattutto. Diversi sono i punti da analizzare. Partiamo dall’intervista in sé. Preparata prima, ovviamente. Le domande saranno state mandate qualche giorno prima a chi si occupa di comunicazione per il Presidente francese. Visionate e approvate. Poi girate a Macron per far sì che potesse preparare il discorso. Gli argomenti delle domande non hanno soddisfatto pubblico e politici. Di domande spinose ce ne sarebbero state sulla politica interna francese, ma l’argomento era generale, a volte troppo: la Francia, l’Italia, l’Europa e il resto del mondo, cercando di fare emergere il lato umano dell’intervistato.

Non deve essere stato facile intervistare Macron. Ottenere una risposta affermativa, infatti ci ha provato solo Fazio. Non condivido spesso il suo lavoro, ma c’è da concedergli che molte grandi personalità internazionali sono state intervistate da lui. Aver deciso (presumo forzatamente vedendo la natura dell’intervista) di non trattare certi argomenti in maniera marcata è discrezione di chi fa le domande. Per tutti esistono le domande scomode. Porne in maniera sbagliata oppure volutamente in maniera polemica non aiuta nella buona riuscita del messaggio. L’intervistato può chiudersi, decidere di non rilasciare più l’intervista e chiudere così un corridoio diretto di informazioni. Era comunque registrata. Diverso sarebbe stato dal vivo. Lì davanti a tutti i telespettatori non si sarebbe potuto esimere dal rispondere.

Fazio ci ha provato e ci è riuscito. Ha ottenuto un’intervista in cui temi importanti sono stati toccati. Magari avrei limitato le risposte, evitando gli spot politici di buona amministrazione. Avrei incentrato di più sulla persona. Sul dover affrontare problematiche serie non solo da Presidente, ma anche da uomo. Passando da lì, per arrivare alle domande scomode insomma. Mancava un po’ di grinta da un certo aspetto, ma ognuno ha il suo stile. Quelle di Fazio assomigliano più a chiacchierate, non che sia sbagliato. Il pericolo è quello di un monologo diretto dall’intervistato.

Questa vicenda, però, ha sottolineato ancora una volta come l’Italia sia una repubblica fondata su banane e cachi. La Rai è un’unica azienda. In TV ha tre canali e moltissimi programmi (più o meno riusciti). “Che tempo che fa” è ancora uno dei più seguiti e longevi. Fabio Fazio uno dei professionisti più pagati dall’azienda stessa. Ora. Che senso ha boicottarsi dall’interno? Sparita dallo spot ufficiale Rai la clip di lancio che presentava ai telespettatori il succo della puntata. Addirittura al minuto 36 del Tg1 di domenica 3 marzo, Fabio Fazio si collega in diretta per annunciare l’evento degli eventi: l’intervista al presidente francese Emmanuel Macron a Che tempo che fa, registrata direttamente a Parigi. “Come avete appreso dai giornali in questi giorni”, spiega sorridente presentando l’intervista a Macron. Tradotto: i giornali l’hanno detto, in Rai hanno fatto di tutto per nasconderlo. Inizia anche la presa in giro, con dati Auditel alla mano, sul fatto che “Paperissima” abbia battuto il programma di Fazio, nonostante l’intervista ad uno dei personaggi più discussi del momento.

Rai 2 ha dedicato anche un intero servizio sul lavoro di Fazio. Un durissimo servizio del Tg2 diretto da Gennaro Sangiuliano, nell’edizione delle 13 di lunedì 4 marzo. Il servizio mette nel mirino il conduttore: “Fazio porge argomenti, Macron sceglie come affrontarli (…). Nessun accenno alle polemiche sui gilet gialli (…). Fazio annuisce, non incalza (…) e a noi tornano in mente le interviste ai capi di Stato, quelle vere. Per sintesi due soli esempi, distinti e distanti, eppure maiuscoli: Oriana Fallaci al cospetto dell’ayatollah Khomeyni; Gianni Minà, sei ore di fila di domande a Fidel Castro”, si ricorda nel servizio del Tg2. Un’intervista quindi scomoda anche per Mamma-Rai stessa insomma. Se però tutte le interviste e i servizi dei giornalisti Rai venissero analizzati con ulteriori servizi da parte dei colleghi, ci sarebbero telegiornali 24 ore su 24.

Ultimo punto: Fazio si è pagato il biglietto per andare a fare l’intervista. Ora questo non dovrebbe interessare. La polemica parte dal fatto che guadagni moltissimo. Ergo è giusto che si sia pagato il viaggio e non abbia pesato sulle tasche della Rai. Fa ridere. Penso che l’Italia abbia il primato nella richiesta dei rimborsi da parte dei dipendenti (e politici). Nessun spostamento è pagato di tasche proprie, tutto messo in conto all’azienda (o allo Stato). Manager, Premier, professionisti d’alto profilo non spendono certo di tasca propria. Questo è l’esempio del voler attaccare a tutti i costi un personaggio, che si può condividere o meno, che possa risultare scomodo per certi aspetti. Probabilmente vedremo nelle prossime interviste a Macron di chi l’ha criticato, come si lavora davvero (senza rimborsi).

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