Festa della donna: non fiori ma opere di bene

Festa della donna: non fiori ma opere di bene

7 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

di Sabrina Falanga –

Ci hanno insegnato che a caval donato non si guarda in bocca e così faremo, di fronte al regolare mazzolino di mimose che riceveremo. Che non sia, però, il modo più semplice per pulirsi la coscienza dinanzi a un ciclo di trecentosessantaquattro altri giorni in cui ci si rende conto di alimentarla, quella discriminazione nei confronti delle donne.

Grazie, allora, per le mimose. Non li disdegniamo. Ma preferiremmo altro.

Festa della donna: non fiori ma opere di bene.

Un’espressione che, tutti sanno bene, si utilizza per i funerali. Un’espressione che, relativa alla Giornata Internazionale in questione, vuole essere provocatoria (ma nemmeno troppo) per sottolineare che le celebrazioni dell’8 marzo sono effettivamente un funerale, perché si ricorda la morte di tutti quei diritti – morali e materiali – che necessitano di una giornata dedicata per ricordare la loro esistenza. Come vale per tutte le giornate istituzionali. Per parlarne, per sottolineare le battaglie, le ingiustizie: per confermarne la loro morte continua.

Le opere di bene che si richiedono sono racchiuse tutte sotto il grande cappello della libertà – individuale e sociale – e che mai come in questo periodo storico fanno sentire il loro bisogno di essere messe in pratica.

La libertà dalle giustificazioni

Accanto al grande flusso di persone che si batte contro i numerosi atti di violenza nei confronti delle donne, abbiamo altresì un alto numero di voci che si alza al grido del “se l’è cercata”: di fronte a una donna immersa dalle fiamme appiccate dal suo stalker, su Facebook si discute se lui fosse o meno l’amante della donna, perché chi è convinto che lo fosse sostiene che “se non avesse avuto l’amante, non sarebbe successo”.

Posto che – nemmeno bisognerebbe sottolinearlo – non esiste giustificazione valida per un atto di violenza (nei confronti di chiunque), tanto da non esserlo neanche un’ipotetica relazione clandestina, è rilevante il fatto che per ogni reato commesso nei confronti delle donne ci sia una giustificazione che tende a sminuirlo: questo è uno dei casi, ma anche le violenze sessuali, ad esempio, sono spesso oggetto di “se l’è cercata” relativo al modo in cui la vittima era vestita o agli atteggiamenti giudicati “equivoci”.

La libertà dalle etichette

Uno degli ultimi episodi che ben esprimono la capacità di classificazione nei confronti delle donne, riguarda i giudizi sugli outfit portati sul palco del Festival di Sanremo da Virginia Raffaele, giudicati troppo pudici e sobri, e quindi poco sanremesi.

L’attenzione, in questa rubrica, vogliamo porla sui tanti commenti Social che hanno paragonato la presentatrice alla passata Belen Rodriguez, commenti che sostenevano che siccome la Raffaele è intelligente e simpatica (a discapito della Rodriguez), non avesse bisogno di abiti “alla Belen” (a discapito della bellezza di Virginia, quindi).

Ergo: se sei bella e stupida, devi vestirti bene. Se sei brutta e intelligente, devi vestirti male.

Come se, ancora oggi, l’estetica e il look esprimessero il quoziente intellettivo di una donna, che forse desidera invece liberarsi dalle etichette di stupida famme fatale o intelligente topo di biblioteca.

La libertà dal confronto

Ricerche di mercato secondo le quali una donna causa più incidenti autostradali di un uomo. Dati che confermano la capacità di una donna di condurre un’azienda meglio di un uomo. Studi secondo cui una donna sa seguire più correttamente una dieta, preparare una torta, gestire i compiti a casa dei figli… E altri mille percentuali che finiscono nel calderone dei post “acchiapa-like” delle “10 cose che non sapevate”.

La verità è che le donne non sanno fare meglio o peggio determinate cose, rispetto agli uomini. Così come è vero il contrario.

Ogni persona ha le propria capacità individuali, sviluppate in base alla propria esperienza di vita, di studio e di lavoro: le differenze tra uomo e donna si formano tra convenzioni e convinzioni nate dallo spazio-tempo in cui vivono.

Continuare a porre confronti, in questa eterna lotta tra chi è più bravo o brava a fare cosa, è il modo migliore per rimanere invischiati nei più primitivi pregiudizi: perché la realtà è che una donna agisce per una costante crescita personale e non per dimostrare a un uomo che sa fare meglio di lui.

Ma per capirlo è necessario uscire dalla centralità in cui, nel 2019, ancora si fa protagonista l’essere maschile.