Giordana e Ranzi al Carcano

Giordana e Ranzi al Carcano

7 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

di Luca Forlani –

Uno spettacolo che è stato rappresentato dai più grandi attori italiani. Al Teatro Carcano di Milano da stasera a domenica 17 marzo sarà in scena Le ultime lune di Furio Bordon con Andrea Giordana e Galatea Ranzi.

Una commedia poetica e struggente, ultima prova d’attore di Marcello Mastroianni che la interpretò a teatro nella stagione 1995/96 (per la produzione del Teatro Stabile del Veneto e la regia di Giulio Bosetti), e cavallo di battaglia di un altro decano delle scene, Gianrico Tedeschi.

Un uomo, ormai vecchio, nella sua stanza attende, osserva, ricorda, sogna. È solo stanco. Si sente privato del suo futuro.

Fantasie, suggestioni, fantasmi del passato affollano la sua povera stanza dell’immaginario. Sua moglie, morta molti anni prima, è sempre al suo fianco e conversa con lui ogni giorno. Vita e morte si toccano, presente e passato si sovrappongono: in questa stanza il tempo è relativo.

Nella stanza il vecchio professore attende il figlio che lo deve accompagnare in una casa di riposo. L’uomo vive e respira quella stanza, dove trascorre tutta la sua giornata. I suoi compagni di viaggio sono la musica, i fumetti che ha sempre amato e un album di foto. Accanto a lui un’altra amica, silenziosa e scomoda: la vecchiaia. L’uomo affoga sempre più nella malinconia, si confronta ogni giorno con la nostalgia, la sua condizione di impotenza e la disillusione. È insoddisfatto del suo presente e vede la sua vita ormai al tramonto.

Entrare in una casa di riposo è una scelta lucida, definitiva, irrimediabile, dettata dal desiderio di non essere di troppo.

Una volta lasciata la propria casa e giunto in un anonimo ospizio, il professore si rifugia nella soffitta, dove ama trascorrere qualche ora in compagnia delle sue fotografie, della musica e di una piantina di basilico. Quel posto, nella sua testa, lo avvicina al cielo, e lì attende la fine dei suoi giorni.

Nel nostro tempo, improntato all’egoismo più sfrenato, all’efficienza ad ogni costo, alla ricchezza, alla velocità, al tutto e subito, la vecchiaia è una vergogna da cancellare. Si insegue freneticamente la giovinezza combattendo i segni del tempo, nell’illusione di annullare la morte. Essere vecchi significa essere esclusi: ormai altri giovani cantano altre canzoni e il vecchio è troppo lento, troppo stanco, troppo solo, in una parola, inutile. “E invece – puntualizza il regista Daniele Salvo – la vecchiaia al contrario è un privilegio, un momento della vita in cui tutte le linee convergono verso un punto sospeso sul filo dell’orizzonte. È la somma di tutti gli addendi, il termine di un progetto, l’inizio di un nuovo cammino. Coincide con la condizione del poeta, che dà scandalo, non serve, dà fastidio: troppo ingenuo, fragile, vero. E soprattutto, come il vecchio, il poeta sa dire la verità. Il poeta attende paziente, seduto su una panchina sul ciglio del torrente del tempo e guarda”.

La poesia è il filo conduttore dello spettacolo. Tanto il poeta quanto il vecchio sono semplicemente “uomini”. Le ultime lune è un racconto dell’ultima fase della vita. Una fase che meriterebbe rispetto e attenzione. E che, invece, troppo spesso è costellata da tristezza e solitudine.

La regia di Daniele Salvo valorizza la parte più poetica del testo. Degne di nota sono le interpretazioni degli attori. Una grande prova attoriale è quella di Andrea Giordana. Di grande intensità anche Galatea Ranzi che interpreta la moglie defunta.

Uno spettacolo che oltre a emozionare riesce a far pensare. E, di questi tempi, è un grande merito.