Johanelis Herrera: tra lavoro e atletica, sacrifici e medaglie

di Deborah Villarboito –

Johanelis Herrera rappresenta la maggioranza degli sportivi italiani. Corre, è rapida, vince. È una delle donne più veloci d’Italia. Non è mantenuta da sponsor o gruppi sportivi, ma lavora e si allena. Non si arrende e lo scorso mese si è laureata nuovamente campionessa italiana nei 60 metri piani indoor. Suoi sono anche i 100 metri all’aperto. Tutto inizia da molto piccola, quando con la madre arriva da Santo Domingo: «Non sono mai stata un’appassionata di sport. Oltre a questo non ne ho mai praticati altri. Una volta in Italia il mio professore delle medie, poi mio ex allenatore, mi ha notata perchè mi distinguevo anche dai maschietti come ragazza più veloce. Mi ha proposto di iniziare a praticare atletica. I primi anni mi allenavo davvero pochissimo. Nel 2010 ci sono stati i Campionati Italiani Cadetti e pur non allenandomi sono riuscita ad arrivare seconda. Da lì l’atletica è diventata la mia passione».

Passione che l’accompagna da sempre, nonostante l’impiego fisso: «Gareggiare e lavorare non è per nulla facile. Devo dire che attualmente sto affrontando un periodo un po’ così. Arrivata a questi livelli è un po’ difficile mantenerli facendo anche dell’altro. Prima ero motivata dal poter riuscire a fare entrambe le cose, ora sono circa due anni e mezzo che lavoro e mi alleno e inizia ad essere molto complicato. Se si vuole crescere ulteriormente, aiuterebbe molto di più concentrarsi su quello e non su altro. Sono un’impiegata commerciale. Lavoro sei ore, per quello riesco ad allenarmi. Quando arrivo ad allenamento, a livello nervoso e di energie sono un po’ giù. Non è facile mantenere la concentrazione. Fortunatamente ho un gruppo e un allenatore che capiscono la mia situazione e riescono in qualche modo a tirarmi su».

Una situazione pesante che continua a gravare sulle spalle della velocista: «In quel campionato del 2010 avevo il ventesimo tempo, ma sono riuscita ad arrivare seconda. Da lì ogni anno mi sono confermata campionessa italiana di categoria e una volta entrata, anche negli assoluti. Queste soddisfazioni mi gasavano molto, erano le mie motivazioni. Dal momento in cui però, non ho sentito più la competizione perchè sempre prima e non c’è stato nessuno che ha valorizzato i miei risultati, all’infuori della mia società (che ringrazio), la voglia di andare avanti è ha iniziato a calare. Solo la mia società mi ha dato un aiuto, ma sfortunatamente queste in Italia non sono ricche».

Anche all’estero si è fatta valere in azzurro ma la Nazionale esige tempo e risorse: «Ho partecipato agli Europei di Berlino e ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona con la Nazionale assoluta. Andare via per prendere parte a queste competizioni e ai raduni federali prima significa utilizzare tutte le ferie e i permessi, oltre che perdere soldi dal mio stipendio. Lo facevo per me stessa. Per me era una soddisfazione inseguire il mio sogno che sicuramente non è quello di riuscire a fare questa attività per entrare in un gruppo sportivo, ma questa cosa è fondamentale per potermi mettere nelle condizioni di diventare quello che vorrei: una vera e propria campionessa. Quella che può farsi vedere a livello internazionale non solo italiano. Non essendo però in un gruppo sportivo e dovendomi dividere tra lavoro e allenamenti, mi viene difficile». La voglia di correre cala, ma nel 2019-2020, Johanelis si aspetta di ritrovare le motivazioni e le voglie per tornare ad allenarsi, per tornare ad essere l’agonista che sa di essere e continuare con le soddisfazioni, anche se ci sono giusto quelle. Spera di tenere botta, di riuscire a fare qualcosa, ma purtroppo se la situazione continua così una scelta dovrà farla: «Non penso che starei male senza lo sport. Nello stesso momento, però, non so se potrei farne a meno. Mi ha insegnato tanto e mi ha dato molte soddisfazioni, ma anche troppe “non gioie”».

Una ragazza amichevole e che non si lascia intimorire da eventuali brutti commenti: «Di mio sono una persona abbastanza solare e non ho fatto fatica ad integrarmi. Mi sento italiana a tutti gli effetti perchè sono cresciuta qua, con i valori e la mentalità italiana, di conseguenza mi reputo tale. Raramente mi è capitato di subire atti spiacevoli da persone che reputo ignoranti. Penso che nel momento in cui uno vive civilmente, nel rispetto di quello che è il quieto vivere di tutti quanti, non c’è nazionalità che tenga. Una persona che rispetta gli altri, le regole del Paese da cui è ospitato, non la vedo come un problema. I problemi sono altri».

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