Primarie Pd, Zingaretti l’uomo nuovo: “Farò un partito di governo”

Primarie Pd, Zingaretti l’uomo nuovo: “Farò un partito di governo”

7 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

L’uomo nuovo del Pd è Nicola Zingaretti. Il governatore della Regione Lazio ha vinto a mani basse le primarie dei Democratici, molto più frequentate di quello che facevano pensare le previsioni (1.600 mila circa i votanti). Il 66 per cento ha scelto Zingaretti per ricreare un partito che è come se dovesse rinascere dalle ceneri. Maurizio Martina, che ha fatto da segretario ad interim dopo Renzi, si è fermato al 22%. Il terzo sfidante, Roberto Giachetti, è arrivato al 12,5%.

Tra i primi a commentare le primarie Walter Veltroni, uno dei fondatori del partito: “Un segnale di luce nel buio”. Sì, perché si riparte. Viene definitivamente abbandonato il renzismo, che pure tante speranze aveva dato a chi crede nel centrosinistra, finendo però per affossare i Dem con scelte sbagliate. Zingaretti ha visto soprattutto il Centro-Nord dalla sua parte. Al Nord, secondo i dati di Youtrend, ha portato a casa il 68,15% dei consensi, superiori al 66,53% della zona rossa (ossia Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche). Al Sud si è attestato sul 59,43%. Lo Stivale ha gradito insomma. Il voto popolare dovrà essere ratificato il prossimo 17 marzo dall’Assemblea generale del Pd. Un proforma.

Guardando alle singole città, a Roma addirittura Zingaretti è arrivato all’80%. In Piemonte, ha vinto in tutti i seggi. In Toscana, ha superato il 60% dei consensi. A Firenze, terra di Renzi per antonomasia, siamo arrivati al 62%, il segnale inequivocabile che si chiede un cambiamento di rotta per i Dem. Ma in tutte le città, anche a Bologna, è stato un trionfo per il governatore del Lazio. E anche all’estero è stato premiato lui, evidentemente considerato maggiormente carismatico rispetto ai due sfidanti.

Zingaretti non ha perso tempo e si è subito gettato a capofitto nella mischia. E’ stato in Piemonte, dove ha incontrato il presidente Sergio Chiamparino assicurandogli il suo sì per la Tav. Ha duellato con Luigi Di Maio che gli ha chiesto esplicitamente di votare il reddito minimo: “No a furbizie”. Insomma, è entrato presto nella parte. Tutti i commentatori politici sono concordi nel sostenere che chi ha votato Zingaretti, si sente molto di sinistra. Il suo volto piace agli over 50. In particolare ai pensionati. Ma a crescere è anche l’interesse di laureati e diplomati. L’identikit è stato creato dall’Istituto Ipsos per il Corriere della Sera.


Rispetto alle primarie del 2017, che videro la vittoria di Matteo Renzi, la componente che si colloca a sinistra è passata dal 19 al 41 per cento, quella di centrosinistra è scesa dal 65 al 49 per cento (qui è Martina a vincere con il 28 per cento). Cala dal 90 all’83 per cento il numero di coloro che hanno votato alle primarie e che voterebbero Pd. Gli indecisi passano dal 6 al 9%. Tra coloro che si sono recati in uno dei 7 mila gazebo, crescere il numero degli over 64 (dal 43 al 46%) ma anche della fascia d’età tra i 16 e i 34 anni (però, nel complesso dei votanti, questi rappresentano appena il 14%). Insomma, Zingaretti conquista i più anziani, Martina e soprattutto Giachetti i più giovani.

Guardando al titolo di studio, diminuisce il numero di chi ha solo la licenza elementare (-6%), crescono i diplomati (+4%) e i laureati (+2%). Zingaretti fa il pieno tra i diplomati, Martina piace di più a chi ha la laurea, Giachetti a chi ha la licenza elementare. Sono i pensionati quelli che ancora una volta hanno votato di più (il 5,8% degli elettori italiani), ma cala il loro peso nelle primarie del Pd (dal 48 al 43%). Tra i lavoratori attivi, imprenditori e dirigenti salgono del 3%, gli autonomi del 2%. Restano maggioritari impiegati e insegnanti (17%) e operai (7%). Le casalinghe rappresentano il 3,8% degli elettori italiani e, tra i votanti di domenica, sono salite dal 14 al 17%. L’84% di loro ha scelto Zingaretti. Martina è cool tra gli studenti (37%), i disoccupati (30%) e gli imprenditori-dirigenti (26%). Giachetti si accontenta degli operai.

Chiudiamo con la promessa di Zingaretti: “Costruirò un partito capace di governare”. Che poi è ciò che più di tutto preme a chi lo ha votato. Rinvigorire una partito a pezzi, facendolo tornare ai fasti di pochi anni fa. O del passato lontano.