Quanto il tifo lascia il posto alla violenza: non solo nel calcio

di Deborah Villarboito –

Siamo abituati alle tifoserie da stadio del calcio e pensiamo che gli altri sport non siano così viziati da comportamenti altamente discutibili come quelli degli ultras calcistici. Non è proprio così. Infatti tra gli anni ‘70 e ‘80 le tifoserie violente vengono a crearsi anche in altre discipline a squadre. Non tutti gli sport devono esser contraddistinti per forza da un tifo poco civile e violento. L’esempio che calza più a pennello è, forse, la pallavolo, in assoluto una delle discipline più pacifiche. In questa astratta graduatoria, il volley è seguito a stretto giro di posta dal rugby. La palla ovale, da sempre e ad ogni latitudine, rappresenta l’emblema dello sport corretto, nonostante vi sia un elevato tasso di fisicità.

Alla base delle intemperanze nelle discipline extracalcistiche vi sono, generalmente, motivazioni diverse, poiché non domina la politica. Si tratta, principalmente, di aspetti culturali, come il campanilismo e una scarsa cultura volta ad accettare un risultato diverso da quello sperato. Nella pallamano, come nel basket, ad agitare gli animi sono soprattutto i “fischi stonati” degli arbitri. Ed è anche per questo motivo che non ci sono mai state vittime del tifo nelle discipline di cui parliamo.

La pallacanestro, seconda attività per seguito sin dagli anni ‘50, probabilmente, è l’unica disciplina che può vantare un tifo speculare a quello calcistico. Come già successo nel calcio, tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80, nelle piazze della massima serie nazionale e in quelle minori, vengono costituiti i primi gruppi ultras, in alcuni casi composti dalle stesse persone che vanno allo stadio in quella determinata città. Di pari passo al veloce sviluppo del tifo organizzato nei palazzetti, si vengono a creare anche le prime rivalità. Succede, così, che partite come i derby lombardi Cantù–Varese o Milano–Cantù risultino estremamente tese e contraddistinte da tafferugli: ancora oggi vengono posti divieti di spostamento alle tifoserie ospiti in alcune gare. Incidenti gravi si sono registrati ad esempio il 4 gennaio 1999 al “Pianella” di Cantù. Da una parte, la Polti, padrona di casa, invischiata nella disperata lotta per non retrocedere; dall’altra, la Roosters Varese, capoclassifica e futura vincitrice dello scudetto. Ripetuti i tafferugli tra le tifoserie prima della partita, svariati i feriti, tra cui un tifoso ospite ricoverato d’urgenza per frattura esposta di tibia e perone. La gara viene sospesa a 9” dalla fine per fitto lancio di oggetti sul parquet, sul punteggio di 70-68 per Varese. La pagina più brutta del basket italiano viene, però, scritta, probabilmente, il 16 giugno 2002. Al “PalaDozza” di Bologna si disputa gara-3 della serie finale Fortitudo-Benetton Treviso. A 62” dal termine, sul punteggio di 89-81 per i Trevigiani, ad un passo dal tricolore, il match viene sospeso per un’invasione di campo e lancio di oggetti. Tensione anche sugli spalti, con alcuni tentativi di contatto tra le due fazioni. La polizia intervenne con alcune cariche, ma, alla fine, optò per lo sgombero preventivo del settore ospiti. Nelle stagioni successive si restrarono incidenti a margine di specifiche sfide tra tifoserie “nemiche”, quali Virtus Bologna–Pesaro, Roma–Varese, Roma–Siena.

Poco noto nel nostro Paese, in Italia l’hockey viene praticato in tutte le sue quattro forme: su ghiaccio, a rotelle (indoor), inline (pattini in linea, sempre al coperto) e su prato (senza pattini).
La più famosa delle quattro è, senza dubbio, l’hockey su ghiaccio. In alcune aree del mondo come Nord Europa e Nord America, questa disciplina vanta una copertura mediatica imponente. In Italia invece, assume l’etichetta di sport di nicchia. È un’attività di contatto, ma, spesso, l’agonismo trascende. Nei palazzi del ghiaccio italiani gli animi si surriscaldano oltre il dovuto, grazie anche alla presenza di piccoli gruppi ultras. La comparsa nei palazzetti dei supporter più caldi è avvenuta tra gli anni ’80 e ‘90 in praticamente tutte le piazze, a cominciare da quelle più tradizionali. L’11 febbraio 1995, su più fronti e in categorie diverse, si registrarono incidenti tra protagonisti in campo e sugli spalti, tanto che questa venne ribattezzata la “giornata nera” dell’hockey nazionale. Il 24 gennaio 2011, in Vipiteno, alta Val d’Isarco: va in scena il match tra i Broncos padroni di casa e i Milano Rossoblù. In pieno svolgimento di gara, i “sostenitori” lombardi abbandonano il proprio settore per cercare il contatto con la tifoseria locale. Ne scaturisce una violenta rissa, scandita da cinghiate. Cinque arresti ed un supporter altoatesino ricoverato in ospedale. Scontro tra tifosi e giocatori, invece, il 19 dicembre 2011. Protagonisti della maxi-rissa la compagine dell’Egna (Alto Adige) e i tifosi del Milano. Anche in quello a rotelle ci sono precedenti. Tra gli episodi verificatisi, vanno sottolineati su tutti quelli a margine delle sfide tra Lodi e Novara nella stagione 1994-1995, sia nella finale di Coppa Italia della Befana, sia nello scontro diretto di campionato del 24 aprile.

Dallo sport che non ti aspetti, come la pallamano, con una dinamica contraddistinta da ripetuti scontri, e con un arbitraggio costantemente sotto la lente di ingrandimento è uno di quegli sport che fa accendere gli animi nei palazzetti. Proteste veementi, lancio di oggetti sono stati il contorno abituale della pallamano tricolore dalla fine degli anni ‘70 all’inizio degli anni ‘90. Non vi sono tracce di incidenti tra le tifoserie, ma solo di partite momentaneamente sospese per le intemperanze del pubblico.

Tensione nei palazzetti, ma anche nelle piscine. È il caso della pallanuoto. Molto spesso, gli sfoghi sopra le righe hanno condizionato gare di campionato negli anni ’80 e ‘90. L’episodio più grave si registrò in un torneo giovanile, più precisamente nel derby di Potenza del campionato Juniores nel giugno 1995. A fine gara, un tifoso colpì alla testa uno dei direttori di gara, ricoverato d’urgenza al pronto soccorso. Animi tesi anche in Serie A. Scene da saloon si videro in gara-3 della finale scudetto dello stesso anno Roma-Posillipo, con lancio di seggiolini e bottiglie a bordo vasca e squadra campana assediata in acqua.

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