Algeria: rimandate le elezioni presidenziali, Bouteflika si ritira

Algeria: rimandate le elezioni presidenziali, Bouteflika si ritira

14 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

di Martina Cera –

Il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika non si candiderà alle elezioni del 18 di aprile, rimandate a data da destinarsi: a rivelarlo è stata l’agenzia di Stato APS lunedì sera intorno alle 19, che ha ripreso e pubblicato una nota delle presidenza in cui si annuncia il ritiro del leader dalla contesa elettorale.

Nelle stesse ore il premier Ahmed Ouyahia, ricoverato in ospedale, ha rassegnato le dimissioni, accolte dalla presidenza che ha contestualmente nominato Primo Ministro Noureddine Bedoui e vicepremier Ramtane Lamamra. Entrambi i politici hanno stretti legami con il clan Bouteflika.

Nelle scorse settimane le proteste che da quasi un mese fanno tremare la presidenza hanno portato in piazza centinaia di migliaia di persone nella sola Algeri, milioni in tutto il Paese, in una mobilitazione popolare di dimensioni tali da ricordare quelle del 1991 provocate dall’annullamento delle prime elezioni multipartitiche dall’indipendenza. Allora a vincere, con ampio margine rispetto agli avversari, era stato il Fronte Islamico di Salvezza. La convinzione che il FIS avrebbe instaurato uno stato islamico portò l’esercito ad organizzare il colpo di Stato all’origine della sanguinosa guerra civile tra ribelli e governativi, questi ultimi appoggiati da Europa e Stati Uniti. La definitiva pacificazione si ebbe solo nei primi anni duemila, con l’elezione di Bouteflika, una figura che è stata a lungo apprezzata proprio per la sua capacità di riconciliare le fazioni presenti nel Paese, di favorire riforme economiche innovative e di ridurre il potere dei vertici militari a favore della presidenza. Questo ruolo, tuttavia, si è rivelato un’arma a doppio taglio: se da un lato Bouteflika è stato per anni il simbolo della stabilità conquistata a caro prezzo, dall’altro la stessa presidenza non ha mai smesso di utilizzare lo spauracchio della guerra civile per scoraggiare qualsiasi manifestazione di dissenso, anche attraverso la promulgazione di leggi straordinarie che permettevano, di fatto, arresti arbitrari e persecuzioni contro gli oppositori.

Lo spettro dei fatti degli anni ’90, tuttavia, non è stato sufficiente a mantenere salda una presidenza che da anni ormai è considerata una delle maggiori cause della crisi nel Paese. Il motivo dello scontento popolare, che già nel corso delle primavere arabe aveva coinvolto gli algerini in una serie di manifestazioni che avevano portato alla sospensione delle leggi straordinarie approvate durante la guerra civile, è in parte provocato dall’immobilismo di una classe dirigente corrotta e incapace di fare fronte ai bisogni del Paese.

La candidatura di Bouteflika, in questo senso, è stata l’ennesima conferma della lontananza delle élites dai cittadini. Il presidente, anziano e reso parzialmente invalido da un ictus che dal 2013 lo porta a frequenti ricoveri all’estero, non si mostra in pubblico da sei anni e continua a coltivare attraverso la propaganda di regime l’immagine di un potere saldo, ancora in grado di guidare il Paese. Dall’inizio delle proteste, il 22 febbraio scorso, Bouteflika ha parlato agli algerini solo attraverso un breve comunicato trasmesso sui media nazionali in cui esortava alla pacificazione e all’unità. Il messaggio è stato registrato a Ginevra, dove il presidente si trovava per alcuni accertamenti sul suo stato di salute.

Soltanto nella giornata di lunedì Bouteflika è tornato in patria, scatenando una nuova ondata di proteste che hanno portato alla scelta di non candidarsi per un quinto mandato e di rimandare la data delle elezioni. Quali saranno le conseguenze di queste scelte lo vedremo nelle prossime settimane: un’opposizione frammentata, le ambizioni di alcuni militari, le ingerenze dei religiosi nelle proteste sono il terreno scivoloso su cui si andrà a costruire il futuro del Paese. Che, per il momento, festeggia la vittoria della piazza su un regime corrotto e autoritario.