Continua la stretta delle autorità russe sul web

Continua la stretta delle autorità russe sul web

14 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

di Martina Cera –

Migliaia di persone hanno sfilato nella giornata di lunedì in viale Sakharov, a Mosca, contro il crescente controllo sul web da parte delle autorità. La Duma, il parlamento russo, ha approvato un pacchetto di leggi che limita fortemente la libertà di espressione: si parla di multe fino a 6000 euro o quindici giorni di carcere per chi diffonde fake news e dell’obbligo, per giornali web, siti e provider, di cancellare qualsiasi informazione “manchi di rispetto” allo Stato e ai suoi simboli o che sia pericolosa per la sicurezza pubblica. Il timore, da parte degli osservatori internazionali, è che entrambe le leggi vengano sfruttate per punire chi dissente dalla versione dei fatti del Cremlino.

La Russia non è nuova a questo tipo di provvedimenti. Da qualche mese nel Paese non è più possibile accedere al sistema di messaggistica Telegram a causa del rifiuto da parte del fondatore Pavel Durov di fornire al Federal Security Service le chiavi crittografiche che permetterebbero alle autorità di accedere alla piattaforma. “La privacy non è in vendita e i diritti umani non dovrebbero essere compromessi per paura o avidità”, ha spiegato Durov attraverso il suo canale, ribadendo la posizione dell’azienda sulla vendita dei dati.

A rendere ancora più caldo il dibattito sull’utilizzo di internet in Russia è stato il tentativo di creare un “web sovrano”, scollegandosi dalla rete globale.

A metà febbraio Mosca ha effettuato una serie di test, ma in realtà si tratta di un progetto su cui Vladimir Putin investe da anni. L’obiettivo dichiarato è quello di garantire che la Runet, l’internet nazionale, continui a funzionare anche nel caso in cui gli Stati Uniti dovessero decidere di attaccare il Paese via web e di isolarlo, dando seguito alla strategia informatica del Presidente Trump volta a colpire tre target designati: Iran, Corea del Nord e, appunto, la Russia. Secondo alcune organizzazioni non governative attive nell’ambito dei diritti digitali in realtà Mosca potrebbe voler utilizzare un eventuale monopolio di Runet per controllare il flusso di informazioni e rendere ancora più capillare la sorveglianza su qualsiasi forma di dissenso aggirando un’eventuale opposizione da parte dei provider.

Putin sta cercando in tutti i modi di controllare il dissenso in crescita nell’ultimo anno che, a fronte di un lungo periodo di stagnazione economica e dell’interventismo russo in politica estera, non accenna a diminuire. I dati, in queto senso, parlano chiaro: se le percentuali di gradimento per l’operato presidenziale si attestavano attorno all’85% dopo l’annessione della Crimea nel 2015, adesso viaggiano sul 66%.

Secondo alcuni analisti internazionali il governo si sta preparando ad affrontare una nuova ondata di proteste in cui i social network avranno un ruolo chiave. Le medesime misure applicate in altri Stati, tuttavia, hanno dimostrato che spesso provvedimenti di questo genere non fanno che ottenere il risultato opposto rispetto a quello desiderato: con un presenzialismo forte come quello di Putin – in carica con vari ruoli dal 1999, è probabile che si ritorcano contro la presidenza.