Da qualche parte, oltre l’arcobaleno: sconfitto dall’obesità

Da qualche parte, oltre l’arcobaleno: sconfitto dall’obesità

14 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

di Paolo Pavone –

Israel Kamakawiwo’ole, forse letto così è solo un nome difficile da pronuncia- re, è vero, ma se si partisse invece dal brano che lo ha reso immortale, allora, diventa tutto più facile. Somewhere over the rainbow, proprio così, quello stornello felice cadenzato da un ukulele spensierato che ha musicato le estati di quasi tutti noi.

Il pezzo esce nel 1990 a tre anni di distanza dal suo esordio artistico e lo proietta fra le voci più ricercate del globo: infatti, la sua interpretazione del brano (l’originale fu scritta nel 1939 per Harold Arlen con testi di E.Y. Harburg, interpretata da Judy Garland e inserita nella colonna sonora del film Il mago di Oz), divenne in brevissimo tempo un vero e proprio inno alla spensieratezza e gioia. La sua attitudine schiva e morigerata, lo ha sempre spinto a sfuggire ai riflettori: sono rare infatti le sue comparse in pubblico se non quelle rare occasioni in cui scendeva in piazza per i diritti del popolo hawaiano.

Sì, perché Israel si è sempre battuto e non solo per cause sociali: dall’adolescenza ha dovuto fare i conti con l’obesità, una condizione che lo ha portato a diversi ricoveri nel corso del- la sua brevissima esistenza. Gli ultimi anni della sua vita li ha trascorsi chiuso in casa: era arrivato a pesare 348 kg e la sua voce, che un tempo aveva stregato i cuori dei suoi fan, era ormai un ricordo schiacciato dal peso di un corpo che lo aveva già abbandonato da tempo. Sulla sua condizione aveva spesso dichiarato che era un incubo vedere il proprio corpo perdere di qualsiasi forma: “A 15 anni ho cominciato a mangiare per prendermi cura di me stesso; lo vedevo come un atto di amore.

Poi, col passare del tempo la cosa è sfuggita di mano: mi sono accorto che mangiare era di fatto diventato l’unico scopo della mia vita, dopo la musica, ovviamente. La morte di mio fratello mi ha sconvolto la vita: una tragedia che mi ha spinto a chiudermi ancora di più in me stesso, scegliendo la strada del cibo come val- vola di sfogo: non è una giustificazione, è semplicemente la realtà, quella di un ragazzino amante della musica al quale muore, all’improvviso, un fratello.

In più, la dieta hawaiana è composta per l’85 per cento da carboidrati, e questo ha contribuito al disastro”. Le parole di Kamakawiwo’ole, dette con un filo di voce, arrivavano poco prima di chiudersi in quel silenzio che lo avrebbe inghiottito a soli 38 anni: affianco a lui, sua moglie Marlene che non lo ha mai abbandonato: “Il mio Israel ora può riposare: ho fatto spargere le sue ceneri in mare, come avrebbe voluto lui: adorava la sua terra, adorava l’oceano e l’arcobaleno. Il mio Israel è volato proprio dietro a quelle strisce colorate in cielo, proprio come cantava. La sua voce era una farfalla leggera, se chiude- vi gli occhi non avresti mai pensato po- tesse arrivare dal suo corpo. Che riposi in pace!”.

Nella sua carriera, Israel, ha pubblicato 8 dischi e l’album postumo Alone in Iz World, pubblicato nel 2001, ha raggiunto il primo posto della Billboard World Albums, il 135o della Billboard 200 e il 13o della Billboard Independent Albums.