Giorgia e la sua storia: il cibo da nemico a salvavita e professione

Giorgia e la sua storia: il cibo da nemico a salvavita e professione

14 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Giornalista enogastronomica, lavora soprattutto per Munchies (Vice), ma collabora anche con testate cartacee come il Gambero Rosso. Vive a Bologna, città dove è cresciuta, dopo qualche anno passato a Milano. Parliamo di Giorgia Cannarella professionista nel racconto del “food and beverage” dalla storia particolare. Una vita in evoluzione quella di Giorgia, classe 1990, che ha combattuto e ora tiene a bada lo spettro dell’anoressia: «È iniziato intorno ai 17 anni. Sono sempre stata normopeso “morbido”, non facevo sport e mangiavo male. Come tutte le adolescenti ho iniziato a non amare il mio aspetto fisico, a confrontarmi con le coetanee più magre e più toniche – ci racconta Giorgia – Ho iniziato una dieta e da quella mi sono fatta prendere la mano e ho applicato a questa una mia tendenza al perfezionismo, che manifestavo anche a scuola. Andava bene per i bei voti a scuola, ma non per la dieta, che ho portato alle estreme conseguenze. Ho fatto due anni in cui contavo ogni caloria e tutti i miei pensieri ed energie quotidiane erano finalizzate a mangiare sempre di meno, fino ad arrivare ai 38 kg, nel periodo della maturità».

Giorgia Cannarella

L’amore per la famiglia e la tenacia che caratterizza questa giovane giornalista le hanno permesso di iniziare il suo percorso verso il riappropriarsi della sua vita: «Mia madre mi ha messo davanti ad un ultimatum: o insieme cerchiamo di “fartela passare” oppure andiamo da un dottore. Da lì ho iniziato un percorso molto lungo. Ci vuole sempre molto più tempo di quello che si creda. Adesso ritengo di averla superata ma bisogna sempre stare attenti. Questi periodi non se ne vanno mai del tutto, sono troppo grandi». Il cibo da nemico ad alleato. Giorgia ha scoperto una passione che ha trasformato poi in un lavoro: «È stato un ambito a cui ho iniziato ad interessarmi, proprio grazie a mia madre, cercando faticosamente di uscire dall’anoressia. Lei mi stimolava molto a comprare libri di cucina, a cucinare, ad andare nei ristoranti e ad interessarmi al cibo. Alla fine è venuto anche un po’ spontaneo iniziare a collaborare con alcuni blog di cucina. È diventato una vera passione, che permane tuttora, non l’ho scelta per caso, ma perchè mi ero appassionata al cibo. Non sono l’unica. Ci sono molte persone che escono dai disturbi alimentari e si approcciano a questa professione, viene naturale».

Giorgia Cannarella

Un lavoro però che si rivela difficile da sostenere. Cibo a tutte le ore, lunghi pasti, molti assaggi e ritmi elevati: «Non ci sono state delle vere e proprie ricadute. Semplicemente, quando ho iniziato a lavorare in questo settore, pensavo di essere completamente guarita perchè avevo ripreso un pesoforma normale, ma in realtà stavo ancora controllando la mia alimentazione. Se ti approcci ancora al cibo come ad un nemico e controlli la tua alimentazione in modo ossessivo, fare questo lavoro diventa spaventoso: ti viene proposto il cibo a tutte le ore e devi essere preparato a questo, se vuoi farlo ad un ritmo serio. Devi essere sapere di mangiare più del tuo solito e devi avere un rapporto rilassato e tranquillo con il cibo per non viverla male. Non penso sia facile per nessuno, anche per chi non arriva da un passato di disturbi alimentari. Soprattutto non è facile per noi donne: culturalmente è ancora meno accettato il fatto che noi possiamo pesare quanto ci pare e avere lo stesso diritto di un uomo di ingrassare e avere la pancia, senza che questo vada a discapito del nostro valore».

Stress da cibo insomma, che evidenzia approcci anche sbagliati ed esempi non corretti di influencer: «Ci sono comportamenti che tutte noi ragazze possiamo trovare nelle nostre coetanee e amiche, ma che non consideriamo dei problemi. Buona parte delle nostre coetanee vive male il rapporto con il cibo e il corpo. Poi se qualcuna per lavoro deve raccontare il cibo, salta più all’occhio e diventa più discutibile. Non mi sento di giudicare nessuno perchè per prima ci ho passato anni. Però quando vediamo su Instagram la foto di un’influencer e la sotto la gente che commenta “ma tanto non lo mangi, fai solo finta per la foto”, quello accade veramente. Sono molte quelle che fanno solamente una foto oppure ci sono le giornaliste che per scelta, mangiano solo metà di ogni piatto. Spesso magari non sono comportamenti così plateali, però è una paura, una preoccupazione costante legata al “sto ingrassando”, “sto mangiando tanto”. Ho visto rapporti problematici che sicuramente influenzano poi il modo in cui racconti il cibo e penso che queste siano le prime a dover riparare il loro rapporto con lo stesso prima di scriverne. Non si può fare con paura e senza amore, non è un buon modo per raccontarlo. Io mi sono messa in discussione: ho fatto un passo indietro e ho capito che non lo stavo facendo nel modo giusto».

Giorgia Cannarella

Ora Giorgia esercita la professione con serenità e ha sotto controllo il suo demone: «La psicoterapia è servita, ne ho una ancora in corso perchè aiuta sempre. Sono stata molto motivata dai social media e dal fenomeno del Body Positive. Paradossalmente, ad esempio su Instagram, vengono aperte le porte a letture e riflessioni di questo tipo: il proprio corpo, la messa in discussione della “diet culture”, ad esempio. Per me è stata una cosa molto razionale e pian piano ho introiettato tutte queste esperienze e letture. Ora, rispetto ad anni fa, per le ragazzine ci sono molti più strumenti per imparare un altro tipo di cultura, che non sia quella della dieta».