Giornata del Fiocchetto Lilla: per ricordarsi del pericolo silente dei Disturbi del Comportamento Alimentare

Giornata del Fiocchetto Lilla: per ricordarsi del pericolo silente dei Disturbi del Comportamento Alimentare

14 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Il cibo. Ci accompagna per tutta la vita, certo è una necessità. Siamo circondati però da una cultura distorta dell’alimentazione. Si va dall’ipersalutismo al trionfo incontrastato del fast food. Dalla cura dei prodotti dop, doc, a km zero, alla nuova catena che spopola tra i giovani e che offre ogni ben di Dio industriale. Siamo, però, nell’epoca non solo della nutrizione esagerata, ma anche dell’immagine da curare a tutti i costi. Influencer dominano e negli scatti social mettono in mostra ogni tipo di comportamento, che viene ripetuto a pappagallo da schiere di adolescenti che sognano un futuro di altrettanto successo.

Che cosa c’entra il cibo? Beh, è strettamente legato. Se fino a qualche anno fa facevano scalpore le modelle-scheletro, oggi alcuni comportamenti pubblicizzati attraverso i social, ci obbligano a mettere in evidenza quel problema silente che sono i Disturbi del Comportamento Alimentare. Silente è l’aggettivo adatto perchè chi ne è affetto lo nasconde, non ne parla. Un pericolo muto che miete generazioni o ne rovina la salute. Anoressia, bulimia, disturbo da alimentazione incontrollata sono attualmente i sicari silenti, a cui si aggiungono anche le nuove malattie da palestra come vigoressia e ortoressia.

Molti sono i motivi psicologici che spingono, soprattutto i giovani, ragazze e ragazzi, a questi comportamenti. Traumi, voglia di farsi accettare dagli altri, errate idee di successo legate alla magrezza estrema o addirittura che il fatto di vedersi le ossa sia un vanto estetico per una società distorta. Quello che terrorizza è che non basta mai. Non si è mai abbastanza magri. Non lo si è nemmeno quando si arriva ai 30 chilogrammi bagnati e non si ha più la forza di alzare nemmeno una matita. Non basta mai nemmeno quando l’intero cavo orale e apparato digerente sono stati disfatti dai continui rigurgiti. Anche gli atleti non ne sono immuni. Molti muoiono proprio durante le gare per il troppo sforzo richiesto ad un fisico stanco e debole. Nessuno se ne accorge o si fa finta di nulla: è bello avere tra le mani un cavallo vincente finchè corre.

D’altro canto, anche il cibo può non bastare mai. Nell’immaginario abbiamo in mente solo gli esiti di anoressia e bulimia: scheletri caratterizzati da pelle lesa e occhi grandi e vuoti. Buchi neri in cui le persone sono intrappolate, ma di cui non si sentono le richieste di aiuto. C’è anche chi con il cibo ha un rapporto differente. Mangiare è l’unico senso nella vita. Hanno dell’incredibile le storie che vengono raccontate in Tv in certi programmi alla sera. Persone che pesano più di 300 kg che nel cibo ricercano solo sollievo per traumi, violenze subite, disagi familiari e senso di abbandono. Sembrano semplicemente ingordi e pigri, ma non lo sono. Hanno solo contrastato la durezza della vita con la dolcezza e la soddisfazione che nel cibo si trova, fino all’auto distruzione.

Non è facile ammettere di avere questo tipo di disturbi. Si viene risucchiati da un vortice che crea una dimensione a parte. È automatico contare calorie e farsi venire l’ansia per doverle ingerire o mangiare cibo spazzatura a tutte le ore. Non si può fare a meno di vomitare o buttarsi in esercizi fisici eccessivi per bruciare l’esito di qualche spiluccamento ridicolo o il trovare complici che ci portino snack industriali una volta bloccati a letto dal peso eccessivo.

Lo specchio deforma chi si specchia. Non si è mai abbastanza magri. Oppure non abbastanza grossi. La vigoressia sta spopolando nelle palestre ad esempio. Lo “smilzo” è da evitare, fa schifo e non è bello. Il grosso, il muscolo sempre più grande e definito è il must. Anche qui si entra in un vortice di allenamenti logoranti, diete perenni e assurde, doping e ogni metodo, anche pericoloso, per ingrandire le fasce muscolari di tutto il corpo. L’attenzione maniacale al mangiare sano non è salutare: l’ortoressia è un’ossessione che spinge sempre alla ricerca del prodotto più sano da ingerire, con esiti esagerati. Anche questi rientrano nei DCA conclamati e sono più vicini a noi di ciò che pensiamo.

In Italia i DCA sono visti solo come malattie femminili, ma anche qui ci sono delle obiezioni da fare. Che sia per sport, estetica, o altri motivi, anche i maschi ne sono affetti. Solo che non vengono allo scoperto con facilità. Se lo fanno non trovano luoghi in cui poter iniziare la riabilitazione e sono costretti ad affiancarsi ai percorsi delle ragazze, e ciò può essere motivo di imbarazzo per un’anima già fragile.

Si deve riflettere, non solo questa settimana, ma ogni giorno su questo tema. La troppa cura dell’immagine attuale e il rapporto controverso con il cibo parte dai grandi media e dai social, quindi dalle grandi industrie che creano le mode del momento. È la società insomma che ammala i suoi componenti partendo da quelli più giovani e fragili.