Il jet-lag si combatte con l’on demand

Il jet-lag si combatte con l’on demand

14 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Avete presente il jet-lag? Quella cosa che ti sfasa per qualche giorno quando cambi fuso orario? Ecco, ora possiamo iniziare a raccontare. Ormai non sono giorni, ma sono anni. Il cambio di ‘orari’ l’ho assorbito. Talmente bene che mi dimentico a volte di vivere in un posto dove sono diversi dal Nord. E il problema sorge quando gli amici e i familiari, per la maggior parte, sono ancora lì. Pranzo, cena, sonno: sono tre momenti della giornata che scompensano. Sì, perché tu magari dici ci sentiamo all’ora di pranzo e, giustamente, alle 12.30 ti arriva la telefonata. E tu pensi: ma è ancora mattina?! Oppure, tu telefoni subito dopo cena, circa alle 22, e solo successivamente ti rendi conto di aver fatto l’errore di valutazione da sbalzo d’orario: perché le 22 è sera inoltrata, quasi ora di fare la nanna al Nord.

Insomma, mi sono completamente integrato oramai. L’orologio biologico segue quello del Centro. Ma è come se avessi le mie conoscenze in un’altra parte del mondo. Tenere i contatti non è semplice. Un inghippo, niente di grave. Esistono pur sempre i compromessi. Io che mi ricordo che in Alta Italia si mangia presto, loro che si ricordano che al Centro si mangia tardi. Io che rammento come qui, soprattutto adesso che sta tornando la bella stagione, le sette di sera sono ancora un orario adatto per fare merenda mentre al Nord siamo all’aperitivo se non alla cena vera e propria.

Pur senza essermi spostato di continente, come capirete, un pizzico di jet-lag l’ho avuto anche io all’inizio. E, a essere sinceri, pure adesso ogni tanto ne risento ancora. Perché le abitudini sono dure a morire. Il pranzo della domenica che finisce a ridosso delle 15. Quando, dieci anni fa, quello era un orario per spizzicare di nuovo qualcosa perché il pranzo era terminato da un’ora e mezza. Naturalmente, parlo per estremi, poi ci sono quelli che pure su mangiano più tardi, come quelli che quaggiù non aspettano che sia ora di pranzo per tutti, ma di avere fame.

Ho parlato di pranzo, cena e ora di andare a dormire perché sono tre fasi cruciali nella giornata. Ma ovviamente questo spostamento in avanti vale per tutto. Anzi, credo che i film della sera oggi inizino più tardi rispetto a tanto tempo fa proprio per accontentare due terzi d’Italia (il Centro e il Sud) che in questo caso mettono in minoranza il Nord. Una volta il Tg1 era l’inizio della serata, adesso è la fine della giornata. Con la serata ancora tutta da cominciare. Quando c’era la sigla conclusiva, 25 anni fa, era l’ora del film. Adesso ci sono gli show che ti intrattengono per altri tre quarti d’ora quando va bene. E io mi domando: ma allora, al Nord, la tv non si guarda più? Forse è per quello che oggi va così tanto l’on demand. Così ognuno può garantirsi anche l’intrattenimento serale. All’ora in cui vuole. Senza jet-lag la mattina dopo quando è ora di andare a lavorare. Sì, perché quell’orario non cambia, soprattutto nel settore pubblico. Ed è ciò che ti frega.