Marco Lodadio: il “Signore degli anelli” 4.0

Marco Lodadio: il “Signore degli anelli” 4.0

14 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Lo chiamano il nuovo “Signore degli anelli” oppure il “Gladiatore degli anelli”. Marco Lodadio, classe 1992 originario di Frascati, ci ha fatto provare un’emozione assopita da otto anni a questa parte: una medaglia nella ginnastica maschile in una competizione internazionale. Lo scorso novembre è diventato il nuovo simbolo, di rinascita, della ginnastica maschile con il suo bronzo negli anelli conquistato nel Mondiale di Doha. Con semplicità e simpatia si racconta e regala lo spaccato di un campione genuino che può ancora farci sognare.

Perché proprio la ginnastica?

Sono stato più avvantaggiato rispetto ad altri perchè sono nato in palestra. I miei genitori hanno, già da prima della mia nascita, un’attività di ginnastica artistica. Quindi fin da piccolo sono sempre stato lì, anche non facendo ginnastica fin da subito. Sono cresciuto in palestra vedendo altri bambini e bambine fare ginnastica. Poi ho iniziato anch’io…

La medaglia che non ti aspetti: il Bronzo di Doha, che emozione è stata?

Nel momento iniziale è davvero proprio come toccare il cielo. In quel momento riesci ad arrivare dove volevi da una vita, a quello che ti eri prospettato sotto forma di sogno. Quando sei un ragazzino che inizi a fare ginnastica, non sai a dove ti possa portare questo percorso, come ogni cosa e sport. Per me, in quel momento è stato il coronamento di questa cosa: dire “veramente ce l’ho fatta!”, perchè sono riuscito ad arrivare dove quando ero piccolo sognavo di arrivare. Ora cerco di tenere un po’ di più da parte la medaglia e tutto il resto perchè la carriera e l’attività continuano. Bisogna ritornare con i piedi per terra e da una parte, anche se sembra brutto, cancellare il ricordo della medaglia per un po’. Secondo me non puoi più essere competitivo se diventi vittima del successo che hai avuto.

Hai rotto un digiuno di 8 anni circa. Senti su di te il peso dell’aspettativa?

Certo, tutti quanti si aspettano di più. Ovviamente è questo l’altro verso della medaglia. Ci saranno persone che avranno solo aspettative su di me, piuttosto che realmente a cuore quello che sto facendo. Sono consapevole di una cosa: quello che mi ha pagato nel tempo è stato il lavoro che io ho svolto, quanta fatica ho fatto. Sono consapevole che il lavoro e la fatica che sto facendo è la stessa che facevo prima. Io so che se vado incontro ad un errore, e potrebbe esserci perchè lo sport è questo, so che comunque sto dando il 100%, come ho fatto fino adesso e mi posso aspettare che arrivino altri risultati. Il lavoro paga sempre alla fine, almeno è quello che è successo con me.

Non ti preoccupa la reazione dei Media in caso di gare meno brillanti?

Sicuramente fa dispiacere quando leggi qualcosa che non va ed è contro di te, ma questo indipendentemente dal successo o dall’insuccesso. Quando sei sotto ai riflettori ci sono persone alle quali sei più simpatico e ad altre meno, a prescindere dal risultato finale. Sono consapevole del fatto che tutto quello che fai durante la giornata è quello che ti porti dietro. Se ci fosse un insuccesso le persone che parlano non so realmente quanto possano capire quello che io sto facendo, perchè comunque la prestazione fisica dipende da tante cose. Bisogna lasciar parlare e comunque con il Ct della Nazionale ho un bel rapporto, sanno tutti cosa sto facendo. Secondo me la cosa giusta è viverla nel migliore dei modi possibili, cioè quello dell’atleta che sta cercando di fare la sua carriera più bella.

Ti hanno ribattezzato il nuovo “Signore degli anelli”: cosa significa per te?

Sicuramente è un onore, visto che è stato il nomignolo che hanno affibbiato a Juri Chechi dopo i vari successi. Lui è uno di quei ginnasti per cui ho iniziato a fare ginnastica, perchè sognavo di arrivare a quel punto. È sempre stata fonte di ispirazione e quindi è bellissima questa cosa: l’essere identificato come erede di una tradizione che non è solo di Chechi, ma anche di Morandi e Coppolino. Nel tempo abbiamo visto sempre successi e sono fiero di essere accostato a questi campioni. Poi gli anelli sono quasi un attrezzo sacro della ginnastica italiana. Quando ho iniziato avevo voglia di diventare forte proprio in questo.

L’immediato futuro: un anno importante, cosa ti aspetti?

Questo sarà un anno complicato, perchè è quello della qualificazione olimpica. L’obiettivo sarà quello. Abbiamo molte possibilità e io punterò alla qualificazione con la squadra perchè è molto importante. Cercherò di dare il più possibile il mio contributo, non solo agli anelli, ma anche agli altri attrezzi. Poi ci potrebbe essere la possibilità della finale negli anelli, ma un buon piazzamento permetterebbe una qualificazione individuale. Sarà molto importante pensare alla squadra piuttosto che all’individualità. Il nostro obiettivo è quello di portare la squadra alle Olimpiadi.

Cosa vedi nel futuro del tuo sport, soprattutto nel maschile?

Rispetto al ciclo olimpico precedente vedo un gruppo che si muove più compatto e con una consapevolezza maggiore di avere alla portata questa qualificazione. Ci sarà da lavorare bene: un gruppo con un obiettivo si dà più da fare e meglio. Già dei risultati si sono visti dal Mondiale di Doha, dove abbiamo dimostrato che la squadra italiana c’è e che può essere competitiva per la qualificazione olimpica.

Cosa ami del tuo sport?

Quello che amo non c’entra affatto con la parte tecnica, è quanto mi ha fatto cambiare come persona. Quanto è riuscito a farmi diventare un uomo. Ha formato la persona prima dell’atleta. Quando mi sono reso conto di essermi formato veramente come persona, sono arrivati i risultati, quelli veri.