Quella “eredità” all’italiana

Quella “eredità” all’italiana

14 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

di Giorgio Simonelli –

Se c’è un programma della tv italiana che trovo particolarmente gradevole è L’EREDITÀ. Lo seguo fin dagli inizi quando il format di origine argentina fu sperimentato nel corso dell’estate, fuori dal cosiddetto periodo di garanzia, per tastarne le potenzialità.

Era una buona pratica che la Rai ha abbandonato. Le potenzialità erano molte perché il quiz ha un meccanismo semplice ma perfetto (elemento fondamentale per il genere), crea partecipazione nel pubblico a casa impegnato a verificare le sue capacità, porta alla ribalta persone comuni dotate di qualche abilità.

Ho seguito le conduzioni di Amadeus, quella di Conti, di Frizzi, tutte valide, cosÏ come quella di Insinna sulla quale avevo un po’ di perplessità. Temevo che il peso della sostituzione di Fabrizio Frizzi fosse troppo grande per un conduttore che veniva da uno spiacevole incidente di percorso. E vedevo un altro rischio ancor più grave, che Insinna portasse dentro L’EREDITA’ quelle caratteristiche insopportabili tipiche di AFFARI TUOI, uno dei programmi peggiori del servizio pubblico. Temevo la conduzione sopra le righe, i concorrenti trasformati in personaggi pittoreschi, il clima di tensione, le scene drammatiche di chi si gioca il futuro in un gioco di pura fortuna.

Timori infondati. Dopo un po’ di rodaggio, Insinna ha trovato la misura giusta: corretto, spiritoso, affettuoso con i concorrenti, dialogante con i telespettatori, teatrale quando è il caso, ironico nei riferimenti colti.

Da qualche tempo, però, leggo molte critiche al programma, o meglio, al basso livello di preparazione culturale dei concorrenti che produrrebbe un effetto negativo, diseducativo. Da varie parti si invoca una maggiore severità nella fase di selezione, fase che – è bene ricordare – la Rai appalta a una società esterna. Ebbene, io non sono affatto d’accordo con le critiche.

Intanto devo premettere che trovo molti dei quesiti proposti tutt’altro che di facile soluzione (sarò un po’ ignorante). Trovare il sinonimo giusto in un momento di stress da competizione, nella gara che ti può eliminare, non è per niente semplice. E poi L’EREDITA’ è uno specchio fedele della condizione culturale del paese, pi˘ fedele di mille sondaggi. Ci rivela che gli italiani non sanno l’italiano, non sanno la geografia, ed è logico visto che a scuola si studia poco e che ormai, da quando ci sono i navigatori, nessuno consulta più una carta geografica.

Non sanno la storia contemporanea e qui chi è causa del suo mal… Da molto tempo la memoria collettiva è avvolta nell’incuria e nell’indifferenza dei media, dell’informazione, della politica che ne fa solo un uso politico, che ha consentito se non favorito la trasformazione delle feste nazionali in “ponti”, che ne ha proposto la riduzione o l’abolizione (ricordate la bella proposta di cancellare il 25 aprile o di farne una generica festa della libertà?).

Infine – udite udite!- gli italiani non conoscono il Vangelo, gli elementi di base della religione cristiana. E non c’è da sorprendersi visto che per anni, nelle stagioni del trionfalismo giubilare, si sono confuse le manifestazioni spettacolari di una devozione superficiale con la vera adesione ai punti di riferimento del Cristianesimo.

Questi sono gli italiani di oggi, frutto dell’Italia di ieri, gli italiani veri come direbbe Toto Cotugno. Per fortuna c’è L’EREDITA’ a ricordarcelo, perché è da qui, da questi dati di realtà che dobbiamo partire se vogliamo davvero migliorare le cose e non limitarci a piangerci addosso.

Un’ultima cosa. Voi sapete perché il piatto finale di un pasto, frutta o dolce si chiama dessert, da dove deriva la parola? E sapete perché a un attore che si appresta ad andare in scena non si deve dire “auguri!” né “in bocca al lupo!”, ma si augura tanta ” merda!”? Io lo so e faccio sempre un figurone quando lo racconto nel corso di una cena con gli amici. L’ho imparato seguendo L’EREDITA’ che è proprio un bell’esempio di tv pedagogica.