Vita da gregario: gli atleti più vincenti che non hanno quasi mai tagliato il traguardo

Vita da gregario: gli atleti più vincenti che non hanno quasi mai tagliato il traguardo

14 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Il gregario non vince mai. Apre e chiude la corsa. Solo i più appassionati ricordano il suo nome e le sue doti. Solo lui sa in quante gare ha dato il contributo per la vittoria. Sono le lepri che aprono al via e gli ultimi ad arrivare, quasi a premiazioni già fatte. Non hanno il fascino dei campioni. Con una metafora: il campione è il prodotto da consegnare, i gregari la manovalanza operaia che costruisce l’opportunità della consegna al traguardo del pezzo forte. Cognomi che non rimangono: Tiralongo, Cavalcanti, Passuello, Spruyt, Campagnari, Carrea, Huertas Espinoza, per citarne alcuni, hanno contribuito alle più grandi vittorie.

Lanciano i capitani e si attivano per far sì che questi raggiungano il piazzamento. Sono portatori. Di fardelli altrui, di borracce e pene. Sono dispensatori. Danno acqua, consigli e anche la loro bici quando è il caso. Sono carriarmati e corazzate perché se vanno in crisi loro prima del tempo, che è sempre prima di quello dei loro capitani, sono cavoli per tutti. E allora tocca a loro non avere mai una giornata storta perché se ai campioni si perdona molto, anche un anno no, a loro poveri cristi del pedale, niente. I gregari non vincono mai. Quando sei a tutta dal mattino è difficile farlo. Quando succede, e non succede mai, è però tripudio, ribaltamento del consueto.

Per molti di noi, quei ciclisti che corrono in fondo alla gara sono semplicemente dei perdenti: sacrificano le loro carriere e le vittorie personali per fare in modo che i loro compagni di squadra possano vincere. Arunas Matelis ha seguito gli ultimi della classe del ciclismo professionale per 7 anni, durante il Giro d’Italia e ne ha fatto un documentario. Il mondo mai raccontato dei veri guerrieri del ciclismo, portatori d’acqua, servitori fedeli, professionisti seri e raramente celebrati dai media che sacrificano le loro carriere per aiutare i compagni di squadra a vincere.

Premiato come miglior documentario al 29° Trieste Film Festival, “Wonderful Losers. A different world” del regista lituano Arunas Matelis, narra del mondo sconosciuto dei gregari ed è frutto di una coproduzione internazionale, tra cui l’Italia con Stefilm, e sostenuto da Trentino Film Commission, Piemonte Doc Film Fund – Fondo Regionale per il documentario, Friuli Venezia Giulia Film Commission e Apulia Film Commission. “A different world” invita tutti a guardare dentro ad “un mondo diverso”, le cui regole, gerarchie e sacrifici, nonostante la popolarità del ciclismo, sono conosciute da poche persone. E lo fa concentrandosi su aspetti poco noti, quali le numerose cadute che i ciclisti affrontano, la squadra di medici che li assiste prestando i primi soccorsi in condizioni impossibili, le lunghe degenze in ospedale dei ciclisti infortunati. Un mondo suggestivo anche per chi non segue il ciclismo professionista, emblema di chi si sacrifica per gli altri nello sport come nella vita.

Tra i protagonisti del film di Matelis, troviamo il siciliano Paolo Tiralongo, che nella sua lunga carriera è stato “al servizio” di campioni quali Contador, Nibali e Aru, il canadese Svein Tuft, ripreso sulle sue montagne ad allenarsi tra la neve e Daniele Colli, la cui carriera è stata segnata da gravi incidenti e malattie. E ancora, tra i non ciclisti, Giovanni Tredici, il leggendario medico del Giro d’Italia, con i suoi due fidati collaboratori, i rianimatori Massimo Branca e Elena Della Valle, unica donna medico del Giro, tutti sempre pronti a dare assistenza medica ai corridori in corsa dai finestrini delle auto.