Xylella in Puglia, Servili: “Come se avessero distrutto il Partenone”

Xylella in Puglia, Servili: “Come se avessero distrutto il Partenone”

14 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Xylella in Puglia, ne abbiamo parlato con un esperto. Maurizio Servili, docente di Scienze e tecnologie alimentari all’Università degli Studi di Perugia, racconta di un “dramma vero”. La ricetta della prevenzione è ormai andata: “Ed è l’unica arma per combattere il batterio. Quando è iniziata l’epidemia, sei e sette anni fa, si poteva ancora circoscrivere evitando che si espandesse a macchia d’olio. Si parlava di poche centinaia di ettari”.

In cinque anni, però, è stato fatto poco o nulla a livello pratico: “Il batterio e l’insetto che agisce come vettore hanno proliferato. C’è stato abbandono, lassismo; aggiungiamo che il Salento è una zona a produzione biologica che quindi evita i pesticidi. Che però avrebbero ucciso l’insetto, impedendogli di spargere in giro il batterio”. E causando l’epidemia più importante degli ultimi anni, in Italia, a livello agricolo. Un contagio partito addirittura dal Costarica tramite piante ornamentali. “Sapete a quanti ettari infettati siamo oggi? A 35 – 40 mila”. Un’enormità. Una propagazione che sa di peste manzoniana: “Con gli insetti come nuovi untori”: Ci scherza su, ma solo per un attimo il professore: “Un giorno forse scriveranno un libro tipo i Promessi Sposi sulla Xylella pugliese”.

L’argomento è però molto serio. Va a colpire l’ambiente, la produzione e anche il turismo. “Qui c’erano piante che probabilmente avevano visto le crociate. Per noi, è come se fossero andati distrutti il Partenone o il Colosseo”. Si può cercare un lato positivo? “Che nel Nord della regione gli insetti vettori sono dieci volte di meno che in Salento. Ma occorre usarli questi pesticidi adesso, ci vogliono almeno un paio di trattamenti, e fatti al più presto possibile e su larga scala. L’altro aspetto positivo è che la maggior parte dell’olio pugliese si produce tra Bari e Foggia”.

Servili spezza una lancia per i suoi colleghi di Bari: “Hanno lavorato benissimo. Ci son voluti due anni per isolare la Xylella fastidiosa, ma poi sono stati fatti grandi progressi. Saranno risultati che torneranno utilissimi in futuro in altre zone”. Sì, perché pure in Italia ci sono altre zone in cui è stata individuata la Xylella: “Sull’Argentario, ma in questo caso attacca le viti”.

Si parla anche di Unione Europea: “Fortunatamente permette il reimpianto dell’ulivo in Salento. Ma in futuro si dovrà organizzare in modo diverso; dovrà obbligatoriamente fare la quarantena ai prodotti che arrivano da fuori, come accade per esempio in Australia. Altrimenti avremo altre epidemie come quella pugliese”. Cita un caso che fa scuola: “In California, non sono riusciti a sconfiggere in 100 anni la Xylella della vite e sa cosa hanno fatto? Hanno interrotto la produzione del vino”. Il lavoro fatto in Italia, a Bari, potrà tornare utile anche a loro. Intanto, però, va arginata l’epidemia tuttora in corso in Puglia e in espansione verso il Nord.