Dalla Svezia a Vercelli: il Fridays for Future è di tutti

Dalla Svezia a Vercelli: il Fridays for Future è di tutti

21 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

di Antonella Lenge –

Non siamo mai stati così vicini alla Svezia. E al Giappone, all’Australia, al Sudafrica, contemporaneamente. L’immagine della giovanissima sedicenne svedese seduta fuori del Parlamento accanto al suo cartello “Sciopero per il clima”, ha decisamente sensibilizzato gli animi.

I giovanissimi, sì proprio quelli degli smartphone e nient’altro, sono i veri attivisti di questa battaglia ambientalista che lo scorso venerdì 15 marzo, in occasione del Fridays for Future, ha riempito le piazze di tutto il mondo con striscioni e cartelloni contenenti messaggi acuti al punto giusto da centrare l’obiettivo. Ogni Paese nella sua lingua: messaggi diversi eppure così uguali.

Neanche Vercelli si è sottratta alla voglia di sfilare in massa in un lungo corteo colorato: con canzoni, testimonianze e messaggi incisivi, anche i giovani vercellesi si sono uniti alla richiesta di spingere i Governi di tutto il mondo ad adottare politiche a tutela del clima e dell’ambiente e, facendolo, hanno di certo compiuto un vero e proprio atto d’amore nei confronti del nostro Pianeta.

Abbiamo incontrato la coordinatrice del comitato organizzativo del Fridays for Future di Vercelli, Chiara Buzzi, una giovanissima laureata che tanto ha a cuore la causa ambientale. Emozionata, determinata e alquanto soddisfatta per l’eco dell’iniziativa nella sua città, ha commentato con noi il fenomeno-Thunberg e non solo.

Ph Credit Viola Olivieri

Il tema più caldo del momento è quello ambientale.

Greta Thunberg ha scosso le coscienze e, con la naturalezza di una bambina ma anche con delle verità scontate, è riuscita a sensibilizzare il mondo intero. Dove risiede, secondo te, il segreto del successo di questa piccola rivoluzionaria?

Il grande successo, a mio avviso, risiede nel candore di Greta e della causa. Greta ha 16 anni, è un’adulta in divenire, che sogna e realizza, senza perdersi in quisquilie, in timori di quello che pensa la gente, nel possibile risvolto partitico e politico della questione. Assieme al candore, si erge l’universalità del problema: non è solo in Svezia che il clima sta subendo aggressioni sempre più fatali, ma in tutto il mondo, ed è un problema da cui nessuno è esule, dai bambini agli anziani, dai politici agli operai. Senz’altro il tema si presta a diverse altre declinazioni, dalla distruzione dei paradisi terrestri in cui ancora vorremmo poter fare le vacanze alla plastica nel tonno del sushi, ognuno venerdì è riuscito a trovare la propria versione cara del problema, portando ad un sentimento comune davvero intenso.

Com’è nata l’idea di organizzare un evento di così tale portata?

Non sono mai stata una persona competitiva, ma ho sempre creduto nel lavoro di squadra per raggiungere un obiettivo. L’obiettivo cardine è l’ambiente, in questo caso, e chiedere che la dinamica di cura dell’ambiente e del clima non segua solo una direzione bottom-up (cioè singoli cittadini che puliscono e riciclano), ma che sia contestuale un’azione top-down che veda lo Stato imporre gli standard richiesti da Cop24 (accordi di Parigi). L’unione fa la forza, in questo caso, quindi partecipare ad una richiesta così grande, che ha visto coinvolti circa 2000 presidi in più di 120 Paesi nel mondo era necessario affinché anche la piccola e dimenticata Vercelli contasse (del resto, come dice Greta, non si è mai troppo piccoli per contare). L’idea, operativamente parlando, è scattata durante una riunione del coordinamento cittadino di cui faccio parte, dove mi sono proposta di coordinare l’evento. Ho contattato i rappresentanti degli studenti di Vercelli, che avevano già intrapreso qualche manovra verso Fridays for Future, ma ai quali mancava un coordinamento solido. Con un paio di aggiunte centrali nel comitato organizzativo, siamo riusciti a portare il mondo anche nella piccola Vercelli.

Quali messaggi hai voluto trasmettere ai più giovani?

Più che lanciare io un messaggio, sono stati loro a mandarli alle istituzioni, con i loro slogan, i loro discorsi e le loro proposte. Dal canto mio, spero di aver innescato un meccanismo di interesse da parte dei più giovani alla questione ambientale e, in generale, alla cittadinanza attiva e consapevole.  “Siamo lievito nella nostra farina” e “oggi siamo tanti, ma da domani dobbiamo essere molti di più” sono le frasi più significative che ho rivolto al corteo che mi seguiva, quindi forse sono questi i due messaggi che spero siano stati recepiti da tutti i partecipanti, non solo i più giovani. Coinvolgimento e impegno duraturo.

Qual è stata la reazione? Che numeri avete raggiunto? Te l’aspettavi?

La reazione è stata nettamente al di spora delle mie aspettative: molte più classi di quante mi aspettavo hanno afferrato la chiamata, insieme ad associazioni del territorio e singoli cittadini. Per una cittadina che conta 45k di abitanti, raggiungere i circa 1200 manifestanti che siamo stati è un traguardo storico, sono numeri che non si vedevano dai tempi del ’68. Mi ha riempito il cuore vedere i bambini del nido, leggere i cartelloni e sentire gli interventi degli studenti così densi di significato. Ma la cosa che mi ha dato più soddisfazione è stato vedere che il coinvolgimento era talmente vero che dietro al corteo non è rimasto un solo coriandolo di carta, nessun tipo di aggressione, nessun danno alla città (anzi, gli scout hanno distribuito dei sacchi per raccogliere la sporcizia che trovavamo camminando), tutte evidenze che smontano il furente sentimento di odio che questa manifestazione ha sortito sulla tastiera di un generazione vecchia e spaventata dai cambiamenti, capace solamente di criticare.

Se dovessi suggerire dei piccoli, semplici accorgimenti che, lontano dai riflettori, possiamo adottare tutti nelle nostre vite per salvare il pianeta, quali sceglieresti?

I piccoli suggerimenti sono quelli più di buon senso, ma ce ne sono tre che mi stanno particolarmente a cuore:

  • Smettere di utilizzare la plastica, preferendo borracce per l’acqua da portarci in giro, vetro per conservare, metallo per le posate e quanto di riutilizzabile ci sia (che aiuta anche considerevolmente il portafogli)
  • smettere di cercare scuse quotidiane per usare l’auto, ma intensificare l’utilizzo dei mezzi pubblici e della bicicletta, anche a costo di uscire mezz’ora prima da casa; del resto, che cos’è mezz’ora rispetto alla fine del mondo?
  • Smettere di acquistare prodotti nuovi: il consumismo becero e vittima della moda ci ha portati ad emettere una marea di inquinamento. Abbiamo tutti molte cose, si può ora iniziare a lavorare su come rinnovare vecchi abiti, economie di scambio e valutazione seria dell’usato, così da far tirare il fiato alla iper-produzione.

Cos’è il Fridays for Future per te?

Tutto ciò che è stato venerdì  deve essere l’inizio di una sensibilità tutta nuova, per cui non si dovrebbero scomodare solo “gli adulti in divenire”, ma soprattutto chi grande lo è già, chi può fare concretamente oggi, cercando per una buona volta di staccarsi da quella becera logica di destra-sinistra che è morta anni fa, passando sopra a quegli stereotipi degli anni ’70 che ti vogliono migliore se disinteressato al verde. Non voglio essere una hippie, voglio essere una impegnata!