Ifarming e l’agricoltura: ridurre gli sprechi per rispettare il pianeta

di Deborah Villarboito –

L’Italia è ricca di start up che vogliono contribuire alla salvaguardia dell’ambiente e delle sue risorse. iFarming è una di queste. È nata nel 2017 per supportare l’agricoltura nel fronteggiare nuove sfide come il cambiamento climatico, l’uso consapevole della chimica, il risparmio di risorse naturali preziose come l’acqua, l’impoverimento del suolo, e quindi ridurre l’impatto ambientale delle attività agricole. «Il nostro progetto si basa sull’installazione diffusa di oggetti in grado di rilevare i fenomeni ambientali: dati meteo, condizioni idriche dei terreni, bagnatura fogliare, dinamiche di accrescimento dei frutti. Inoltre ricaviamo dati sullo stato vegetativo delle piante da immagini multispettrali satellitari e da drone» spiega Mirco Mattarozzi, co-fondatore di iFarming.

Mirco Mattarozzi

Un’idea che parte dalla volontà di creare un’impresa virtuosa sotto più aspetti: «Il risultato della nostra attività sono 9 milioni di rilevazioni in campo, su più di 200 dispositivi installati, in oltre 80 aziende agricole – continua – iFarming nasce dalla condivisione di competenze di diverse realtà che affondano le proprie radici nella volontà di fare impresa in modo sostenibile e non come “idea da finanziare” in una logica di puro profitto. Questa è la nostra idea di responsabilità sociale dell’impresa, che crea opportunità applicando la tecnologia in modo utile e sostenibile. In futuro svilupperemo ulteriori modelli, algoritmi, strategie e strumenti di misurazione per essere sempre innovativi nel settore, anticipare i tempi ed essere a fianco delle aziende agricole e aiutarle nel loro sviluppo sostenibile. Essere sostenibili è un modo bello di fare impresa e vogliamo dare un contributo utile e innovativo ad un mondo, quello dell’agricoltura, che è indissolubilmente legato alla nostra esistenza».

L’attività è partita qualche anno fa, con non poche resistenze: «Siamo partiti quasi 5 anni fa e inizialmente l’agricoltura guardava con diffidenza la nostra attività. Col tempo, grazie anche al bombardamento mediatico in corso, la nostra proposta è diventata più chiara e comprensibile. Il problema è che spesso “agricoltore” non significa “imprenditore”. Se a questo uniamo il fatto che i finanziamenti pubblici hanno drogato questo mondo è molto difficile ragionare in termini di investimenti e rischi d’impresa. La ricerca del migliore risultato spesso si scontra col desiderio di trovare fondi pubblici per perseguirlo. Tutto questo ha tempi e modalità operative anacronistiche e inadeguate rispetto alle sfide di oggi».

Una rivoluzione nell’ambito agricolo che ridimensiona il concetto di tecnologia applicata all’ambito: «iFarming basa la sua attività sulla “cultura del dato”. “Misurare” è il primo passo per “comprendere”. Disporre di dati corretti e di un’intelligenza per elaborarli sarà la chiave per “guidare” non solo i mezzi agricoli, la “vecchia” agricoltura di precisione, ma l’agricoltura nel suo complesso. Questo approccio senza dubbio aiuterà ad usare meglio le risorse naturali, a impiegare meno chimica, a ridurre l’impatto ambientale».

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