Il mondo si mobilita e si divide: tra cambiamenti climatici e la credibilità di Greta Thunberg

di Deborah Villarboito –

Tutti vogliono essere Greta, o quasi. Ha commosso e colpito ciò che è successo la settimana scorsa. La popolazione mondiale, soprattutto composta da giovani, si è mobilitata in una grande manifestazione per le vie delle città sulla scia della proposta della sedicenne attivista Greta Thunberg. In Italia è stato lo stesso. Quasi tutti i nostri centri si sono mobilitati e scesi in piazza. Se da un lato rimaniamo estasiati da questo moto di orgoglio, dall’altro sono tanti i punti meno brillanti.

Partiamo dai protagonisti: gli studenti delle scuole. Alla mattinata hanno aderito volontariamente oppure accompagnati dagli insegnanti. Molti giornalisti hanno voluto sfatare l’idea di questa innumerevole schiera di attivisti facendo domande basilari su ciò per cui stavano manifestando. Scene mute e strafalcioni, sintomo di una consapevolezza e di un’informazione che non c’è, sia da parte loro, ma anche dalle istituzioni stesse, a partire dalle scuole, che non sensibilizzano al problema. Tutti i ragazzi elogiano Greta, la paladina del pianeta, ma fanno riflettere i loro comportamenti rispetto a quella che deve essere ecologia e sostenibilità, a partire dai mozziconi di sigaretta e le cartacce buttate in giro (non parlo del fake delle piazze lorde, ma dei normali comportamenti che si possono riscontrare in un sabato sera comune). Per non parlare delle proteste poi dirette a Salvini, fuori contesto a denotare che non si è capiti il motivo della protesta pacifica.

Fake news, altra parola chiave insieme a clima in questa protesta. Il bersaglio è lei: Greta Thunberg. Al di là di tutti i “meme” a favore e a scherno, ecco che saltano fuori le peggio (e a volte ridicole) perle dei social. Non sono mancati gli spunti. Dalla foto del pranzo sul treno in cui la ragazza è circondata dalla plastica, alle ipotesi di strategia di marketing solo per vendere l’ultimo libro della madre in uscita, alle foto “compromettenti” con capi di stato europei, a cui stringe la mano o da cui si lascia abbracciare. Poi non parliamo del dibattito sulla Sindrome di Asperger da cui è affetta Greta: qualcuno parla di epidemia dovuta ai vaccini a prescindere.

Non mancano quelli che dicono la loro e a cui dovrebbero essere ritirate le credenziali di accesso ai Social. Dalla sparata di Rita Pavone sull’inquietudine che lo sguardo della piccola attivista creerebbe, alle polemiche che ha creato il pensiero di Nadia Toffa, espresso su Twitter, di appoggiare l’articolo de Il Foglio: “Risparmiateci i bambini climaticamente corretti e gli adulti che li usano ”. Putiferio e gogna mediatica, ma siamo nel Paese della libertà di espressione. Esempi come questi hanno tirato fuori il peggio dei leoni da tastiera. Chi idolatra Greta e la difende all’inverosimile e chi invece grida al complotto. Qualcuno ha anche ipotizzato la sua appartenenza ai rettiliani. Nei commenti agli articoli che parlano di lei è saltato fuori davvero di tutto, in primis la bassezza e l’ignoranza umana, che ha perso di vista il focus della situazione.

Sicuramente ci sarà stato un picco di ricerche sul tema, più per spettegolare su Greta Thunberg, che per capire che non c’è più nulla da ridere. Almeno non per i complottisti, loro sono tranquilli. Ma cosa sta succedendo davvero al nostro pianeta? L’uomo è responsabile del suo cambiamento oppure è un normale ciclo naturale accelerato dall’inquinamento? Solo la giusta informazione lontana di social potrà salvarci.

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