La Magna Carta arriva in Italia per gli 800 anni del Sant’Andrea vercellese

di Enrico De Maria –

Considerata la “madre di tutte le Costituzioni” (c’è del vero, ma è opinabile), ma in ogni caso, e questo è certo, ritenuta il documento più famoso della storia, la Magna Carta è stata concessa e dunque redatta – tra il 1215 e il 1300 – in 24 esemplari, che si conoscano: e Vercelli ospiterà in Arca, tra sabato 23 marzo e domenica 9 giugno, una di queste preziose copie. Per l’esattezza la terza edizione, quella concessa probabilmente il 6 novembre del 1217, da Enrico III, su suggerimento del cardinale Guala Bicchieri, per ringraziare i baroni che gli avevano consentito di sconfiggere i francesi prima a Lincoln poi nella battaglia navale di Sandwich.

Perché di questo originariamente si trattava: la Magna Carta era un trattato di pace concordato tra il re d’Inghilterra Giovanni (detto Senza Terra) ed i suoi baroni che, in qualche mondo limitava i poteri del monarca, fissando paletti all’autorità di governo e diritti del popolo. Di qui il paragone con le future Costituzioni europee. Paragone giustificato oppure no?

In un magnifico dibattito svoltosi qualche giorno fa alla Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli, il costituzionalista Massimo Cavino, docente  dell’Università del Piemonte Orientale, dialogando con il collega Alessandro Barbero, notissimo storico, pur ritenendo inesatta la definizione per la Magna Carta di “madre di tutte le Costituzioni”, ha detto: “Alcune delle clausole contenute nella Magna Carta hanno tuttora un’influenza diretta ad esempio sulla divisione dei poteri in Inghilterra, anche se l’Inghilterra non ha una Costituzione scritta”.

Cavino ha portato come esempio una sentenza assai recente e importante della Corte Suprema Inglese sulla Brexit, che ha respinto il tentativo del governo della May di decidere autonomamente sull’uscita dell’Inghilterra dall’Unione europea (avvalendosi di una sorta di diritto reale), al posto del Parlamento. E qui, il costituzionalista ha pure osservato come, sempre a proposito della Brexit, sarebbe stato meglio che a decidere fosse stato il Parlamento, cioè la rappresentanza politica del Paese, anziché, la democrazia diretta, vale a dire il referendum. Perché la grande lezione della Magna Carta sta proprio nell’aver sancito, su un documento, l’importanza della democrazia rappresentativa (anche se allora non si chiamava così), grazie al suo ruolo basilare di mediazione tra le esigenze del popolo e quello del governo (o del re, che dir si voglia). 

Ecco perché la Magna Carta è così importante. Per i vercellesi, poi, lo è doppiamente perché il documento che potranno ammirare in Arca aveva originariamente i sigilli del reggente al trono William Marshall e del cardinale vercellese Guala Bicchieri, legato pontificio “a latere” che, all’epoca costituiva il massimo livello della gerarchia ecclesiastica. Insomma un “quasi Papa”alla Corte d’Inghilterra. 

Ed Enrico III fu eternamente grato al cardinale vercellese per il leale appoggio durante i primi anni del suo regno, al punto di donargli, al termine del mandato pontificio in Inghilterra, la chiesa ed i beni di Sant’Andrew’s Chesterton, a pochi passi da Cambridge. Guala Bicchieri utilizzò quei proventi per far costruire a Vercelli l’abbazia di Sant’Andrea: la prima pietra della chiesa gotico-romana, simbolo di Vercelli, venne posta il 19 febbraio 1219.

Ecco perché, festeggiando gli 800 anni della basilica, il Comune ha scelto di onorare la memoria di Guala Bicchieri, facendo arrivare dall’Inghilterra un esemplare della Magna Carta. Interessanti, in proposito, sia la storia di quella copia sia come sia stata scelta per farla venire in mostra a Vercelli.

Fino al 1989, la cattedrale di Hereford – come  racconta la professoressa Gianna Baucero, nel suo fondamentale libro “Magna Carta”, edito dalle “Effedì” di Vercelli (e in questi giorni in vendita anche nelle edicole della città) – non sapeva di essere in possesso di una copia dell’inestimabile documento. Ma, appunto trent’anni fa, il giovane medievista Nicholas Vincent, uno dei più grandi esperti di documenti storici del mondo, fu portato dai suoi studi ad individuare nella biblioteca capitolare della Cattedrale una copia del manoscritto. Vincent telefonò in Cattedrale e disse: “Posso esaminare la Magna Carta custodita nei vostri archivi?”. “Non abbiamo la Magna Carta”, gli venne risposto. Ma Vincent indicò il codice del documento e il giorno dopo, quando arrivò alla stazione di Hereford, fu accolto da un attonito bibliotecario canonico e da un altrettanto sbalordito archivista che avevano la faccia un po’ così di due che avevano appena vinto il primo premio alla lotteria.

Nel 2009, Gianna Baucero invitò il professor Vincent a tenere una conferenza al Dugentesco, parlando appunto di Magna Carta e Guala Bicchieri, e quando, all’inizio dello scorso anno, il Comune decise di organizzare grandi eventi per gli 800 anni del Sant’Andrea, il marito di Gianna Baucero, Ezio Candellone, grande appassionati di storia, suggerì di rivolgersi proprio ad Hereford per ottenere quella Magna Carta che aveva portato i sigilli di Guala Bicchieri. 

Purtroppo, durante l’estate,  Candellone si ammalò gravemente (sarebbe poi morto a novembre) e né lui né la moglie riuscirono ad andare ad Hereford, con la delegazione guidata dal sindaco, per avere il “sì” del custode della Cattedrale, Chris Pullin.

Ed è stato proprio lui ad accompagnare il preziosissimo documento (scortato come un quadro di Pollock)in aereo nel viaggio verso Vercelli. La Magna Carta ha viaggiato all’interno di una valigetta di metallo e avrà al suo seguito sempre tre persone, tra cui appunto il  chancellor della cattedrale di Hereford, con cui Comune e Arcidiocesi di Vercelli si sono accordati per l’esposizione. Tra l’altro, Pullin terrà ben tre conferenze in poche ore ovviamente sulla Magna Carta e Guala Bicchieri.

Le sale di Arca in cui sarà messa in mostra la Magna Carta saranno protette da un sistema di videosorveglianza collegato con la centrale operativa del Comune.

L’inaugurazione della mostra «La Magna Charta – Guala Bicchieri e il suo lascito, L’Europa a Vercelli nel Duecento» si terrà sabato alle 17 nella chiesa di Sant’Andrea, con una solenne cerimonia. Dopo si apriranno le porte di Arca, in via Galileo Ferraris, dove la visita sarà possibile a turni di 25 persone. Il bookshop con il catalogo e merchandising sarà nell’abside di San Marco, dove si potranno ammirare i nuovi affreschi recuperati dalla Scuola di restauro di Venaria Reale: un Sant’Antonio della Misericordia con alcune decorazioni geometriche, e un capitello dedicato a Luchino e Giovanni Visconti, risalente alla prima metà del tredicesimo secolo.

La mostra sarà comunque “diffusa”: il “cuore” in San Marco, ma i due curatori, il docente di Storia medievale dell’Upo Saverio Lomartire, e il direttore dell’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi Daniele De Luca, hanno scelto di distribuirla anche tra i Musei cittadini (Leone, Borgogna e Tesoro del Duomo) e l’Archivio di Stato. In Arca, oltre alla Magna Carta, che sarà sistemata al centro di un sacello rosso porpora, si potranno ammirare anche altri oggetti legati alla storia o all’epoca del cardinale Guala Bicchieri, ad esempio il preziosissimo cofano da viaggio del cardinale che, creato dai maestri dello smalto di Limoges, divenne poi la bara del fondatore di Sant’Andrea e che fu ammirato da migliaia di vercellesi (e non solo vercellesi) quando, tra la fine del 2004 e i primi mesi del 2005 fu esposto dapprima in Sant’Andrea e poi al Museo del Tesoro del Duomo.

Legato al “cofano”, al Museo Leone si potrà vedere il suo “pendant”, vale a dire il cofanetto che Guala Bicchieri regalò a Tommaso Gallo, primo abate di Sant’Andrea. Molto interessanti, sempre al Leone, le famose foto Arborio Mella (l’architetto che restauròl’abbazia tra il 1822 e il 1834, scoprendo tra l’altro il cofano che custodiva le spoglie del cardinale), inserite in mostra da Luca Brusotto e Riccardo Rossi.

All’Archivio di Stato, a cura di Elena Rizzato, i visitatori troveranno il testamento di Guala Bicchieri. Al Museo del Tesoro del Duomo, grande lavoro di Tinothy Leornardi che consentirà a tutti di bearsi della visione di oggetti di valore inestimabile tra i quali il celebre Mappamondo di Vercelli. Infine, al Borgogna, grazie alla sagacia di Cinzia Lacchia, ecco ventidue fotografie di straordinario interesse, ovviamente inerenti il tema dell’evento.

Vercelli si addobberà per la portata dell’evento. Le strade attorno San Marco avranno bandiere e striscioni e speciali cartelli pubblicitari verranno sistemati agli ingressi di Vercelli.

Tutte le informazioni per i visitatori sono sul sito internet www.santandreavercelli.com

Rispondi