L’esercito dei “quelli che”

L’esercito dei “quelli che”

21 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

di Giorgio Simonelli –

Le manifestazioni della scorsa settimana svoltesi in ogni parte del mondo per sensibilizzare i governi sul tema dell’ambiente hanno suscitato molte reazioni. Molte hanno valutato positivamente il fenomeno dando molto spazio all’avvenimento nei telegiornali e sulla stampa e interpretandolo come un giusto richiamo alla politica ad andare oltre gli schemi stretti della quotidianità per guardare veramente al futuro. Molti altri, invece, hanno criticato pesantemente le manifestazioni e gli ispiratori con vari argomenti, raramente seri, quasi sempre banali e infantilmente aggressivi.

Tuttavia mi pare interessante fare un giro proprio tra queste linee di pensiero, non tanto per sollevare obiezioni (non vale la pena), ma per verificare chi sono quelli hanno animato questo dibattito pubblico trascinandolo verso abissi di assurdità. Ecco dunque un nuovo “quelli che” e chiedo subito scusa al grande Enzo Janancci, se non sarà degno del suo genio.

Ci sono QUELLI CHE se la prendono direttamente con l’ispiratrice Greta Thundberg, con la sua immagine (è la linea Maglie-Pavone su cui è meglio non intervenire), con le sue contraddizioni (è un vecchio trucco), con la sua giovane età inappropriata per la complessità del tema affrontato. Ecco, quest’ultima osservazione sarebbe interessante se sviluppata seriamente.

Sarebbe davvero il caso di osservare come le ultime grandi contestazioni che hanno inciso sul costume e sulla cultura, quelle degli anni Sessanta/Settanta, furono opera dei ventenni, degli universitari. Questa invece nasce da quattordici/quindicenni, oltretutto in un’epoca in cui l’infanzia e l’adolescenza si prolungano molto oltre i loro confini tradizionali. Una contraddizione che sarebbe utile analizzare in profondità se se ne avessero i mezzi culturali. Invece niente, QUELLI CHE puntano il dito contro Greta si fermano alle treccine.

Poi ci sono QUELLI CHE se la prendono con i manifestanti, con gli studenti per i quali c’è sempre una buona occasione per marinare la scuola. E qui c’è qualcosa che non quadra. Aldilà della ripetitività della critica che ho sentito mille volte, anche quando gli studenti hanno scioperato per il degrado delle scuole in cui il giorno dopo è puntualmente crollato il tetto, è la planetarietà delle manifestazioni che dovrebbe far pensare.

Va bene che vogliano bigiare la scuola gli studenti italiani notoriamente bighelloni, o i francesi sempre un po’ sessantottini o gli spagnoli che amano la movida, ma gli svedesi, i norvegesi, gli australiani così seri, che non copiano mai i compiti, che non suggeriscono ai compagni nelle interrogazioni….

Infine ci sono QUELLI CHE sanno per certo che gli studenti non sono scesi in piazza per loro scelta, ma manipolati da qualcun altro, da qualche agitatore che loro seguono come pecoroni. E’ la linea del pecoronismo, un nuovo “ismo”, non meno stupido dei precedenti (buonismo, garantismo…) coniato fresco fresco da quegli intelligentoni del FOGLIO.

E chi ci sarbbe dietro ai pecoroni? Forse una congiura demoplutogiudaicomassonica, come dicevano una volta, oppure le sinistre, i comunisti, come più semplicemente lasciano intendere molti altri: un po’ di maccartysmo all’amatriciana fa sempre bene.

Tra questi ci sono anche QUELLI CHE hanno la prova regina del complotto delle sinistre, che sarebbe la musica di BELLA CIAO adottata come inno del movimento. Forse non sanno questi Sherlock Holmes che BELLA CIAO è molto cantata in molti ambienti e situazioni. L’hanno cantata a Parigi ai funerali dei giornalisti di Charlie Hebdo ed è di gran moda in Spagna dopo che è stata utilizzata nella serie televisiva, grande successo mondiale, LA CASA DI CARTA.

L’autore della clip in cui BELLA CIAO diventa DO IT NOW è un belga, Nic Balthazar. DO IT NOW, una clip molto bella divenuta manifesto del movimento, è stata presentata anche alla conferenza dell’ONU sul clima tenuta a Doha in Qatar. Luogo che pullula di comunisti, come ben sanno i nostri dietrologi.