Quei discorsi da ‘paese’ su chi sarà il prossimo a lasciarci

di Alessandro Pignatelli –

Non so se avete assistito spesso ai dialoghi tra over 70. Pare una parodia, ma succede più o meno così. “Ciao, novità?”. “Eh, è morto Tizio”, “Ma Tizio, il marito di Caia?”. “Proprio lui, e aveva solo 54 anni”. “Eh, ma quei mali ti prendono all’improvviso. Come è successo con Sempronio”. “Ma dici quello che abita ai Piani?”. “Sì, proprio lui. Aveva un tumore ai polmoni”. “Oh povera Nella, adesso è da sola con quattro figli”. “Vabbè, io vado. Se ci sono altri morti, informami”. Insomma, se non sono morti, sono gravi: “La Matilde è in ospedale. Era in casa e all’improvviso è caduta per terra. Per fortuna a casa c’era il figlio che ha chiamato il 118”.

Che uno, diciamo la verità, vorrebbe intervenire e dire di parlare anche dell’estate che sta arrivando, della brezza della primavera. Del campionato di calcio. Magari di donne, vive e floride e non con un ictus. Ok, di anziane signore. Forse lo fanno anche per esorcizzare il male, la morte che si avvicina. A tratti paiono compiaciuti perché loro sono lì sulla panchina che ne parlano. Altri non più. Cioè, c’è tristezza nei loro occhi, ma anche una morbosa curiosità di sapere chi sarà il prossimo. Nei piccoli paesi, succede davvero. Quando c’è un crocchio di persone anziane, puoi stare sicuro che o stanno organizzando il prossimo torneo di bocce o si stanno informando sulle ultime sciagure avvenute a pochi metri di distanza. Sì, è vero, quelli più ottimisti sono fermi davanti a un cantiere a guardare l’omino in alto che, chissà, potrebbe cadere da un momento all’altro, ma per ora gode di ottima salute.

Evidente che non è un caso del Centro Italia quello che ho appena raccontato. Succede pure al Nord. Pure da familiari. Che magari non senti più tanto spesso, ma che usano WhatsApp per informarti dell’ultimo decesso del parentado. Sì, perché i parenti sono tanti e più si invecchia più cadono come vecchie querce. E il passaparola è disarmante: in pochi minuti si sanno i dettagli, l’ora, le parole dei cari, il motivo, il giorno del funerale. In questo caso, la tecnologia più molto. Che una volta, quando c’era solo il telefono fisso, un minimo di tempo doveva passare tra ricerca del numero sull’agenda, composizione del numero e annuncio. Moltiplicato per 15 – 20 parenti faceva almeno un’oretta di conversazione standard. “E’ venuta a mancare la zia…”. “Ma quale? Quella che stava male?”. “No, l’altra. Del resto, aveva 92 anni”. “Ah, e l’altra sta bene adesso?”. “Non lo so. Mi informo e te lo dico”.

Alla fine, la morte aleggia costantemente sulle nostre vite. Più si cresce e più, naturalmente, muoiono persone che abbiamo conosciuto. E noi invecchiando faremo proprio come fanno gli anziani di oggi. Ci siederemo su una panchina in attesa del nostro amico e ci informeremo su chi ancora c’è. Forse compiacendoci del fatto che, pur tra acciacchi e visite costanti dal dottore, siamo ancora lì. Ripeto: succede ovunque così. Perché tutto il mondo è paese. Se non vi è ancora capitato, siete fortunati. Se ancora non avete partecipato (per modo di dire) a una conversazione di questo tipo, dovete sorridere. Se ancora nessuno vi ha chiesto se voi vorrete il fornetto sopra o sotto, potete sperare di non pensarci ancora per un po’. Loro, però, implacabilmente continueranno. E alle vostre obiezioni sul fatto che è un giorno di festa (magari solo il pranzo della domenica) e dunque si potrebbero fare discorsi più allegri, verrete fulminati così: “Prima o poi dobbiamo pensarci tutti a cosa vogliamo. A proposito, la sorella del nipote di zio Nicola l’hanno messa così, sottoterra. Vicino neanche un familiare”. E ricomincerà tutto da capo. Rassegnatevi. Siete circondati.

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