Silvestrini e l’Italia sostenibile: “Rischi climatici sempre più minacciosi sono una potente sollecitazione a cambiamento delle nostre abitudini”

Silvestrini e l’Italia sostenibile: “Rischi climatici sempre più minacciosi sono una potente sollecitazione a cambiamento delle nostre abitudini”

21 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Gianni Silvestrini ha lavorato presso il Cnr e il Politecnico di Milan. È stato direttore generale del Ministero dell’ambient ed è direttore scientifico del Kyoto Club. All’inizio dello scorso decennio, ha lanciato dal Ministero dell’ambiente il programma “10.000 tetti solari” e il servizio di car sharing Ics, anticipando la diffusione di tecnologie e soluzioni cheora si sono sviluppate in quasi tutte le città. Questi sono solo alcuni punti del curriculum del professor Gianni Silvestrini che ci spiega verso quale direzione sta andando l’Italia quando si parla di cambiare le proprie abitudini a favore dell’ambiente, in tutti gli ambiti della nostra vita.

L’Italia e le energie rinnovabili: come è messo il nostro Paese quando si parla di rapporto clima-energia? Sarà possibile ed entro quando una decarbonizzazione di tutti gli ambiti?

Le emissioni totali di gas serra italiane nel 2016 sono diminuite del 17,5% rispetto al 1990, anche se a partire dal 2014 sono tornate ad aumentare. Cosa ci dicono questi valori? Che il nostro paese è avviato sulla strada della decarbonizzazione, ma che occorre un deciso cambio di marcia per raggiungere gli obbiettivi al 2030 e quelli al 2050. Ricordiamo infatti che l’Europa dovrebbe ridurre del 40% le emissioni alla fine del prossimo decennio e che questo target verrà molto probabilmente alzato. Lo scorso 14 marzo il Parlamento Europeo ha infatti richiesto non solo che il taglio delle emissioni al 2030 venga portato al 55% ma che si arrivi a metà secolo ad una Europa “carbon neutral”. Si tratta di uno sforzo gigantesco che riguarda tutti i comparti di un’economia che dovrà essere in grado di funzionare con emissioni nette nulle al 2050. Ci riusciremo? Certamente la rapidissima evoluzione di alcune tecnologie delle rinnovabili, pensiamo al fotovoltaico che ha visto una riduzione dei prezzi del 90% nell’ultimo decennio, rendono molto più facile l’abbandono dei fossili. Nel 2030 in Italia, come in Europa, oltre la metà dell’elettricità verrà infatti dalle rinnovabili. E anche nella mobilità elettrica assisteremo ad un rapido calo dei prezzi che renderà convenienti le auto elettriche. Già alcuni paesi, Francia, Regno Unito, Svezia, Olanda e Norvegia hanno fissato una data (tra il 2030 e il 2040) oltre la quale non si potranno più vendere auto a benzina o diesel.

Energie rinnovabili, mobilità elettrica, edilizia ecosostenibile: gli italiani che predisposizione hanno verso questo tipo di cambiamento “ecologico”?

Abbiamo detto che l’evoluzione tecnologica aiuterà molto, ma serviranno nuove regole per facilitare ad esempio la creazione di “comunità energetiche rinnovabili”. Oggi abbiamo 800.000 impianti fotovoltaici e arriveremo a superare i due milioni nel 2030. Penso che dovremo trasformare anche le nostre abitudini per raggiungere risultati così ambiziosi. Un’impresa possibile? Abbiamo dimostrato in pochi anni di riuscire ad ottenere ottimi risultati nella raccolta differenziata dei rifiuti, penso che saremo in grado di cambiare le nostre abitudini anche in altri settori. Penso ad esempio che assisteremo ad una riduzione del numero di auto di proprietà a favore di forme di car sharing, soluzione che in alcune città ha raggiunto già risultati molto interessanti. A Milano sono oltre mezzo milione le iscrizioni a questi servizi di mobilità. E poi c’è la bicicletta, magari a pedalata assistita e in sharing, una soluzione che si sta diffondendo e che ha un enorme potenziale in presenza di piste ciclabili e parcheggi. Insomma, dovremo certamente cambiare anche i nostri comportamenti. I rischi climatici sempre più minacciosi rappresenteranno una potente sollecitazione alla trasformazione delle nostre abitudini e stili di vita.

Il settore green potrebbe anche rilanciare l’economia italiana se pianificato correttamente?

Nel campo delle rinnovabili, dopo anni di stasi seguiti al boom del 2009-11, è prevedibile che si assisterà ad una forte accelerazione delle installazioni con interessanti ricadute occupazionali.  La novità significativa riguarda il fatto che la riduzione dei prezzi consentirà di ottenere risultati significativi con incentivi minimi, o addirittura senza incentivi. Un’altra grande sfida riguarda la mobilità elettrica, che vede il nostro paese in forte ritardo, dovuto in larga parte all’ostilità storica da parte di Fiat/Fca. Ma le cose stanno cambiando rapidamente e notevoli investimenti, decine di miliardi di euro, sono stati stanziati in Europa verso la realizzazione di batterie e di auto elettriche. Anche da noi, in presenza di nuove politiche si potrebbero ottenere risultati interessanti. Secondo un recente studio di Ambrosetti l’intera catena del valore della mobilità elettrica italiana al 2030 potrebbe ammontare tra 100 e 450 miliardi di euro. La transizione verso questa mobilità non è però senza rischi, considerano l’industria della componentistica che lavora esportando in Germania. E’ dunque indispensabile una strategia intelligente che favorisca la transizione verso l’elettrico.

Si potrà migliorare davvero la condizione ambientale “convertendo” le abitudini dei cittadini?

Il nostro ruolo sarà essenziale nel fronteggiare le sfide che ci aspettano. In tutti i settori: pensiamo  alle sollecitazioni che ci arrivano giornalmente per acquisti sempre nuovi, molte volte inutili. Credo che dovremo abituarci ad una nuova sobrietà, come anche indicato da papa Francesco nell’enciclica Laudato sì, per consentire una sostenibilità ambientale garantendo, tra l’altro, una possibilità di benessere anche ai paesi in via di sviluppo. Siamo in un passaggio delicatissimo che impone una seria riflessione sui nostri stili di vita.