Agenzia delle Dogane: “La cooperazione internazionale è indispensabile per la lotta alle merci contraffatte”

di Deborah Villarboito –

Edoardo Mazzilli, lavora nell’Ufficio Investigazioni dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, competente al controllo sulle merci che entrano nel mercato dell’Ue attraverso il confine doganale italiano o che escono verso Paesi terzi, escludendo i movimenti in quelli comunitari. Gli abbiamo chiesto di spiegarci quale sia il lavoro dell’Agenzia e la situazione dell’import-export di prodotti contraffatti in Italia. Diversi i prodotti che arrivano nel nostro Paese: «Fino a qualche anno fa quelle classiche erano legate al lusso: abbigliamento, accessori, pelletteria, tutto quello che era collegato alle grandi griffe della moda. A questo, negli ultimi anni, si è affiancato anche quello che riguarda i materiali di consumo: i toner, accessori per fotocopiatrici, pezzi di ricambio per auto e moto. Esiste anche un mercato di medicine contraffatte, o meglio illegali, soprattutto diffusi attraverso il commercio elettronico» precisa Mazzilli.

«La situazione della contraffazione nel nostro Paese rispecchia a grandi linee quella che è la situazione dell’Unione Europea. Il mercato della contraffazione in Europa come numero di sequestri è in costante discesa. Diminuisce perchè alle grandi spedizioni di merce contraffatta che caratterizzavano i primi anni 2000, si è sostituita la polverizzazione che è invece il frutto del commercio elettronico – spiega Edoardo Mazzilli – Centinaia di migliaia di piccole spedizioni di prodotti contraffatti che arrivano direttamente a casa del consumatore finale. Questo determina delle difficoltà per tutte le autorità di controllo, sia per le forze di polizia, sia per il mondo doganale. Entrano nel nostro Paese da alcuni siti aeroportuali, dove lavorano i corrieri aerei. I grandi container si sono ridotti, non solo in Italia, ma in tutta l’Ue. Questo ha determinato un decremento medio nel sequestro delle merci contraffatte, che comunque rimangono numerose a causa degli acquisti on line».

Edoardo Mazzilli

La regolamentazione dell’Unione Europea in merito presenta senza dubbio una grande conquista in fatto di movimentazione delle merci, ma ha anche dei lati oscuri, continua Mazzilli: «Un prodotto proveniente da un Paese terzo, ad esempio Stati Uniti d’America o Cina, fa dogana una volta soltanto quando entra in Unione Europea. Lì vengono fatti i controlli di tipo fiscale ed extra fiscale: sicurezza dei prodotti, violazione dei diritti di proprietà intellettuale, per esempio. Una volta fatto il controllo doganale la merce entra nel mercato interno e circola liberamente. La merce contraffatta entra ed esce. In Italia il problema è prevalentemente in entrata e non parte dai punti doganali: non arriva direttamente dal Paese terzo dove è stata prodotta, ma spesso giunge da noi avendo fatto dogana in un altro Stato membro, dove i controlli magari non sono stati svolti in maniera accurata o sono stati inesistenti. Questo comporta un danno: la merce contraffatta, indipendentemente dall’attività doganale, arriva nel nostro Paese e non la possiamo più controllare».

Per limitare la diffusione di questo tipo di merci l’Agenzia lavora su due fronti: « Il primo sono i profili di rischio, quindi il controllo di alcune operazioni di importazione di Paesi terzi, per qualsiasi tipo di spedizione. Questo lato investigativo però non è sufficiente a limitare o contrastare il fenomeno. È molto importante affiancare l’attività di controllo a cui noi siamo deputati con una di informazione dei consumatori. Soprattutto quelli delle fasce più deboli, più sensibili alle suggestioni del mercato della contraffazione, ad esempio i giovani che acquistano online. Infatti stiamo sviluppando con il Ministero dell’Istruzione delle iniziative di formazione ed educazione alla legalità. Lo stesso discorso lo portiamo avanti nel contesto del Consiglio Nazionale Anticontraffazione, a cui prendono parte tutte le amministrazioni dello Stato, le associazioni i consumatori e le forze di polizia e che sviluppa politiche di informazione e formazione in questo settore».

Certo è che anche l’unione fa la forza. Lavorare in cooperazione tra Stati limita la circolazione della merce contraffatta: «L’Agenzia delle Dogane italiana è strettamente integrata nel mondo doganale dell’Ue. Partecipiamo quindi ad azioni di dialogo con i Paesi terzi, come la Cina. Ci sono dei piani di azione tra Unione Europea e Cina che hanno come obiettivo lo sviluppo delle capacità di analisi delle amministrazioni doganali cinese ed europea. Tutto per un più efficace contrasto all’arrivo di merci contraffatte. La Cina non è soltanto un nemico: è un grandissimo mercato da cui noi ci riforniamo di merce, ma verso il quale anche esportiamo. Deve essere considerato un importante partner commerciale con cui raggiungere degli accordi».

Combattere del tutto il problema legato al commercio elettronico, conclude Edoardo Mazzilli, si può: «Potenziando i controlli nei siti doganali dove arrivano le spedizioni del commercio elettronico. Da noi è già stato fatto con la creazione di un gruppo che si occupa esclusivamente di questo. Accede ai servizi informatici dei soggetti intermediari che movimentano il commercio elettronico per selezionare e controllare meglio tutte le spedizioni che arrivano in Italia. Il problema rimane però che le spedizioni da Paese terzo non arrivano spesso direttamente in Italia. In Europa esistono grandi centri del commercio elettronico: Parigi, Liegi, Gran Bretagna, Lipsia e Francoforte. Una parte degli arrivi è destinata a queste città, mentre la grande maggioranza che rimane è spedita in altre destinazioni comunitarie. Quando questa merce arriva da noi ha già lo status di controllata dalla dogana. La stiamo combattendo con collaborazioni più strette con questi centri. Con i colleghi tedeschi abbiamo ad esempio fermato grandi partite di farmaci, anabolizzanti e merci contraffatte, poi segnalate all’autorità giudiziaria».

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