Brasile: il piano di Bolsonaro per gli indigeni è molto di più che un campanello di allarme per l’Amazzonia

Brasile: il piano di Bolsonaro per gli indigeni è molto di più che un campanello di allarme per l’Amazzonia

28 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

di Martina Cera –

Bolsonaro, eletto presidente del Brasile lo scorso ottobre e insediatosi a gennaio, ha espresso fin dall’inizio della sua controversa campagna elettorale la sua contrarietà a qualsiasi forma di tutela per i popoli indigeni. Le comunità amazzoniche, oggi riconosciute custodi della biodiversità in una delle regioni maggiormente colpite dal cambiamento climatico, sono state fino agli anni ’80 vittime di una serie di politiche restrittive che minavano la loro autonomia e puntavano alla loro integrazione nei centri urbani. I principali fautori di questa posizione sono stati i militari delle giunte che si sono susseguite al potere dal 1967, responsabili di un massiccio sfruttamento delle foreste che nel corso di trent’anni ha provocato un vero e proprio genocidio delle popolazioni indigene.

Bolsonaro, che ha più volte rimpianto la dittatura militare, ha intenzione di ripristinare lo status quo precedente alle riforme degli anni ’80.

Una delle primissime mosse del nuovo presidente è stato firmare un ordine esecutivo per trasferire il potere di identificare e assegnare le terre agli indigeni dalla Fundação Nacional do Índio  al Ministero dell’Agricoltura. La direzione stessa della Funai, che precedentemente dipendeva dal Ministero della Giustizia, è stata spostata sotto il controllo del nuovo Ministero delle Donne, della Famiglia e dei Diritti Umani. Si tratta di due scelte dal forte peso politico: il Ministero dell’Agricoltura, di cui da gennaio fa parte anche il Ministero dell’Ambiente, è controllato dalla lobby dei latifondisti, storicamente avversa a qualsiasi tipo di concessione ai popoli indigeni. La direzione del Ministero delle Donne, della Famiglia e dei Diritti Umani, invece, è stata affidata a Damares Alvares, una figura controversa che è stata a capo di un gruppo che ha come obiettivo l’evangelizzazione delle comunità indigene. Questa associazione è, da anni, nel mirino delle autorità giudiziarie per importanti accuse di istigazione all’odio razziale.

I provvedimenti presi dalla presidenza hanno destato la preoccupazione di numerose associazioni per la tutela dei diritti dei popoli amazzonici, mentre per l’etnografo Sydney Possuelo, esperto in materia di usi e costumi indigeni, la presidenza avrebbe sdoganato un sentimento di razzismo che è sempre esistito, ma che adesso è quasi giustificato.  “La situazione degli indigeni brasiliani non è mai stata particolarmente buona” ha dichiarato Possuelo al quotidiano britannico The Indipendent “Ma in quarantadue anni di lavoro in Amazzonia questo è il momento più pericoloso che abbia mai visto: taglialegna, minatori, cacciatori e pescatori che invadono le riserve credono che adesso il presidente sia dalla loro parte”.

Questo, insieme alla crescita esponenziale delle aggressioni e delle invasioni territoriali segnalata dal Conselho Indigenista Missionario, associazione di rappresentanza dei popoli indigeni, è molto di più di un campanello di allarme per l’Amazzonia.