Calcio e donne: davvero ci si affida ancora agli stereotipi?

Calcio e donne: davvero ci si affida ancora agli stereotipi?

28 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

“Le donne non sono in grado di capire di calcio e di tattica come gli uomini. Quelle che lo fanno mi fanno venire il voltastomaco”. Appena dimenticata la sparata di Fulvio Collovati, sul caso Wanda-Inter, a cui aveva dato man forte l’ex calciatore Alessandro Costacurta, un’altra dichiarazione infelice sta infuocando i social e non solo. Sono assurde prese di posizione come quella dello scorsa settimana: “Prego la regia di inquadrare l’assistente donna, che è una cosa inguardabile. È uno schifo vedere le donne che vengono a fare gli arbitri in un campionato dove le società spendono centinaia di migliaia di euro, è una barzelletta della Federazione una cosa del genere”. Il commento è di Sergio Vessicchio, giornalista e telecronista della partita di calcio Agropoli-Sant’Agnello per l’emittente locale CanaleCinqueTv, alla vista della guardalinee Annalisa Moccia, della sezione di Nola. Nonostante le ripercussioni mediatiche, almeno il giornalista è stato coerente e ha ribadito su Facebook: “Ritengo personalmente che far #arbitrare le #donne nel #calcio sia sbagliato per molti motivi, quindi confermo il mio pensiero. Perchè tutti questi squallidi moralisti non fanno una battaglia per farle giocare insieme ai maschi? La vera discriminazione è questa”.

Di tutta risposta un Allianz Stadium di Venaria al completo per la partita Juventus-Fiorentina, nello stesso fine settimana. Sono infatti stati assegnati i 39 mila biglietti della partita. Per il calcio femminile italiano è un record di pubblico, per una partita molto sentita perché la Juventus è prima in classifica e la Fiorentina seconda, a solo un punto di distanza. Tutti i 39mila biglietti per la partita Juventus-Fiorentina della Serie A di calcio femminile sono stati assegnati e la Juventus aveva deciso di renderli gratuiti, per l’occasione. Il record precedente apparteneva ai 14 mila biglietti per la semifinale di ritorno della UEFA Women’s Cup tra Verona e Francoforte del 2008. E unito all’audience tv-record, 342.628 spettatori medi, con il 2,68% di share e 1.033.546 spettatori unici, rappresenta un ulteriore, eclatante, passo avanti, dopo le qualificazioni ai Mondiali di giugno in Francia.“È un inizio, solo qualche mese fa non si sarebbe mai pensato di poter coinvolgere tanta gente”, dichiara il ct della nazionale donne, Milena Bertolini. “Bisogna ripetere l’esperienza e ricreare le condizioni ottimali. Bisogna costruire degli eventi, e incastrarli col calendario maschile”.

Bisogna soprattutto evadere definitivamente dallo stereotipo del calcio ultimo feudo maschile e dalle definizioni strampalate udite ultimamente alla tv dai cosidetti “addetti ai lavori”. Bisogna ancora aprire le porte al professionismo. Dal 2013 la situazione è cresciuta del 7% con 23.903 tesserate e bisogna rinsaldare la posizione in seno alla Figc che dal 7 settembre ha inglobato serie A e B donne dalla Lega nazionale dilettanti, e coinvolgere sempre più grandi società, come l’Inter, neo promossa in A con 17 vittorie su 17 partite, che si aggregherà alle più illuminate Juventus, Fiorentina, Roma e Milan. Intanto, però, bisogna anche ringraziare la nazionale, non solo quella che torna ai Mondiali dopo 20 anni (cercando anche la qualificazione olimpica), ma anche quella del 2008 che ha vinto l’Europeo under 19. E un grandissimo grazie va all’emittente privata Sky, che ha acquistato i diritti del campionato e ha dato un’insperata visibilità alla Cenerentola del calcio italiano. Il futuro è roseo nel vero senso della parola. Perché le nuove generazioni non fanno distinzioni e le ragazze fra gli 11 e i 12 anni vantano la maggior percentuale fra le 23.903 tesserate, con 2.664. Quelle del calcio a 11 sono 7.796, del calcio a cinque 4.504, dell’attività mista 1.966, del settore giovanile scolastico 9.637. I club in tutto sono 45, quelli di serie A sono 12. Gli arbitri sono 1.595, con 601 fra i 15 e 19 anni.

Soprattutto, il mercato guarda con estrema attenzione e speranza alla nuova frontiera delle donne, non solo come nuovi numeri, ma come possibilità di mitigare il comportamento sempre più insofferente, isterico, litigioso e violento del calcio maschile. Per riconciliarsi con le famiglie e risolvere decisivi temi di integrazione sociale. Perché nel calcio donne, il Kean e il Balottelli risponde al nome di Sara Gama: madre triestina, papà congolese, nata 30 anni fa nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia, integratissima nel sistema, capitana della Juventus e della nazionale, consigliere federale, presidente della commissione sviluppo del calcio femminile.

Siamo sicuri allora che i recenti commenti non siano solo paura della concorrenza rosa, non solo in campo, ma anche su panchine, poltrone dirigenziali e anche giornalistiche?

Calcio e donne: davvero ci si affida ancora agli stereotipi?

“Le donne non sono in grado di capire di calcio e di tattica come gli uomini. Quelle che lo fanno mi fanno venire il voltastomaco”. Appena dimenticata la sparata di Fulvio Collovati, sul caso Wanda-Inter, a cui aveva dato man forte l’ex calciatore Alessandro Costacurta, un’altra dichiarazione infelice sta infuocando i social e non solo. Sono assurde prese di posizione come quella dello scorsa settimana: “Prego la regia di inquadrare l’assistente donna, che è una cosa inguardabile. È uno schifo vedere le donne che vengono a fare gli arbitri in un campionato dove le società spendono centinaia di migliaia di euro, è una barzelletta della Federazione una cosa del genere”. Il commento è di Sergio Vessicchio, giornalista e telecronista della partita di calcio Agropoli-Sant’Agnello per l’emittente locale CanaleCinqueTv, alla vista della guardalinee Annalisa Moccia, della sezione di Nola. Nonostante le ripercussioni mediatiche, almeno il giornalista è stato coerente e ha ribadito su Facebook: “Ritengo personalmente che far #arbitrare le #donne nel #calcio sia sbagliato per molti motivi, quindi confermo il mio pensiero. Perchè tutti questi squallidi moralisti non fanno una battaglia per farle giocare insieme ai maschi? La vera discriminazione è questa”.

Di tutta risposta un Allianz Stadium di Venaria al completo per la partita Juventus-Fiorentina, nello stesso fine settimana. Sono infatti stati assegnati i 39 mila biglietti della partita. Per il calcio femminile italiano è un record di pubblico, per una partita molto sentita perché la Juventus è prima in classifica e la Fiorentina seconda, a solo un punto di distanza. Tutti i 39mila biglietti per la partita Juventus-Fiorentina della Serie A di calcio femminile sono stati assegnati e la Juventus aveva deciso di renderli gratuiti, per l’occasione. Il record precedente apparteneva ai 14 mila biglietti per la semifinale di ritorno della UEFA Women’s Cup tra Verona e Francoforte del 2008. E unito all’audience tv-record, 342.628 spettatori medi, con il 2,68% di share e 1.033.546 spettatori unici, rappresenta un ulteriore, eclatante, passo avanti, dopo le qualificazioni ai Mondiali di giugno in Francia.“È un inizio, solo qualche mese fa non si sarebbe mai pensato di poter coinvolgere tanta gente”, dichiara il ct della nazionale donne, Milena Bertolini. “Bisogna ripetere l’esperienza e ricreare le condizioni ottimali. Bisogna costruire degli eventi, e incastrarli col calendario maschile”.

Bisogna soprattutto evadere definitivamente dallo stereotipo del calcio ultimo feudo maschile e dalle definizioni strampalate udite ultimamente alla tv dai cosidetti “addetti ai lavori”. Bisogna ancora aprire le porte al professionismo. Dal 2013 la situazione è cresciuta del 7% con 23.903 tesserate e bisogna rinsaldare la posizione in seno alla Figc che dal 7 settembre ha inglobato serie A e B donne dalla Lega nazionale dilettanti, e coinvolgere sempre più grandi società, come l’Inter, neo promossa in A con 17 vittorie su 17 partite, che si aggregherà alle più illuminate Juventus, Fiorentina, Roma e Milan. Intanto, però, bisogna anche ringraziare la nazionale, non solo quella che torna ai Mondiali dopo 20 anni (cercando anche la qualificazione olimpica), ma anche quella del 2008 che ha vinto l’Europeo under 19. E un grandissimo grazie va all’emittente privata Sky, che ha acquistato i diritti del campionato e ha dato un’insperata visibilità alla Cenerentola del calcio italiano. Il futuro è roseo nel vero senso della parola. Perché le nuove generazioni non fanno distinzioni e le ragazze fra gli 11 e i 12 anni vantano la maggior percentuale fra le 23.903 tesserate, con 2.664. Quelle del calcio a 11 sono 7.796, del calcio a cinque 4.504, dell’attività mista 1.966, del settore giovanile scolastico 9.637. I club in tutto sono 45, quelli di serie A sono 12. Gli arbitri sono 1.595, con 601 fra i 15 e 19 anni.

Soprattutto, il mercato guarda con estrema attenzione e speranza alla nuova frontiera delle donne, non solo come nuovi numeri, ma come possibilità di mitigare il comportamento sempre più insofferente, isterico, litigioso e violento del calcio maschile. Per riconciliarsi con le famiglie e risolvere decisivi temi di integrazione sociale. Perché nel calcio donne, il Kean e il Balottelli risponde al nome di Sara Gama: madre triestina, papà congolese, nata 30 anni fa nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia, integratissima nel sistema, capitana della Juventus e della nazionale, consigliere federale, presidente della commissione sviluppo del calcio femminile.

Siamo sicuri allora che i recenti commenti non siano solo paura della concorrenza rosa, non solo in campo, ma anche su panchine, poltrone dirigenziali e anche giornalistiche?