Dopo la Basilicata, Salvini ora pensa a vincere da solo

Dopo la Basilicata, Salvini ora pensa a vincere da solo

28 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

La vittoria in Basilicata del centrodestra (ma in particolare della Lega) potrebbe cambiare le carte in tavola per le prossime regionali, quelle del Piemonte. A livello nazionale, infatti, Matteo Salvini fa sapere di continuare ad andare d’amore e d’accordo con il Movimento 5 Stelle (un sospiro di sollievo per il leader del Carroccio il fatto che Di Maio abbia tenuto in Lucania). Quello che è chiaro dalle dichiarazioni di Salvini è che il centrodestra gli comincia a stare un po’ stretto. Addirittura, “il centrodestra è una categoria politica ormai morta, come il centrosinistra”. Parole che avranno avuto una forte eco dalle parti di Arcore.

Oggi Salvini dimostra di non avere più bisogno di Silvio Berlusconi, dunque neanche del centrodestra. E’ forte, il più forte oggi. Al punto che al Governo può dettare legge più di Di Maio, che però gli sta bene come alleato (probabilmente proprio perché non gli toglie luce e popolarità). Se dopo le elezioni di marzo dell’anno scorso, la Lega poteva apparire quasi come una stampella un po’ instabile di un governo a forti tinte Cinquestelle, oggi lo scenario è mutato clamorosamente. La Lega continua a mietere consensi e a togliere regioni al centrosinistra (sono sette su sette nelle ultime consultazioni), sfondando anche in quelle in cui pareva impossibile farcela (al Sud, per esempio, visto che prima della Basilicata c’era stato l’Abruzzo), il Movimento si deve accontentare delle briciole, comunque in forte arretramento rispetto al 40% delle politiche che hanno cambiato il volto dell’Italia.

Di Maio pare non preoccuparsene, conscio che a livello regionale i 5 Stelle non siano ben radicati come gli altri schieramenti. Sicuro che, nonostante le diversità di vedute con l’alleato, la voglia di entrambi è di arrivare a fine legislatura senza intoppi. Probabilmente convinto di avere ancora un buon ascendente sugli italiani delusi dai vecchi partiti. E certo che, tra quattro anni, se il Governo nel frattempo non sarà caduto, probabilmente sarà ancora in sella e pronto a una nuova legislatura. A patto di non crollare definitivamente e di non lasciare alla Lega una maggioranza assoluta che nel nostro Paese non aveva neanche la Dc dei tempi belli.

Il vero gioco al massacro va dunque in scena al centrodestra. Che vince, colora di azzurro l’Italia, ma in realtà si sfalda sempre un po’ di più. Perché è letteralmente la Lega a trainare il carro, con Forza Italia e Fratelli d’Italia che, voto più o voto meno, fanno semplicemente da vassalli. Tanto che Salvini sta meditando addirittura sulla possibilità di correre da solo, con un proprio candidato, in Piemonte. Mossa che potrebbe apparire azzardata. Ma il dietro le quinte questo racconta. Perché a settembre, quando c’era stata la spartizione – in caso di vittoria – all’interno del centrodestra, il Piemonte era toccato a Forza Italia con Alberto Cirio in pole per la corsa alla presidenza. Cirio che sarebbe anche un salviniano ma è prima di tutto un berlusconiano; ma se la strategia mutasse, ecco che il Carroccio avrebbe il suo nome, pronto da mettere sul tavolo. Paolo Damilano, imprenditore delle acque minerali. Del resto, se il centrodestra è morto, perché mai la Lega dovrebbe ancora farne parte essendo più viva che mai? Secondo gli ultimi sondaggi, correndo da solo, Salvini in Piemonte avrebbe il 33% dei consensi. E se pensasse invece al classico colpo di teatro, ovvero allearsi sì, ma proprio con i Cinquestelle anche a livello locale?

Quello che è chiaro che, checché scrivano ancora i giornali vicini al Cavaliere, a Salvini oggi Berlusconi non serve più. Seppure in forte calo, proprio il Movimento 5 Stelle sarebbe l’alleato migliore. Perché, poi, la strategia nazionale verrebbe esportata pure a livello locale. Non dimentichiamo che in Piemonte si vota quando si sceglie pure la nuova Europa, il vero bersaglio grosso a cui punta Matteo. E attenzione a un altro movimento per ora quasi impercettibile e che farebbe storcere il naso a molti. Ovvero che l’opposizione nazionale decida di provare a stare insieme a livello locale per frenare l’onda verde. Pare fantapolitica, ma se Zingaretti decidesse di allearsi con Berlusconi?