Indicam: “Bisogna controllare sempre che cosa dice l’azienda che suggerisce i propri rivenditori autorizzati”

di Deborah Villarboito –

Dal 1987 Indicam combatte contro la contraffazione, per la protezione dei diritti di proprietà intellettuale. L’Associazione lavora come punto di collegamento tra industria e diritto, presentandosi di fronte a istituzioni, forze dell’ordine, aziende o consumatori come osservatorio privilegiato su tutti gli argomenti riguardanti i marchi. Abbiamo intervistato il dottor Claudio Bergonzi, Segretario Generale dell’Associazione ed esperto nel tema.

Claudio Bergonzi

L’Italia è il terzo Paese più colpito da contraffazione: perchè questa tendenza?

È un dato complessivo che tiene conto sia del valore di merce falsa che entra in Italia, ma anche e soprattutto, nel suo valore assoluto numerico, dei danni all’impresa italiana della contraffazione. È abbastanza, non dico, scontato il fatto che l’Italia sia tra i primi posti, però se pensiamo a quali siano i nostri marchi, le eccellenze e gli obiettivi della contraffazione è un risultato quasi naturale. Internamente al nostro Paese c’è un alto valore di contraffazione. Il nostro è un mercato sia di consumo, quindi di arrivo di merci da fuori, ma anche di produzione interna. Questo è dettato da diverse motivazioni, non secondariamente il fatto che la contraffazione va a colpire i marchi più visibili, poiché l’Italia è un Paese a cui piace il bello. Dall’altro lato essendoci comunque interessi criminali dietro a produzione e traffici, i ceppi di criminalità sono fortemente radicati.

Quali sono le merci più soggette a contraffazione?

Sicuramente tutto ciò che è moda e lusso, come abbigliamento e pellame, ha un tasso altissimo di contraffazione e questa è la categoria principale, ce lo dicono i dati di sequestro. L’altro ambiente rilevante è legato al calzaturiero sportivo, poi orologi e gioielli, sempre tra le prime posizioni, infine giocattoli, che in genere occupano il terzo o il quarto posto. Quest’ultimi soprattutto rappresentano un grande campanello di allarme, perchè evidentemente sono oggetti che vanno nelle mani di consumatori totalmente inermi, come i bambini.

Anche il cibo è soggetto a contraffazione?

Questo è un altro settore che rappresenta una fortissima espansione, non solamente in Italia ma in generale nel mondo. Spesso è la sfortuna del comparto agroalimentare italiano. C’è un grande interesse, ecco allora che arrivano di riflesso anche quelli negativi: prodotti spacciati per originale quando non lo sono e prodotti fatti passare per simil-eccellenze, ma che in realtà sono dei falsi clamorosi. Si parla di oli, mozzarelle, formaggi, insaccati. Bisognerebbe vederlo con un’ottica più allargata rispetto al tecnicismo del falso legato al prodotto o alla contraffazione del marchio. Molto spesso è un inganno sull’origine, sulle componenti principali, sulla disciplinaria di produzione. Evidentemente una falsità di tipo diverso, ma sempre falsità: mettere nelle mani di un consumatore un bene che non è quello che lui crede di acquistare in quel momento e consumare. Nel caso del food è più pericoloso ovviamente.

Perchè la contraffazione costituisce una grave minaccia per l’innovazione e la crescita economica del Paese?

Innovazione alla fine è una parola che concentra in sé una serie di temi, tra cui la proprietà intellettuale. Tutto ciò che va a ledere questo pacchetto di beni, di fatto va a minare un sistema. L’Europa ha perso in 10 anni quasi il 15% della capacità manufatturiera, quindi è un continente che sempre di meno produce cose, ma che tutto sommato è rimasto a galla ed è addirittura cresciuto nel prodotto interno lordo. Questo grazie anche alle idee e alla capacità di saper creare, più che di saper fare. Se nel nostro Paese, il 45% del Pil, dipende da aziende che investono fortemente in marchi, disegni, brevetti, quando abbiamo 10 miliardi di prodotti falsi sul nostro mercato, è evidente che vado a toccare quel 45% di Pil. Quindi alla fine le aziende che fanno innovazione e registrano, tenendo su l’economia delle casse dello Stato. La contraffazione depaupera tutti i sistemi statali, crea un mancato gettito di quasi 10 miliardi di tasse non pagate.

Dove si rischia di acquistare questo tipo di merci e come capire se stiamo acquistando un oggetto contraffatto?

La preponderante rimane sempre il canale fisico. Poi c’è ovviamente una crescita esponenziale del canale online che è molto pericolosa e favorita da molte circostanze che lo rendono di fatto un crimine quasi non perseguibile. Il consumatore in quasi il 40% dei casi è ignaro: compra on line o off line pensando di andare su un canale autorizzato. Come fare per accorgersene? Molta attenzione ai canali da cui si acquista. Se vengono proposti prezzi molto strani, offerte camuffate da outlet, poca garanzia, prezzi estremamente discostanti dalla realtà, devono fare accendere sempre un campanello di allarme.

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