La rivincita dello smartphone

La rivincita dello smartphone

28 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

di Giorgio Simonelli –

La vicenda dei ragazzi della scuola media di Crema presi in ostaggio dall’autista del pullman e liberatisi grazie all’intraprendenza di un paio di loro ha avuto enorme eco e spazio nell’informazione giornalistica, televisiva e nella pubblica opinione.

Quello che mi ha colpito non è tanto la lettura in chiave fortemente politicizzata e le polemiche che ne sono derivate, con una ripresa della proposta di ius soli, da una parte, e le prevedibili accuse ai responsabili dell’insicurezza generata dalla presenza di migranti, dall’altra. Questo era ampiamente prevedibile. Così va il mondo o almeno – come direbbe il Manzoni – così andava nell’Italia del 2019.

Quello che mi ha veramente colpito è lo sbilanciamento tra il racconto dell’avvenimento, la cronaca, e la sua trasformazione in un racconto mitico, la rapidità con cui si è passati da un piano all’altro, lasciando il primo, la cronaca, in una condizione di assoluta genericità, con una sorprendente assenza di precisione, di dettagli e di particolari che non sono affatto insignificanti ai fini della lettura del fatto. Può darsi che io mi sia un po’ distratto (eventualmente fatemelo sapere), ma ho faticato a capire molte cose e alcune ancora non le ho capite. Per esempio perché una classe di scuola media usasse un pullman in orario scolastico. Se ci fossero a bordo insegnanti e se c’erano perché non abbiamo sentito loro testimonianze oltre a quelle dei ragazzi.

Non ho neanche capito chi abbia scelto quella ditta di trasporti per il servizio: la dirigenza scolastica? il comune? gli uffici regionali, quelli che una volta si chiamavano provveditorato? E poi dobbiamo veramente credere che l’autista avesse a suo carico solo una condanna per guida in stato di ebbrezza, che già sarebbe sufficiente per sconsigliarne l’impiego, oppure, come alcune fonti hanno detto, che ne avesse anche un’altra per molestie e violenza? C’è un’altra voce che parla di una calunnia subita a tal proposito e certificata da una sentenza. Insomma molta confusione, parecchie contraddizioni e non direi che si sia rispettata l’aurea regola delle 5 W nella cronaca del terribile episodio.

In compenso sono perfettamente rispettate le regole o meglio le strutture che quasi cent’anni fa un grande studioso russo, Vladimir Propp, scoprì alla base dei miti, dei racconti fiabeschi. Anche qui, come in ogni fiaba che si rispetti, si parte da una Rottura dell’equilibrio che un Eroe deve ripristinare. Ovviamente l’Eroe trova sulla sua strada un Antagonista, un orco molto cattivo in questo caso, che affronta nel corso di una Lotta che, grazie anche a un Aiutante (nella nostra storia, le forze dell’ordine), termina con la sua Vittoria.

A questa segue una sorta di Trasfigurazione dell’eroe, che è quello che è capitato a Rami passato in poche ore da ragazzo qualunque di periferia a figura esemplare, mentre tutta la storia termina con l’Incoronazione. In questo caso la cerimonia si è svolta a CHE TEMPO CHE FA con il cappello da carabiniere poggiato sulla testa del ragazzo come una corona regale.

C’è ancora un elemento importante nell’analisi proppiana, il cosiddetto Mezzo magico che viene fornito all’eroe per realizzare la sua impresa. E nel nostro caso il mezzo magico è sicuramente lo smartphone, fino a ieri strumento pericoloso di distrazione, che si cercava di tenere fuori dalla vita scolastica e che invece improvvisamente si è rivelato strumento si salvezza, indispensabile per l’happy end. Tanto che se alla fiaba si volesse dare un titolo, proporrei LA RIVINCITA DELLO SMARTPHONE.