“Un giorno buio per la libertà di internet”: che cosa cambia con la nuova legge europea sul diritto d’autore?

“Un giorno buio per la libertà di internet”: che cosa cambia con la nuova legge europea sul diritto d’autore?

28 Marzo 2019 0 Di il Cosmo

“Un giorno buio per la libertà di internet”: che cosa cambia con la nuova legge europea sul diritto d’autore?

Il Parlamento europeo ha approvato con 348 voti a favore, 274 contrari e 36 astenuti la discussa direttiva sul diritto d’autore che rivoluzionerà, probabilmente in modo negativo, il nostro modo di usufruire dei servizi internet. Dopo la votazione di Strasburgo, affinché la riforma diventi effettiva, è necessario un ulteriore passaggio al Consiglio dell’Unione Europea.

Da ormai due anni la riforma è al centro di un intenso dibattito dentro e fuori le aule del Parlamento, con prese di posizioni molto forti non solo da parte di attivisti digitali, ma anche da esperti di diritto d’autore. Ne sono un esempio le azioni di protesta di Wikipedia: per alcuni giorni, e non da ultimo alla vigilia del voto a Strasburgo, tutte le pagine dell’enciclopedia online sono state oscurate. Provando ad accedervi si trovava questo messaggio:

Il 26 marzo il Parlamento europeo voterà su una nuova direttiva sul diritto d’autore. La direttiva imporrà ulteriori oneri di licenza ai siti web che raccolgono e organizzano le notizie (articolo 11), e forzerà le piattaforme a scansionare tutti i materiali caricati dagli utenti e bloccare automaticamente quelli contenenti elementi potenzialmente sottoposti a diritti d’autore (articolo 13). Entrambi questi articoli rischiano di colpire in modo rilevante la libertà di espressione e la partecipazione online. Nonostante Wikipedia non sia direttamente toccata da queste norme, il nostro progetto è parte integrante dell’ecosistema di internet. Gli articoli 11 e 13 indebolirebbero il web, e indebolirebbero Wikipedia.

Gli articoli 11 e 13, nella versione finale il 17, in particolare, sono diventati il pomo della discordia all’interno del dibattito sulla proposta di legge. Il primo, fortemente voluto dai grandi gruppi editoriali che lamentano la preminenza di piattaforme come Facebook e Google News nella condivisione di notizie e articoli pubblicati su giornali di loro proprietà, prevede il diritto per gli editori di obbligare le aziende che operano nel web a stringere accordi di natura economica per permettergli di pubblicare gli estratti dei loro articoli. Il secondo, invece, riguarda l’accesso o la condivisione di materiali protetti da copyright. Si tratta dei cosiddetti “filtri per l’upload” che impongono di sottoscrivere ulteriori accordi per evitare la circolazione di materiale protetto dal diritto d’autore, come? Con la costruzione di alcuni meccanismi che permetterebbero di caricare contenuti vietati.  Se l’articolo 11 riguarda tutti i proprietari di aziende, siti e app, l’articolo 17 prevede una risibile eccezione per le aziende con meno di tre anni di attività in Europa, un fatturato annuo minore di 10 milioni di euro e meno di 5 milioni di visitatori al mese.

Secondo i promotori delle modifiche l’intera norma tutela al meglio gli autori, applicando regole più complete alla condivisione di contenuti protetti da copyright sul web. Non è un caso che tra i suoi principali sostenitori vi siano le case discografiche e cinematografiche, impegnate da anni in una lotta senza quartiere contro i siti di streaming. Chi invece è contrario sostiene che la riforma rappresenti un passo indietro significativo per la libertà di espressione online, ma non solo, che privilegi i diritti delle lobby editoriali e delle grandi case di produzione a sfavore di quelli degli utenti e dei piccoli produttori.

Nonostante l’enorme mobilitazione contro la riforma nessun passo indietro è stato fatto da parte del Parlamento. Le istanze presentate dalle quasi 200mila persone che lo scorso weekend hanno manifestato in diverse città europee, i continui appelli da parte di europarlamentari come la tedesca Julia Reda, le 5 milioni di firme raccolte per la petizione che chiedeva la rimozione dei due articoli oltre che la decisione, da parte di moltissimi cittadini, di contattare telefonicamente i propri rappresentanti parlamentari per chiedergli di opporsi, sono state semplicemente ignorate.

La polarizzazione del discorso, per cui ad esempio è mai emerso come in realtà chi si opponeva alla legge volesse tutelare anche gli interessi degli autori, ha fatto sì che oggi resti ormai solo il voto del Consiglio per bloccare la pubblicazione integrale della norma. Indipendentemente da quale sarà il risultato l’espressione più condivisibile resta quella di Julia Rada: “è un giorno buio per la libertà di internet”.