Chi ha paura del femminismo?

Chi ha paura del femminismo?

4 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Fabiana Bianchi –

«Le femministe». Basta poco per alzarsi al mattino e farsi andare il caffè di traverso leggendo i titoli sui giornali. Il «femministe inacidite» letto in un messaggio e-mail è abbastanza per rovesciarsi direttamente la tazzina addosso. È dunque qui che siamo rimasti? Allo stesso livello di quando Mary Wollstonecraft, fra le prime a rivendicare i diritti per le donne, si prendeva della «iena in gonnella»? Correvano allora gli ultimi anni del Settecento. Si può vagamente comprendere, dunque, che certe rivendicazioni potessero fare paura, minacciando di fare crollare le rigide convenzioni in voga all’epoca.

Ma oggi, nel 2019, è mai possibile avere ancora timore del femminismo? In quest’epoca, innanzitutto, abbiamo un prezioso alleato: la conoscenza nel palmo della mano. Se la suddetta Wollstonecraft dovette sudare le proverbiali sette camicie per potersi fare una cultura, essendo nata in povertà, oggi possiamo invece farci almeno un’idea generale di un fenomeno con pochi tocchi in punta di dita.

Ecco allora che Wikipedia (che sicuramente non è una pubblicazione accademica, ma può essere utile per avere un’infarinatura) ci viene in soccorso e ci spiega, almeno a grandi linee, che cos’è il femminismo. Ci offre ben tre definizioni. La prima: femminismo è «la posizione o atteggiamento di chi sostiene la parità politica, sociale ed economica tra i sessi, ritenendo che le donne siano state e siano, in varie misure, discriminate rispetto agli uomini e ad essi subordinate». Seconda: «La convinzione che il sesso biologico non dovrebbe essere un fattore predeterminante che modella l’identità sociale o i diritti sociopolitici o economici della persona». Terza: «Il movimento politico, culturale e sociale, nato storicamente durante l’Ottocento, che ha rivendicato e rivendica pari diritti e dignità tra donne e uomini e che, in vari modi, si interessa alla comprensione delle dinamiche di oppressione di genere».

Definizioni un po’ generiche, magari, ma che sono più che sufficienti a fornirci alcune informazioni rilevanti almeno su ciò che il femminismo non è. Innanzitutto, non è il contrario di maschilismo. Se maschilismo significa supremazia del sesso maschile, femminismo non significa supremazia del sesso femminile, ma parità tra i sessi. Concetto ripetuto già due volte solo dalla nostra Wikipedia. Un altro punto cruciale. Femminismo non è “roba per donne”. Ecco perché è svilente leggere «le femministe». Essere femministi, ribadiamolo ancora, significa credere nella parità tra i sessi. Cosa che, nel 2019, fortunatamente è condivisa da una parte importante della popolazione, non solo fra le donne

Questo è estremamente importante, perché sarebbe davvero difficile portare avanti delle istanze “contro” metà del mondo. Inoltre, identificare il maschio come “il male” a prescindere, nello stile orwelliano del “quattro gambe buono, due gambe cattivo”, andrebbe contro gli stessi principi del femminismo, che vogliono considerare la persona nella sua globalità al di là del sesso biologico. Talvolta, invece, “femminista” viene usato e percepito quasi come un’offesa. Accade spesso di sentire dire frasi raccapriccianti come: «Non sono razzista, ma gli stranieri sono tutti delinquenti». Questo perché quasi nessuno vuole essere additato come razzista, anche quando lo è palesemente. La stessa cosa, per assurdo, capita con il femminismo.

Si sentono affermazioni come: «Non sono femminista, ma penso che le donne dovrebbero guadagnare quanto gli uomini a parità di mansioni». E allora sì, mio caro/a: sei femminista. E questa è soltanto una gran bella notizia. Perché di femminismo c’è un gran bisogno. Abbiamo bisogno di femministi e femministe che dicano no alla violenza di genere e ai meccanismi malati che la generano, come l’idea di un presunto “vero uomo” (simpaticamente ribaltata dal manifestante con il cartello nella foto de “I sentinelli di Milano”) che dovrebbe “lavare l’onta” di essere lasciato. Abbiamo bisogno di femministi e femministe che sostengano che no, il maschio umano non è uno scimmione senza cervello schiavo dei suoi istinti più bassi e che di conseguenza una donna con una gonna corta non si è andata a cercare uno stupro. Abbiamo bisogno di femministi e femministe che rompano questi stereotipi offensivi dell’intelligenza di tutti, uomini e donne.

Per onestà intellettuale, occorre dire una cosa: il femminismo non è una cosa semplice. È un movimento estremamente frammentato al suo interno, con posizioni anche molto diverse su alcuni temi, tanto che sarebbe più corretto parlare di “femminismi”. Ma, esattamente come la preziosa Wikipedia ci fornisce un’infarinatura di base e ci offre poi gli strumenti per andare ad approfondire, è bene almeno iniziare a fare chiarezza su cosa il femminismo non è e soprattutto perché non ci deve fare paura.