Come tenere un diario

di Fabiana Bianchi –

La scorsa settimana abbiamo parlato dei benefici di tenere un diario. Occorre però rispondere a una domanda banale: come si tiene un diario? La risposta parrebbe facile: si apre un quaderno e ci si scrive sopra. Innegabile, però chiunque abbia l’abitudine o abbia anche solo provato a tenere un diario sa che non è così semplice: spesso si finisce per abbandonare l’idea per mancanza di tempo, voglia e costanza.

Al tempo stesso, è d’obbligo sottolineare che non esiste “il metodo giusto” per tenere un diario: essendo quanto di più personale ci sia, ognuno deve trovare il modo più adatto alle sue esigenze. Possiamo però avvalerci di alcuni piccoli suggerimenti e trucchetti da sperimentare.

Innanzitutto, il formato: analogico o elettronico? Il diario elettronico ha diversi vantaggi: maggiore rapidità di scrittura, maggiore riservatezza grazie ai sistemi di password e crittografia, possibilità di farne dei backup. D’altra parte, il diario analogico ne ha altri: scrivere a mano è terapeutico e permette di fissare meglio i concetti nella memoria; lasciare finalmente il computer può volere dire ritagliarsi un momento per sé senza distrazioni; è curioso osservare le variazioni della propria grafia. Se si adotta la soluzione analogica, è consigliabile orientarsi su formati tra l’A4 e l’A5: l’A6 potrebbe risultare davvero troppo piccolo.

Ora, primo grande problema: il tempo. La migliore soluzione per ovviare a questo è quella di ritagliarsi dei momenti predefiniti, inserendo il diario come una nuova abitudine. Il metodo “Miracle morning”, per esempio, prevede di dedicarsi al diario alla mattina. Il “Five minute journal”, invece, è strutturato su due momenti, al mattino e alla sera. All’occorrenza, può andare ugualmente bene scrivere in altri orari, purché si cerchi di osservare preferibilmente una certa regolarità. La regolarità permette anche di potere riassumere i pensieri in pochi minuti, invece di dovere ripercorrere ogni volta tempi molto lunghi e scrivere di conseguenza dei romanzi.

Se il tempo è davvero tiranno, Ryder Carroll, inventore del metodo “bullet journal”, ci viene in aiuto con le sue “annotazioni rapide”. Si tratta, come è intuibile, di riassumere drasticamente le informazioni e può essere usato tanto per gli impegni quanto per piccoli appunti personali. Un esempio pratico: se usciamo per una serata in compagnia, scriviamo un velocissimo elenco sottolineando per esempio cosa ci è piaciuto, cosa magari ci ha fatto sentire a disagio, un ricordo emerso dopo molto tempo o similari. Non è uno stile particolarmente poetico, ma è utilissimo per analizzare le cose a distanza di tempo e può essere inoltre usato come base per poi dedicarci riflessioni più approfondite.

Dopo il quando, il dove: è preferibile dedicarsi al diario in un posto tranquillo, lontano da interruzioni e da occhi indiscreti che ci possano mettere a disagio. Può essere un angolo di casa propria, ma anche un sedile del treno, un tavolo da pic nic al parco, il tavolino di un bar tranquillo.

Esistono poi diversi modi di tenere un diario. C’è chi scrive in diari impostati, ossia suddividendo in contenuti in categorie precise. Per esempio, una parte dedicata alle cose a cui essere grati, una per gli obiettivi che si vogliono raggiungere, una dedicata ad argomenti specifici come la famiglia. Questi metodi possono essere particolarmente proficui per chi vuole utilizzare il diario in un’ottica di strumento di crescita e avanzamento. Altri vi scrivono liberamente, raccontando alle pagine quello che hanno dentro: è un’eccellente valvola di sfogo e permette di approfondire notevolmente le emozioni provate e i sentimenti. Le due cose possono anche essere affiancate, lasciando uno spazio alla scrittura spontanea e altri dedicati a contenuti più specifici.

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