Congresso sulla Famiglia, dell’Olio: “Contenuti discutibili, ma va salvaguardata la libertà di manifestazione”

di Alessandro Pignatelli –

Il Congresso di Verona sulla famiglia ha lasciato strascichi. Se n’è parlato tanto, forse anche troppo. E ora, a bocce ferme (ossia, a manifestazione terminata), è giusto sentire cosa ne pensano coloro che, un po’ da lontano e un po’ da vicino, l’hanno seguito. Luigi dell’Olio, giornalista economico e finanziario, dà la sua chiave di lettura. Il suo pensiero in merito: “Se ci soffermiamo sui contenuti, personalmente non li condivido. L’Italia è una democrazia liberale, sviluppatasi in scia al pensiero – tra gli altri – di John Locke, il quale ci ha insegnato che esiste una legge di natura in virtù della quale, essendo gli uomini tutti uguali e indipendenti, nessuno deve danneggiare l’altro nella vita e nella libertà. Si tratta di un principio fondamentale perché è la base del nostro modello di convivenza pacifica. Lo Stato, nella prospettiva liberale, ha quindi il compito di salvaguardare i diritti naturali dei cittadini, mentre ad esempio Thomas Hobbes riteneva che l’uomo, lasciato alle sue inclinazioni, non è capace di convivere col simile ma solo di combatterlo. E non è un caso se Hobbes è considerato il teorico dell’assolutismo in ambito politico”.

Cultura liberale significa però anche un’altra cosa: “Proprio per quanto detto, non condivido nemmeno la posizione di coloro che avrebbero voluto vietare il Congresso di Verona. La libera manifestazione del pensiero, laddove non cozza con le normative vigenti, va sempre salvaguardata”.

Ma c’è qualcosa in più che stona. Cosa ne pensa il giornalista della presenza all’evento di leader politici come Salvini e Meloni, che hanno rivendicato l’importanza di difendere la famiglia tradizionale. “La nostra Costituzione dice che la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Dunque il suo ruolo sociale non è contestabile”, risponde in merito. “Quanto ai politici che ha citato, non mi sembra siano esempi di famiglia tradizionale. Per carità, ribadisco, ognuno fa le proprie scelte, ma se sei un personaggio pubblico è sempre bene che ai principi che rivendichi tu faccia seguire azioni coerenti”.

In tanti hanno parlato di discorsi e idee medievali a proposito di Verona: “Non credo che sia giusta questa definizione, anche se ormai nel lessico comune il Medioevo è spesso sinonimo di oscurantismo. È una manipolazione voluta da alcuni illuministi che ci portiamo ancora dietro. In realtà parliamo di un periodo lungo dieci secoli caratterizzato da una grande creatività sul fronte artistico (pensiamo alle Cattedrali più belle in giro per il mondo), culturale (cito un’opera per tutte, ‘La Divina Commedia’), oltre che di sviluppo del pensiero: la filosofia medievale è caratterizzata da una grande fiducia per la ragione umana, almeno fino all’avvento dei fideismo”.

Ma ritiene che l’impostazione del Congresso sia stata poco rispettosa delle idee altrui? “Questo è fuor di dubbio: ci sono stati degli eccessi che è difficile accettare ed è un peccato perché ad esempio l’emergenza demografica, tra i temi affrontati nell’evento, è cruciale per il nostro futuro sia dal punto di vista sociale, che economico. Ma se diventa una sfida tra guelfi e ghibellini, allora tutto finisce in vacca”.

Dell’Olio aggiunge un’altra riflessione. “L’evento ha visto un supporto molto limitato da parte dei cittadini. La presenza di alcuni politici e lo sdegno di chi era contrario gli hanno attribuito un peso mediatico ben superiore a quello reale. Per questi ultimi, se avessero scelto la strada dell’indifferenza, avrebbero fatto passare il Congresso per un evento di quattro gatti, invece di contribuire a dargli risalto”.

Dunque è stata sbagliata la contromanifestazione di Verona? “Ripeto, tutti i pensieri devono trovare cittadinanza e quindi spazio a manifestazioni e contromanifestazioni. È però sbagliato voler tappare la bocca a chi organizza un convegno di questo tipo”.

Nell’era dei social, del resto, è fondamentalmente mutato il modo di pensare e di agire di tutti: “Fino a qualche anno fa la nostra società era fondata su una regola non scritta, ma fondamentale, della fiducia. Tendenzialmente le competenze avevano un valore: andavi dal medico consapevole che lui ne sapeva più di te e seguivi la cura che ti somministrava, al massimo ne consultavi un altro se non ti convinceva. Oggi siamo in un’epoca caratterizzata da un eccesso di informazioni: grazie al Web è possibile approfondire qualsiasi argomento, ma non sempre è facile attribuire una gerarchia alle fonti o forse spesso siamo noi ad aver perso la voglia di farlo perché costa fatica. Così succede che, se abbiamo un’idea, andiamo su Google non per capire se è giusta o sbagliata, ma a cercare conferma della nostra convinzione. E qualcuno che la pensa come noi, anche se pensiamo una stupidaggine, lo si trova sempre”.

I social, spiega dell’Olio, amplificano i problemi. “Le analisi di Zygmunt Bauman dimostrano che molte persone usano questi strumenti non per unire e per ampliare i propri orizzonti, ma piuttosto per bloccarli in quelle che il sociologo definisce ‘zone di comfort’, dove l’unico suono che sentono è l’eco della propria voce. In una comunità reale come un’associazione, un partito, un gruppo di amici sei chiamato a metterti in gioco continuamente, a mediare le tue asperità per trovare compromessi con gli altri. Sui social network, se non condividi l’opinione di un tuo ‘amico’, puoi bloccarlo e non leggerai più nulla di lui. Se invece mette un like a un tuo post, rafforzerà una tua convinzione, che a quel punto ti sembrerà una verità incontestabile”.  

Anche per questo motivo, Luigi dell’Olio sui suoi social non ha parlato di Verona, non è entrato nel merito di ciò che si è detto: “Più ti scandalizzi, più amplifichi i concetti – anche quelli sbagliati – che vengono detti. Ho scelto di non parlarne, quindi”. Salvini e gli altri politici che si sono alternati sul palco, comunque, hanno sortito lo stesso effetto: far parlare i media. “Nell’era del populismo, il politico ascolta gli umori della piazza e li utilizza, facendo loro da megafono. Il politico di oggi guarda al passato, non al futuro. Una volta era un passo avanti al popolo. Pensiamo all’insegnamento che ci ha lasciato Winston Churchill: ‘Il politico diventa uomo di Stato quando inizia a pensare alle prossime generazioni invece che alle prossime elezioni’”.

Verona ha lasciato sul terreno anche diversi ‘feriti’, vedi attacchi e divergenze di vedute tra Lega e M5S, alleati di governo: “La Lega si è presa i ministeri in cui sapeva di poter aumentare i consensi, lasciando ai grillini le patate bollenti, dal ministero del Lavoro a quello delle Infrastrutture. Questi ultimi non sono riusciti a onorare gli impegni, mentre Matteo Salvini ha concentrato tutta l’attenzione sul tema dei migranti, con l’economia italiana che intanto va a rotoli. Ora il Movimento 5 Stelle si sta rendendo conto che Salvini può togliergli le poltrone del potere e quindi si agita. Ma non facciamo l’errore di dimenticare che in campagna elettorale Lega e M5S erano all’opposto”. Come dire: i problemi non sono di adesso, ma derivano da ben prima del 4 marzo 2018. L’alleanza per comandare scricchiola ogni giorno di più perché è nata sbagliata.

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