Il revenge porn è reato: il Governo si dimostra vicino alle donne

Il revenge porn è reato: il Governo si dimostra vicino alle donne

4 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Sabrina Falanga –

Un «sì» condiviso all’unanimità: 461 voti a favore e nessuno contrario. Si fa quasi fatica a credere che si stia parlando del Governo italiano.

Un messaggio importante quello che fuoriesce dalla decisione presa a Montecitorio martedì 2 aprile: tutti d’accordo sul far diventare reato il ‘revenge porn’. In un periodo in cui le persone – le donne, in particolar modo – non si sentono protette e tutelate in casi di violenza (di qualunque tipo), lo Stato sottolinea la sua attenzione al problema.

Di cosa si tratta

Il revenge porn, dunque, ora è reato: chiunque “invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate”, verrà punito con la reclusione da uno a sei anni e una multa dai 5mila ai 15mila euro. Stessa pena per chi “avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o il video li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate”.

Un fenomeno, quello del revenge porn, che ha preso piede negli ultimi dieci anni con l’avvio e l’inserimento nelle vite quotidiane dei Social, in particolar modo di WhatsApp: fotografie e video, scattate e registrati in momenti intimi di una coppia, vengono poi diffusi senza il consenso della persona ritratta, che nel 95 per cento dei casi è una donna.

Perché quel «sì» è importante

Alcuni dei casi di revenge porn, negli anni, hanno registrato anche dei suicidi in seguito alla pubblicazione delle immagini: le vittime non hanno sopportato le conseguenze di quella violazione personale, conseguenze tra cui ci sono spesso le critiche delle persone, i giudizi di un paese, la discriminazione dei propri familiari o la propria personale vergogna di fronte a un’umiliazione commessa con leggerezza e dichiarato divertimento.

Era divenuto fondamentale che il Governo facesse sentire il suo supporto alle persone vittime di questi casi, perché spesso la condanna peggiore per queste vittime era la cosiddetta “gogna social”: infiniti i commenti su Facebook, agli articoli di giornale che raccontavano l’ennesimo episodio di revenge porn, in cui gli utenti sostenevano l’ormai nauseante “se l’è andata a cercare”. “Aveva solo da non farsi fare quella fotografia”. “Stupido è chi si fida”. E altri facilmente immaginabili qualunquismi da tastiera.

Oggi, secondo la Legge, il revenge porn è reato: e la Legge non prevede opinione.

Certo, anche la violenza sessuale è reato ma c’è chi, paradossalmente, la giustifica a suon di minigonne che non andavano indossate, di bicchieri che non andavano bevuti o di occhiate sensuali che non andavano mandate: ma, almeno, la Legge ci garantisce la speranza di una pena.

Dalla parte delle donne

Come detto, il 95 per cento dei casi in cui viene diffuso materiale sessualmente esplicito riguarda una donna: è proprio in questo frangente che arriva il messaggio più forte da parte del Governo. La Lega, infatti, dopo aver difeso per una settimana il provvedimento sulla castrazione chimica, ha ritirato l’emendamento sul tema. Non avrebbe, è stato spiegato, incassato il sostegno dei 5 Stelle, mettendo così in difficoltà la maggioranza; il ministro Giulia Bongiorno ha spiegato che, al momento, la priorità è fare andare avanti in maniera compatta il Governo e questo provvedimento contro la violenza sulle donne.