Laiga: “L’aborto è un diritto sacrosanto di scelta per la donna”

di Deborah Villarboito –

La dottoressa Silvana Agatone è medico ginecologo e presidente della Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’applicazione della legge 194/78 (Laiga), associazione nata per riunire i ginecologi non obiettori nel 2008. Ha esercitato dal 1980 fino a qualche mese fa, quando è andata in pensione. Le abbiamo chiesto la situazione dell’aborto in Italia, anche alla luce del Congresso delle Famiglie di Verona chiusosi il 31 marzo.

Italia, Roma, 2012. Dott.ssa Silvana Agatone. Medico Chirurgo di Ostetricia e Ginecologia.

Perchè l’aborto è un diritto che deve essere tutelato?

Primo la contraccezione non è certa al 100%, poiché nessun metodo lo è. Quindi se capita una gravidanza indesiderata è giusto che si possa scegliere. Ho imparato ad ascoltare e a mai giudicare. Nel discorso dell’aborto, devono essere coinvolti anche gli uomini. La gravidanza nella realtà dei fatti è a carico della donna. Spesso capita che alla notizia gli uomini scappino. Allora perchè la donna stessa non può decidere dalla sua vita? Poi ci sono anche i feti gravemente malformati. Sarà decisione della coppia capire cosa si sente di fare, visto che non se ne prenderà cura la società del futuro bambino? Siccome poi la coppia scoppia, a maggior ragione quando ci sono difficoltà legate ai figli, alla fine il problema rimane a carico della donna. Mi sembra giusto che la donna possa decidere ciò che riesce e può fare. È un sacrosanto diritto.

Molti colleghi sono obiettori, lei perchè invece ha scelto di non esserlo?

Ho avuto la fortuna di incontrare sulla mia strada una donna medico e biologa, Simonetta Tosi. Mi ha insegnato ad andare a fondo quando si parla di farmaci e a fare contraccezione. All’epoca insegnavamo alle donne ad usare il diaframma ad esempio. Andavamo nelle periferie delle città e ho visto ragazzine di 14 anni incinte, che non sapevano di esserlo spesso. Ho deciso che era giusto per me aiutare le donne in questo senso: dando la possibilità della scelta. Il discorso di un figlio non sembra alterare minimamente la vita di un uomo, eppure la gestazione dura solo 9 mesi, e il figlio è di tutte e due. Nella realtà non è così e la donna è molto limitata. Ho preferito questo, al vedere donne con grossi problemi arrivare in ospedale.

L’obiezione di coscienza procura anche dei problemi però, direttamente legati alle urgenze e possono mettere in pericolo la donna?

È in atto una schizofrenia. Da un lato una legge riconfermata da due referendum popolari, a cui hanno votato italiani di religione prevalentemente cattolica. Dall’altro, questa moltitudine è bloccata da un manipolo di altri cittadini, tra i quali solo una minima percentuale è credente convinta. Gli altri sono tutti tranne che persone che si mettono al servizio delle pazienti. Tutti gli ospedali, per legge, dovrebbero offrire i due tipi di interruzione di gravidanza: quello prima dei 90 giorni e quello dopo, per malformazioni del feto in pericolo di vita. Solo il 59% degli ospedali offre il servizio del primo tipo, mentre il 40% no. Quindi quasi metà Italia è sfornita di centri per l’interruzione di gravidanza, solo una parte di questi, inoltre, garantisce l’aborto dopo i 90 giorni. In quei pochi centri che lavorano se la gente è sensibile e intelligente, anche se arrivano delle persone agli ultimi giorni possibili per diversi motivi, le accettano. In altri volutamente gli allungano l’attesa e vengono mandate via. I centri di diagnosi prenatale si stanno diffondendo sempre di più, anche negli ospedali cattolici. C’è un’enorme incongruenza, visto che le donne devono accettare tutto quello che capita. Spesso le diagnosi prenatali vengono date in ritardo e allora parte la ricerca del medico e della struttura che faccia l’aborto terapeutico. Molte volte arriva al punto in cui non si può più praticare. Quindi o vanno all’estero se possono permetterselo o si affidano agli aborti illegali.

Cosa pensa lei di tutto ciò che è emerso a riguardo durante il Congresso di Verona?

Sono molto preoccupata. I personaggi che lo hanno organizzato e che vi hanno partecipato sono stati messi nei posti di comando, dove i disegni di legge possono passare. È un gioco che va avanti da più di 10 anni. Penso che un manipolo di persone vuole imporre agli altri il loro modo di vedere. Tentano di imporre qualcosa, di cui alla fine non gliene importa, ciò si evince dalle loro biografie. Sappiamo chiaramente che queste sono delle ideologie, perchè bisogna darne al popolo. Certamente fanno presa su un certo gruppo di persone che ha recepito, purtroppo, il cattolicesimo più becero.

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