Professor Savarino, Bioetica e aborto: “Piano morale e piano giuridico devono essere separati”

di Deborah Villarboito –

Luca Savarino, professore di bioetica all’Università del Piemonte Orientale e Coordinatore della Commissione delle Chiese valdesi, metodiste e battiste sui problemi etici posti dalla scienza, è stato nominato nel nuovo Comitato nazionale per la bioetica (CNB) della Presidenza del Consiglio dei ministri qualche mese fa. Abbiamo approfondito con lui il tema dell’aborto alla luce del Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona, analizzando l’aspetto bioetico.

Luca Savarino

Quale è la tendenza della bioetica verso l’aborto?

Non è possibile definire una tendenza della bioetica, perchè è una disciplina costitutivamente pluralista. Esistono bioetiche di tipo laico, religioso, liberale, conservatrice, quindi non si può pronunciare al singolare. Nelle società occidentali si tende a pensare che ci deve essere differenza tra un aspetto morale e uno giuridico nella scelta di abortire. Molto spesso si dice che la scelta di abortire sia più o meno dubbia, però giuridicamente è un diritto che va garantito. Si tende ad essere liberali per evitare tutto ciò che un divieto può portare, come gli aborti clandestini. Anche se la questione può essere moralmente dubbia per lo meno entro certi limiti, l’aborto deve essere permesso. Nelle società non occidentali, ci sono Paesi che hanno fatto recentemente un referendum sull’aborto e hanno deciso di non legalizzarlo. Su questo tema, quindi ci sono diverse velocità e modi di pensare a seconda dei luoghi in cui il problema viene affrontato.

Quello che è stato discusso al Congresso di Verona è bioeticamente rilevante?

Il Congresso di Verona non è niente altro che una battaglia intestina dentro la società cattolica romana, non credo che sia niente di più di questo. Non sollevano alcun tema nuovo, non dicono nulla di più di ciò che si è sempre detto. È un richiamare i cattolici alla compattezza e alla guerra culturale. Questo di fronte ad un ruolo, che è quello del Pontefice attuale che sembra voler abbandonare la guerra di religione, in atto nel nostro Paese da almeno 20 anni. Secondo me non c’è nessuna volontà di abolire nulla da parte dello Stato. I proponenti lo vorrebbero, ma che sia una cosa attuale nell’agenda della politica italiana, ci sono serissimi dubbi. A mio parere il tema non è di grande attualità politica, non lo diventerà, perchè non di grande attualità sociologica. È davvero un diritto acquisito, tant’è che i cattolici di Verona rimproverano i politici di pensare che l’aborto sia tale. Tali politici, anche conservatori e cattolici, sanno benissimo che è un diritto acquisito, nel senso che la gente lo sente così.

Si arriverà mai ad una soluzione?

Io ho esperienza da alcuni anni in Commissioni Europee di discussione su temi etici. Quando si va a Strasburgo o Bruxelles e si parla con studiosi estoni o dell’est Europa, per esempio, loro ti dicono e ti raccontano come le cose che sono all’ordine del giorno qui da noi oggi, come la possibilità di modificare geneticamente il dna, là non lo sono, perchè hanno ancora il problema dell’aborto. Ci sono diverse velocità con cui le società nel mondo affrontano questa questione. Al di là della faccenda di costume o di usanze, abitudini o altro è un problema che è destinato a non avere una soluzione, se non pratica e razionale. Dal punto di vista teorico è destinata a durare all’infinito.

E gli obiettori di coscienza?

Non mi risulta che la percentuale dei medici obiettori di coscienza in Italia sia così più elevata rispetto agli altri Paesi europei. Credo sia un problema di distribuzione e organizzazione. Là dove c’è la volontà politica di garantire un diritto, esso ha i numeri per essere garantito anche dal punto di vista medico. Di fatto, se non lo si vuole garantire è per una scelta dell’obiettore. L’obiezione di coscienza nei confronti dell’interruzione volontaria di gravidanza è giusto che sia un diritto di scelta dei ginecologi e dei medici. Non credo sia una questione di numeri, ma di organizzazione. Il problema che va risolto è il divario che c’è tra diverse zone di Italia per cui molte donne sono costrette a spostarsi quando decidono di abortire, nel Sud ad esempio è più difficile. È giusto che questo tipo di problema di organizzazione venga superato in ottemperanza alla legge, ad esempio, poiché essa garantisce questa possibilità. Quindi la 194 va difesa e attuata, non cancellata.

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