“Quelle persone sono davvero scese in piazza perché io e Clara ci amiamo?”

di Sabrina Falanga –

«Quelle persone sono davvero scese in piazza perché io e Clara ci amiamo Come si fa a prendere in considerazione certi personaggi?».

Una domanda che esprime tutto il disappunto e che si pone chi ancora si dice “basito” da quanto è stato organizzato a Verona, in merito alla difesa della “famiglia tradizionale”.

Non provo rabbia, ma pena

«Come mi sono sentita? Violentata. Violentata nell’anima. Mi chiedo come sia possibile che migliaia di persone abbiano manifestato per protestare contro… i sentimenti. Perché di questo si tratta» è lo sfogo, più triste che arrabbiato, di Valentina; «Quelle persone non mi fanno rabbia: mi fanno pena. Sono scese in piazza pensando di essere “sostenitori dei loro protettori”, ma non si accorgono di essere solamente delle povere vittime di un sistema malato esattamente, vittime esattamente quanto tutti gli altri. So che sto per dire una cosa forte, ma quella gente mi ricorda i soldati che, durante il nazismo, si sentivano forti a difendere l’odio e la violenza diffusi dai loro leader: anni dopo, quando si sono resi conto di essere stati dei burattini nelle mani di chi deteneva il potere, hanno sofferto fino alla morte per quello che avevano sostenuto. Non mi voglio sentire parte di un Paese che difende odio e discriminazione: e poi per cosa, per chi? Quelle persone sono veramente scese in piazza perché io e Clara ci amiamo? O forse perché i miei genitori sono divorziati? Non credo nemmeno sappiano che esistiamo, mi chiedo come sia possibile dar loro fastidio. Non stanno difendendo la famiglia tradizionale: stanno difendendo la voglia di violenza».

Hanno sbagliato il periodo storico

«Innanzitutto non so a cosa possa servire un Congresso delle Famiglie nel 2019, quando ormai le famiglie tradizionale esistono solo sulla carta: la realtà non è quella che piace a loro, tanto meno a nessun altro essere umano, perché la realtà è composta da genitori che dimenticano i bimbi nelle auto per andare a giocare alle macchinette, che vanno con i figli in Croazia nelle spiagge per nudisti a compiere atti osceni… eppure agli occhi della gente sono proprio queste le famiglie perfette, quelle tradizionali che tanto hanno difeso» dice Salvatore, sposato con Alberto, al quale sta insieme da quarant’anni; «Com’è possibile, mi chiedo, che nel 2019 si condanni una coppia gay perché non è una “famiglia tradizionale”, quando esistono famiglie in cui si ammazzano, in cui uccidono figli, genitori… E, ripeto, sono tutte famiglie tradizionali, dovrebbero essere quelle i nostri esempi? Le persone stanno prendendo in considerazione una persona che è passata da avercela con i meridionali, anzi, i “terroni”, per poi andare in Sicilia a chiedere i voti; ora ce l’ha con extracomunitari, gay, da chiunque si “diverso” da lui e lontano dalla sua ragione. Credo abbia sbagliato periodo in cui nascere: non c’è da sottolineare quali sono stati gli anni in cui milioni di gay e lesbiche sono stati uccisi nei campi di concentramento, che tra l’altro non vengono mai ricordati; ma soprattutto: come è possibile che venga preso in considerazione un uomo divorziato e padre single che parla di famiglia tradizionale?».

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