Verona: tanto rumore per nulla

Verona: tanto rumore per nulla

4 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Giorgio Simonelli –

Di tutte le chiacchiere prodotte nei giorni scorsi dal famoso congresso di Verona sulla famiglia non resterà, per fortuna, nulla. Le leggi vigenti in Italia continueranno ad avere vigore. I promotori del convegno continueranno a cantarsi e suonarsi tra di loro i loro slogan senza senso. Papa Francesco, secondo alcuni acuti osservatori, vero bersaglio dell’iniziativa, continuerà a fare il Papa a modo suo. Il ministro Fontana continuerà, come finora ha fatto, a non fare nulla per le famiglie, compresa la sua dove, per sua confessione e fortuna, fanno tutto la moglie e la suocera.

Anche le chiacchiere di contorno, quelle che condannavano i contenuti, i modi e i toni del convegno e quelle che lo giustificavano in nome di una ovvia libertà di pensiero e di espressione hanno girato a vuoto.

C’è stato in tutto quel bailamme una sola discussione che mi è sembrato avesse qualche senso e meritasse qualche attenzione. Si tratta dello scontro, per così dire, dialettico avvenuto nel corso del programma OTTO E MEZZO tra la conduttrice Lilli Gruber e l’ospite onorevole Giorgia Meloni. Alla domanda della conduttrice che chiedeva come mai una paladina della famiglia tradizionale non avesse una famiglia tradizionale ma una figlia nata fuori dal matrimonio, l’onorevole rispondeva seccamente che questo è un fatto privato. Ecco, questa è davvero un’affermazione che vale la pena di discutere, anche perché non è la prima volta che un esponente di quella parte politica propone questa soluzione.

Non so se molti ricordano i tempi eroici del centrodestra guidato dal trio Berlusconi-Fini-Casini e piuttosto apprezzato dalla Chiesa di quel tempo. Un bel giorno nel corso di un dibattito organizzato dall’Università Lateranense, Lucia Annunziata, che coordinava i lavori, chiese all’onorevole Casini come mai i tre leader della maggioranza, cosÏ dediti al sostegno della famiglia tradizionale in pubblico, avessero tutti qualche problema con le loro famiglie tradizionali. Casini rispose che quella non era una domanda intelligente.

Ecco, a distanza di molti anni ci risiamo. Ma è proprio vero che questi sono fatti privati, che non fanno parte del dibattito pubblico? È vero, come sostengono alcuni, che io devo dare il mio sostegno politico a chi fa politiche, cioè leggi, interventi, provvedimenti che rispettano i principi in cui io credo, senza guardare ad altro, a fatti che esulano dalla sfera pubblica? Io non credo. Intanto, personalmente resto sempre molto sorpreso quando questo tipo di ragionamento arriva da ambiti che si proclamano cattolici, visto che proprio il Vangelo insiste molto sul primato dei comportamenti personali rispetto alle dichiarazioni pubbliche (“non chi dice Signore, Signore…) e visto che, sempre nel Vangelo, i farisei, sepolcri imbiancati con un’esteriorità rispettabile che nasconde i peggiori vizi, non fanno proprio una bella figura.

Ma poi c’è anche un aspetto politico che mi pare decisivo. Poiché, dando un voto a un politico che mi deve rappresentare nelle istituzioni gli affido una delega (a meno che non si voglia abolire la delega e costruire una democrazia diretta magari attraverso la rete), vorrei che questa delega fosse al sicuro, in mano a persone che riscuotono la mia totale fiducia. E come posso avere fiducia in una persona che predica bene e razzola male? Per fare un esempio molto neutro, qualcuno sarebbe disposto in un’assemblea di condominio a concedere la propria fiducia a un amministratore che si proclama paladino della raccolta differenziata ma poi ammassa tutti i suoi rifiuti nel giardino comune?

Inoltre, la storia dei principi separati dal comportamento personale poteva avere qualche debole ragione quando i politici erano meri rappresentanti di un partito, della sua linea, dei suoi sacri principi che si potevano affermare anche se un suo esponente non li rispettava appieno. Ma ora, nell’era dei partiti personali, della personalizzazione della politica, della perfetta coincidenza tra una forza politica e l’immagine del suo leader, quei distinguo un po’ ipocriti non stanno pi˘ in piedi. Per cui sarà meglio che i politici che manifestano clamorose contraddizioni tra i principi che proclamano a gran voce e il loro vissuto quotidiano comincino a rispondere a chi gliene chiede conto, senza nascondersi dietro a vecchie formule un po’ infantili.