Slovacchia: Zuzana Čaputová è la prima presidente donna alla guida del Paese

Slovacchia: Zuzana Čaputová è la prima presidente donna alla guida del Paese

4 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Martina Cera –

Una delle minacce più consistenti per il futuro dell’Unione Europea per come la conosciamo, in vista delle elezioni di maggio 2019, è costituita dal gruppo di Visegrad. L’asse tra i quattro Paesi dell’Est, verso i quali anche l’Italia ha guardato con interesse nel corso dell’ultimo anno, è stata siglata nel 1991 a seguito del crollo dell’Unione Sovietica, ma è soprattutto negli ultimi tre anni che è balzata agli onori delle cronache per le posizioni euroscettiche, sovraniste e anti-immigrazione portate avanti dai suoi quattro membri: Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Se è vero che in tempi più recenti è stata soprattutto l’Ungheria di Victor Orbàn a far parlare di sé, sia per la manifesta volontà del suo premier di spostare l’asse delle politiche all’Europarlamento a destra attraverso un’alleanza con altri partiti sovranisti nel continente sia per le proteste che hanno scosso Budapest a Gennaio, anche la Slovacchia è stata, da poco più di un mese, protagonista della cronaca internazionale.

A fine febbraio l’omicidio del giornalista investigativo Jan Kuciack e della sua compagna Martina Kušnírová hanno scosso il Paese. L’omicidio di Kuciack ha molto in comune con quello di Daphne Caruana Galizia: entrambi giornalisti, entrambi cittadini di uno Stato membro dell’Unione Europea, entrambi impegnati in un’inchiesta sui crimini finanziari e sui legami politico-mafiosi dei partiti al governo in Slovenia e a Malta. Questi assassinii non hanno solo messo drammaticamente in luce la condizione della libertà di stampa alla periferia dell’Unione Europea, ma hanno anche scatenato un’ondata di proteste senza precedenti, che in Slovenia hanno portato ad una vera e propria crisi istituzionale.

Il premier Robert Fico, al potere da quasi dodici anni con il partito populista Smer, si è trovato incapace di reagire allo scandalo corruzione ed è stato costretto a dimettersi, mentre la piazza chiedeva a gran voce un’indagine internazionale per l’omicidio Kuciack, non riponendo nessuna fiducia nelle forze di sicurezza locali.

Tra i protagonisti delle manifestazioni a Bratislava è spiccato il nome di Zuzana Čaputová, avvocata di 45 anni. La sua candidatura alle presidenziali con il partito Slovacchia Progressista è diventata il simbolo di quanto in realtà l’est Europa non sia un blocco monolitico legato indissolubilmente alle politiche di Visegrad. Con una campagna all’insegna della lotta alla corruzione e a favore delle tematiche ambientali e dei diritti LGBTQ+ Čaputová è riuscita a guadagnare il 52% dei consensi, diventando la prima presidente donna alla guida della Slovacchia. Anche l’avversario, il vicepresidente della Commissione europea Marcos Šefčovič, candidato del partito al potere Smer sconfitto con il 42% dei voti, ha voluto ribadire l’importanza di queste elezioni nel suo discorso dopo la sconfitta, definite da numerosi analisti internazionali come una vera e propria inversione di tendenza.

Nonostante il ruolo del Presidente della Repubblica sia, nel sistema parlamentare slovacco, molto limitato, il messaggio che la Slovacchia ha mandato agli altri Paesi dell’Unione, anche in vista delle elezioni di giugno, è molto chiaro: una seria opposizione alle destre e al populismo può abbattere il muro di Visegrad e avvicinare, ancora una volta, l’Est al centro Europa.