Caso Cucchi: quando la realtà supera la fiction

Caso Cucchi: quando la realtà supera la fiction

11 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Giorgio Simonelli –

La deposizione-confessione del brigadiere Tedesco nel corso del processo per la morte di Stefano Cucchi ha dato una svolta decisiva a un caso che dieci anni di bugie, depistaggi, omertà, minacce avevano cercato di insabbiare. Vederla e ascoltarla in un telegiornale fa davvero impressione.

Benché non del tutto inattesa nella sostanza, colpisce per la precisione, la meticolosità dei particolari, l’inconfutabilità dei dati, al punto da sembrare una scena uscita da una fiction, scritta dagli sceneggiatori di PERRY MASON o di qualche altro legal americano. Adesso speriamo che non ci sia qualcuno che torni a parlare di processo mediatico, perché appunto sembra una fiction mentre purtroppo Ë tutto vero e tutto si svolge in un’aula di tribunale.

Ma in questa rubrica non ci occupiamo di delitti e dei loro sviluppi giudiziari nei tribunali ma della loro presenza nei media, della loro rappresentazione. e, da questo punto di vista, ci sono alcune cose che mi lasciano piuttosto perplesso in questi giorni immediatamente successivi alla svolta decisiva del processo, alcune stranezze, dei conti che non tornano. Ci sono alcuni politici che hanno occupato alte cariche istituzionali che dovrebbero spiegarci da dove traevano le informazioni in base alle quali rilasciavano dichiarazioni piene di certezze che ora rivelano tutta la loro falsità.

Come faceva un certo ministro della difesa a sapere che i carabinieri erano innocenti? Aveva consultato un oroscopo? Come poteva essere certo un parlamentare, noto per le sue battaglie in difesa della famiglia tradizionale, che Cucchi era morto per colpa dei suoi amici drogati? E se, alla fine della storia, gli “amici drogati” di Stefano gli intentassero una causa per calunnia, non sarebbe male. Poi c’è quell’altro, ora ministro dell’interno, che ha sempre ripetuto che lui sta dalle parte delle forze dell’ordine. Sempre? Di tutte? Anche di quelle che commettono crimini?

Ma smascherare le stupidaggini (è un eufemismo) dei politici è troppo facile. È il mondo dell’informazione, della stampa, della tv che dovrebbe rendere conto del suo comportamento, delle sue scelte. È troppo facile leggere la triste, tragica vicenda come una battaglia tra la politica, le istituzioni marce, da una parte, e l’informazione libera e coraggiosa, dall’altra. No! C’è stata – e anche in questi giorni c’è – informazione e informazione, tv e tv. Ci sono stati reti, programmi, conduttori, giornalisti che non hanno mai creduto alle versioni ufficiali, che hanno seguito le battaglie della famiglia Cucchi per scoprire la verità, per mettere in dubbio le incongruenze.

Vogliamo fare dei nomi? Rai 3, La 7, Santoro, Floris, Fazio. Sì! Fabio Fazio, sempre accusato di remissività, di compiacenza nei confronti del potere, ospitava nei suoi programmi Ilaria Cucchi e le sue ragioni, quando ben pochi la ritenevano attendibile. E ci sono stati programmi sedicenti di approfondimento che non si sono mai posti il problema, che non hanno neppure sfiorato il caso, tutti presi dalle loro preoccupazioni per i furti degli zingari o per l’invasione degli immigrati. Ancora questa settimana non tutte le testate hanno scelto la stessa linea.

C’è stato chi come il TG 7 e il suo ottimo direttore Mentana hanno aperto il loro giornale con le notizie sulla clamorosa svolta del processo, dando al fatto il rilievo dovuto, sottolineato dalla presenza in studio di Ilaria Cucchi e dalle immagini e dall’audio della testimonianza di Tedesco. E c’è stato chi ha messo la notizia più defilata, in quarta o quinta posizione, definendola una notizia di cronaca, trattando il caso come un processo come tanti e non uno degli abissi in cui è sprofondato lo stato di diritto.

Lo ha fatto per ignavia, per opportunismo politico, per mancanza di quel senso di responsabilità civile che dovrebbe guidare il lavoro del giornalismo. Cerchiamo di non dimenticare questa differenze, di non fare di ogni erba un fascio, di non lasciare che, col passare del tempo, tutto scolorisca e si confonda e le poche scelte rigorose e coraggiose nascondano e cancellino le molte dettate dall’indifferenza, dal cinismo e dalla volgare fiducia nella scarsa memoria dei cittadini di “quel dolce paese, dove chi sbaglia non paga le spese, dove chi grida più forte ha ragione, tanto c’è il sole e c’è il mare blu”. La definizione non è mia, è del grande Sergio Endrigo.