Flatlandia di Edwin Abbott

Flatlandia di Edwin Abbott

11 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Fabiana Bianchi –

Come sarebbe vivere in un mondo… piatto? Non solo su una terra piatta, magari senza Australia, ma in un vero e proprio universo a sole due dimensioni. Lo racconta il Quadrato protagonista di “Flatlandia: racconto fantastico a più dimensioni”. Rispettabile poligono a quattro lati (rigorosamente uguali, poiché un’irregolarità sarebbe una macchia indelebile sull’onore della sua famiglia), il Quadrato si muove nel suo rassicurante mondo bidimensionale.

È popolato da Isosceli, ossia la classe sociale più bassa, costituita dai lavoratori e dai soldati, caratterizzati da un lato più corto e dall’acuminatissima punta (tanto più acuminata, per la precisione, quanto l’Isoscele è rozzo e ignorante); da Equilateri, ossia dalla piccola borghesia; da distinti professionisti Quadrati, proprio come lui, di mestiere avvocato o di analoga importanza; da Pentagoni, che sono spesso medici o ricoprono altri incarichi di responsabilità; da Esagoni come i suoi nipoti, giovani promesse della matematica destinati a distinguersi tra gli intellettuali. Il numero di lati, insomma, e l’ampiezza degli angoli, sono direttamente proporzionali al prestigio sociale di chi li vanta.

Tanto che al vertice della società ci sono i Circoli, ossia la casta sacerdotale, costituita da poligoni con moltissimi lati (di solito, in segno di riverenza, ne vengono riconosciuti 10mila). La mobilità sociale è cosa complessa a Flatlandia: se, da una parte, con il progredire delle generazioni ogni famiglia può avere una discendenza con più lati e dunque di rango sempre più elevato, dall’altra un complesso sistema tiene sotto controllo la popolazione di Isosceli. Che, peraltro, nel momento in cui si evolvono intellettualmente, perdono sempre più la loro punta, diventando pertanto meno pericolosi. Una categoria particolare è costituita dalle donne. Le donne, a Flatlandia, sono infatti semplici linee. Da una parte hanno occhi e bocca, dall’altra un’unica, estremamente pericolosa, punta. Proprio per questa loro pericolosità, sono tenute tendenzialmente segregate nelle case e nell’ignoranza, costrette a muoversi sinuosamente affinché gli uomini possano vederle bene ed essere consapevoli dei rischi.

La parte forse più curiosa dell’opera è però la seconda, in cui il Quadrato viene portato a conoscere gli altri universi. Si imbatte dapprima in un mondo a una sola dimensione, in cui tutto si svolge lungo una retta. I suoi abitanti possono vedere solamente ai loro lati, ma non si sentono particolarmente limitati, essendo la sola realtà che conoscono. In seguito, grazie a una sfera, il Quadrato potrà visitare l’universo tridimensionale, scoprendo così i corpi solidi. In un mondo adimensionale, infine, scopre la monotona ma felice esistenza inconsapevole di un punto, che costituisce da solo il suo intero universo.

È facile capire come Flatlandia, a differenza del mondo che descrive, offra diversi livelli di lettura. Scritto nel 1884, il racconto è considerato una critica della società vittoriana, così rigidamente classista. Ma incontra grande interesse anche da parte degli studiosi di matematica e fisica, che spesso lo giudicano un modo divertente per affrontare il tema delle varie dimensioni. Ancora, è stato interpretato come una critica del riduzionismo positivista e delle correnti materialiste. In Flatlandia, ognuno è convinto che il suo mondo sia l’unico possibile, ignorando cosa possa esserci più in là. La stessa saggia sfera, all’ipotesi sollevata dal Quadrato che esistano universi con più di tre dimensioni, inizialmente inorridisce. Con un approccio incredibilmente moderno, Abbott critica la miopia di chi pretende di conoscere l’esistente con la sua sola esperienza, rifiutando di credere a tutto ciò che non vede personalmente. Una riflessione sempreverde che, quasi 150 anni dopo, rende ancora godibile e attuale la lettura di questo racconto.