FuoriSalone 2019: un dialogo fra vecchio e nuovo

di Federica Pirola

L’aria è frizzante in questi giorni a Milano. Per la città ci sono più turisti stranieri del solito, caratterizzati da vestiti di particolare (o discutibile) gusto. Non ci sono dubbi: è iniziato il FuoriSalone 2019. La tanto attesa Design Week coinvolge la città meneghina per una settimana, dall’8 al 14 Aprile, regalandole una serie di eventi aperti al pubblico. Il design dunque esce dai suoi spazi comuni e diventa accessibile a tutti, spesso interagendo con edifici storici della città.

Ma passiamo ai fatti: ora vi illustrerò che cosa, nel mondo del mobile, ha catturato la mia attenzione…

La mia prima tappa è stata Artemest, start up italiana di artigianato, che in collaborazione con TED Milano, ha presentato Living Objects, e ha arredato una meravigliosa villa anni ‘30 . Ciò che mi ha colpito di più è stato il fatto che ci fossero dei performer che danzavano nelle sale del palazzo, dando così vita agli oggetti. Teatro e design uniti in una cornice di luce e colori.
Scendendo poi nel piano di sotto, ho scovato una sala giochi di grande impatto: un piccolo museo del divertimento.

Dopo questo incontro con il mondo dell’arte, ho preso il tram per Brera, la punta di diamante del FuoriSalone.

Infatti, mentre passeggiavo per quelle vie, ero catturata da una moltitudine di posti che conservavano pezzi di design o laboratori da scoprire. Per esempio, ECAL Lausanne ha esposto una serie di strumenti “musicali” che potevano essere suonati da tutti, schiacciando un pulsante. Così, ero circondata dal suono di una batteria, di un mazzo di chiavi, di campanelli e tanto altro. Di certo, il design week coinvolge tutti i sensi.

Con la musica ancora nelle orecchie, sono poi entrata in un paio di negozi,  tanto per il gusto di guardare che cosa custodivano. La magia del FuoriSalone è anche la spensieratezza di dover solo osservare per rimanere stupiti.

Dopo il labirinto di lampadari, mobili di artigianato e stoviglie di ogni tipo, sono giunta a quella che è stata la mia tappa preferita: Palazzo Cusani. Nel noto palazzo, Mark Ange ha presentato la mostra  “An extraordinary world ” dove si può godere di un’ esperienza multiforme nel mondo utopico dell’artista, fatto di scenari simili ai sogni infantili. All’ingresso infatti, c’è un immaginario bar, interamente coperto di foglie, e un’opera monumentale creata dall’artista.

È però all’interno dell’edificio che avviene il vero dialogo fra nuovo e antico. Appena entrata, vedo un letto circondato da enormi piante bianche, come sospese, in una sala dal gusto tutto settecentesco. Questi alberi si ripresentano nella stanza seguente, che si trasforma in una piccola foresta utopica che non può che affascinare chi la osserva. Tutte le altre sale sono così collegate dallo stile di Ange e ospitano poltrone dalle lunghe braccia, “tavoli astrali” e un tributo a Bansky.

Il percorso (ahimè) si conclude con un’ultima stanza, che accoglie una statua dalle forme classiche, ma interamente composta da materiale di scarto: vecchie tastiere di computer, telecomandi, grucce e coperchi. Una Venere di Milo moderna, potremmo dire, che contrasta ancora di più con il luogo dorato nel quale è inserita. Forse è metafora di quanto l’uomo stia inquinando la bellezza che ha attorno?

Insomma, mi ha stupito molto questo percorso, perchè proponeva un incontro di mondi opposti, ma anche complementari.

Incantata dalle meraviglie che custodiva il palazzo, ho continuato per via Brera fino alla Basilica di San Marco. Il panorama era costituito da sdraio, piscine e fiori artificiali, mentre sullo sfondo si stagliava la facciata della chiesa. Ancora una volta il nuovo si sovrapponeva al vecchio.

Proprio li vicino, c’era anche un evento vintage  per il quale erano esposti dei manichini leggeri di un particolare materiale ( a me sconosciuto).

Cominciavo a sentirmi un po’ stanca, ma volevo stupirmi ancora! Così, mi sono diretta verso la Mediateca Santa Teresa per visitare “A Life Extraordinary” organizzata da Mooi. Tinte color pastello invadevano lo spazio e comode poltrone invitavano a sedersi come se si fosse a casa propria.

C’erano anche delle lampade a forma di faccia che illuminavano l’ambiente e i tappeti ricordavano delle suffici nuvole al tramonto. In un’altra sala, si potevano ammirare dei rivestimenti murali con diverse fantasie: a tinta unita oppure con animali in una giungla.
Nel piano inferiore dell’edificio era stato allestito anche “Mooi Tokyo Blue”: un tuffo nel blu, tra poltrone e tappeti di jeans, il tutto accompagnato da una dolce musichetta.

A quel punto io ero un po’ interdetta dalla ventata di arte che la Design Week mi aveva dato e da come il nuovo potesse integrarsi benissimo con il l’antico e instaurare un dialogo.
Il mondo di Brera è da sempre affascinante, ma con questo evento ancora di più. Altrettanto suggestivi saranno anche la zona Tortona, Porta Venezia o alla Triennale.
Consapevole di avere ancora tanto da guardare, ho ripreso il mio tram, pensando a cosa potrò vedere nei prossimi giorni .



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