La nuova vita di Gianluca: “Sport e famiglia sono la mia forza”

La nuova vita di Gianluca: “Sport e famiglia sono la mia forza”

11 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Spesso nella vita siamo costretti a ricominciare da capo. Presto o tardi veniamo colpiti forte, tanto che dobbiamo imparare di nuovo a vivere la quotidianità. Quarantasette anni da compiere, Gianluca Palazzi è un esempio di resilienza. A 44 anni il suo mondo, come quello della sua famiglia, si è stravolto, ma ha trovato presto la sua nuova strada: lo sport. «Tutto è iniziato perchè tre anni fa sono rimasto in carrozzina, per un intervento sbagliato alla colonna vertebrale. La mia vita è cambiata all’improvviso. Sono stato ricoverato per parecchi mesi in un centro di riabilitazione e quando sono uscito il mio quotidiano era pensare a quello che avevo perso, cioè le gambe. Un pensiero fisso che mi tormentava in ogni momento» ci racconta. Il primo intervento l’ha subito nel 2012, seguito da altri, ma intanto è peggiorato, rimanendo in carrozzina dal maggio 2016. Aveva una vita normalissima, lavorava nella Direzione Sanità e Igiene del Vaticano. Ora da due anni è in pensione e si è dedicato molto allo sport perchè, per lui, è fondamentale, poiché ti rende attivo, ti dona qualcosa in più rispetto a ciò che ti è stato tolto.

«Il mio sport principale è il basket in carrozzina con il “Santa Lucia”, nato per aiutare proprio le persone che si trovano davanti alla disabilità all’improvviso. C’è la squadra in Serie A, una delle prime in Italia, che ha vinto tutto tra scudetti, Coppa Italia, Coppa Campioni. Poi c’è anche quella di Serie B in cui i ragazzi iniziano e man mano che crescono si ritrovano in A». Da gennaio, inoltre, è il primo atleta paralimpico della neonata Athletica Vaticana, la prima associazione sportiva del Vaticano, in cui si trasmette non solo il messaggio di Fede, ma anche quello dell’integrazione. Con questa pratica atletica: lancio del peso, giavellotto e disco. L’altra passione è il Padel. Atleta del Cannottieri Aniene è tra i primi in Italia a praticarlo in carrozzina. Una passione per la racchetta che già aveva Gianluca, poiché prima di stare male praticava tennis. «Ho conosciuto il basket in carrozzina e lì ho incominciato a vedere qualcosa di diverso. Prima di tutto mi sono approcciato con uno sport di squadra, quindi è qualcosa che fai insieme agli altri con disabilità diverse l’uno dall’altro o anche normodotati. A quel punto lo sport mi ha aiutato perchè non pensavo più a quello che avevo perso, ma soprattutto a quello che avevo e potevo sviluppare sempre meglio con lo sport».

La “Santa Lucia” è nata per dare la possibilità di rimettersi in gioco nello sport e nella vita. «Ci sforziamo quotidianamente di cercare persone per aiutarle. Oltre al lato agonistico con il campionato, il nostro obiettivo è mandare un messaggio diverso. Spesso andiamo negli ospedali e nelle scuole a dare delle dimostrazioni delle nostre esperienze, per sensibilizzare questo discorso – continua Gianluca – Il mio inizio nel basket è stato proprio perchè uno dei pilastri del “Santa Lucia”, con il presidente e il capitano, mi hanno chiamato chiedendomi di provare. Mi sono messo in gioco. Ho iniziato l’attività con loro, a confrontarmi con i compagni di squadra e lì non sono cresciuto solo sportivamente, ma anche nella mia forza d’animo e disabilità».

Gli inizi però posso essere sempre traumatici: «L’impatto iniziale è quello per cui ti senti una persona, non dico finita, ma quasi un peso per la famiglia e la vita quotidiana. Finchè sono stato ricoverato, tutto poteva andare bene perchè era tutto a dimensione di carrozzina. Una volta arrivato a casa, non è stato più così. Ti confronti con la vita quotidiana. Abito a Roma, non potevo uscire di casa perchè la mia via non aveva i marciapiedi adeguati, quindi dovevo stare per forza sulla strada, dove c’era anche una salita – racconta – Lì c’è stata una grande difficoltà, per cui sono stato un po’ in depressione. Un po’ lo sport, ma soprattutto la famiglia, la mia compagna meravigliosa e mia figlia di 15 anni, con genitori e fratelli, mi hanno aiutato un po’ a superare questa difficoltà iniziale. Quotidianamente però non è facile vivere la propria disabilità nel mondo di oggi. Nulla ti aiuta».

Determinazione e volontà di stare bene riprendendosi la propria vita hanno contribuito a migliorare la situazione: «Una situazione improvvisa così non è facile accettarla subito, per te e per le persone che ti stanno accanto. Queste ultime ti danno la forza di andare avanti, ma sicuramente anche loro psicologicamente sono provate – conclude -Pensano che puoi avere difficoltà anche nel dover affrontare la vita quotidiana. Ma nella vita e nello sport, l’unione fa la forza. Sicuramente insieme in questo siamo cresciuti. Non è stato facile, non è stata accettata subito, ma piano piano, grazie alla famiglia e allo sport abbiamo imparato a conviverci e a viverla nel quotidiano».