L’attività fisica

L’attività fisica

11 Aprile 2019 0 Di il Cosmo

di Fabiana Bianchi –

Muoversi, si sa, fa bene al fisico e all’umore. C’è però da dire che, malgrado questa consapevolezza, non è sempre facile convincersi a ritagliare del tempo libero per l’attività fisica, sottraendolo magari a una riposante pennichella sul divano. Occorre quindi puntare sull’organizzazione anche per potere includere questo importante aspetto nella vita quotidiana.

Innanzitutto, come tutto il resto, l’attività fisica non deve diventare un’ossessione e di conseguenza fonte di frustrazioni. A meno che si sia atleti professionisti o comunque di livello molto alto (che dunque non avranno certo bisogno di consigli su come trovare del tempo da dedicare allo sport), è inutile porsi obiettivi stellari, come avere in due mesi il fisico di Kayla Itsines o gareggiare nelle prossime Olimpiadi. È invece opportuno “camminare” per gradi, seguendo le indicazioni di un professionista, che sappia illustrarci come e a che ritmi procedere.

Quello che invece possiamo fare noi è incoraggiare noi stessi e organizzarci i tempi da dedicare all’attività fisica. Qualcuno trova molto utili meme e contenuti motivazionali, sul genere «no pain no gain». Per chi scrive, semplicemente non funzionano. Non sono una motivazione sufficiente. Qualcuno dedica addirittura intere bacheche di Pinterest a corpi statuari a cui aspirare. Questo, sempre per parere personale, può essere addirittura controproducente. Ognuno di noi, infatti (e potremmo dire fortunatamente, perché diversità è ricchezza), ha un fisico diverso, ciascuno con le sue particolarità. È lecito quindi, mettendo sempre la salute in primo piano, volere perdere qualche chilogrammo o mettere su un po’ di muscoli, ma è inutile cercare di “copiare” qualcosa a cui potremmo non arrivare mai, semplicemente perché possediamo un corpo di tipo diverso.

Cosa possiamo fare, allora? Una tecnica motivazionale molto semplice consiste nell’appuntarsi le sensazioni positive che si provano dopo l’attività fisica. La stanchezza “sana”, la sensazione di appagamento dovuta al rilascio di endorfine, il sonno che arriva più in fretta e si rivela più profondo e riposante sono solo alcuni esempi. Nel momento in cui non troviamo proprio la voglia di alzarci dal divano e uscire per praticarla, rileggere il tutto può aiutarci a immedesimarsi in quelle sensazioni e avvertire il desiderio di provarle di nuovo.

Inoltre, possiamo usare la fidata agenda (o bullet journal) per segnare la frequenza e i progressi dell’attività fisica. Nei bullet journal, le si può dedicare un tracker, in cui segnare ogni giorno la durata e il tipo di attività. Su qualsiasi agenda, invece, possiamo prendere piccoli appunti veloci sui progressi. Qualche esempio banale: «Oggi traguardo 50 piegamenti»; «Oggi servizio fenomenale» o, per gli artisti marziali, «Oggi soddisfatto del kata». Anche segnare i punti ancora critici può essere utile: «C’è da lavorare ancora sul rovescio» oppure «Difficoltà nella tecnica mawashi geri».

Un trucchetto utile per stimolare il cervello ad associare l’attività fisica al benessere e alla soddisfazione è quello di concludere, quando possibile, gli allenamenti con un esercizio che ci piace molto o ci riesce particolarmente bene.

Infine, l’organizzazione vera e propria. Per chi ha tempi più strutturati, per esempio allenamenti fissi in determinati giorni della settimana, è più semplice rispettarli. Il segreto è imporsi di non saltarli se non per motivi seri, come malessere o esigenze lavorative. L’autoindulgenza, purtroppo, è la via lastricata per l’inferno: se si inizia a saltare un allenamento per semplice mancanza di voglia, è la fine. Seguiranno sicuramente altre scuse. Un sistema utile per distinguere tra l’effettiva stanchezza e la pigrizia consiste nell’imporsi di vestirsi comunque per l’allenamento. Se anche con i vestiti indosso non troviamo proprio la forza, allora possiamo valutare di concederci un po’ di riposo.

Se invece si svolge attività fisica autonoma come corsa o palestra, è opportuno fissarsi da soli giorni e orari in anticipo (sempre adeguandosi ai consigli dei professionisti sulla frequenza) e non aspettare “il momento libero” adatto, che tanto non arriverà mai.